Romano Mairano

Romano Mairano era un mercante veneziano del XII secolo che fece fortuna con il commercio d’oltremare. Sembra che all’inizio della carriera Romano non disponesse di grandi risorse, giacché si valeva della forma di contratto chiamata colleganza per portare avanti i suoi affari.

Enrico di Fiandra

Parte seconda
Il passaggio da reggente a imperatore non modificò la vita di Enrico che poco dopo l’incoronazione dovette partire chiamato in soccorso di Adrianopoli. Giovanni Kalojan era sceso nuovamente in Romania seminando lungo la strada massacri e devastazioni; arrivato al Didimot lo aveva preso e abbattuto. I suoi uomini compivano razzie nelle terre circostanti catturando gli abitanti e facendo bottino di bestiame e ogni genere di beni.

La conquista di Costantinopoli

Settima parte
Nel biasimare Murzuflo, divenuto imperatore con il nome di Alessio V, si trovarono d’accordo  cronisti bizantini e francesi, anche se per ragioni molto diverse. Niceta Coniate condanna nel nuovo imperatore l’incapacità di agire, l’avidità e la presunzione di  ritenersi in grado di  padroneggiare ogni situazione, persino quella assai minacciosa creata dall’esercito crociato stanziato a Galata -sottovalutare i latini  sarebbe costato a Murzuflo la corona e la vita-. Alessio V aveva tolto a Niceta la carica di gran logoteta1 per affidarla a Filocalio, suo suocero, uomo non all’altezza di una tale responsabilità, secondo il cronista, ma fedelissimo all’imperatore; è probabile che il risentimento abbia avuto la sua parte nel giudizio di Niceta che, tuttavia, non può dirsi privo di obiettività.

Enrico di Fiandra

Parte prima
Enrico di Fiandra, figlio secondogenito di Baldovino V di Hainaut, poi Baldovino VIII conte delle Fiandre e di Margherita, sorella di Filippo di Alsazia conte delle Fiandre, nacque a Valenncienne intorno al 1174

La conquista di Costantinopoli

Sesta parte
La notte del 17 luglio 1203 fu di grande fermento nella corte di Costantinopoli: ormai senza il basileus e con l’esercito crociato alle porte, urgeva trovare una via d’uscita che impedisse il disastro. Reinsediare  Isacco II sul trono apparve la soluzione migliore: avrebbe rimosso la causa dell’assedio e al tempo stesso impedito al principe Alessio, così legato all’Occidente, di diventare imperatore.

La conquista di Costantinopoli

Quinta parte
Nell’abbazia di Santo Stefano i condottieri crociati tennero assemblea. Il doge propose di gettare le ancore nelle isole vicine, ricche di grano e di ogni bene, evitando così di sbarcare sulla terra ferma dove, per procurare i viveri che scarseggiavano, l’esercito si sarebbe dovuto sparpagliare nel vasto territorio riportando inevitabili perdite che una truppa tanto esigua, con un compito tanto grande, non poteva permettersi.

Bonifacio I di Monferrato

Parte terza
In vista della partenza per la crociata, al rientro dal viaggio a Roma, Bonifacio si occupò dei molti affari pendenti con i comuni. Riconobbe, come già accennato, il lodo del Comune di Milano che chiudeva il conflitto con Vercelli e vendette a Vercelli stessa il borgo e il castello di Trino, nonché il bosco di Lucedio per 7000 lire pavesi e per 3000 lire anche il borgo e il castello di Pontestura, riservando per sé e per i propri familiari il diritto di riscatto entro cinque anni.

La conquista di Costantinopoli

Quarta parte
La flotta scese l’Adriatico lungo la costa Dalmata. Davanti agli occhi meravigliati e soggiogati delle popolazioni rivierasche, passavano e passavano galee, navi tonde, dromoni, uscieri, di uno sfarzo e di una bellezza mai visti fino allora e la sfilata sembrava non avere fine, la potenza di Venezia si dispiegava e copriva il mare. A Pola le navi fecero una sosta e probabilmente toccarono anche altri porti, perché soltanto la vigilia di San Martino, quaranta giorni dopo la partenza, l’armata si presentò davanti alle mura di Zara.