Enrico Dandolo

Il 1 giugno 1192 veniva nominato doge di Venezia Enrico Dandolo. Succedeva al defunto Orio Mastropiero che nel 1187 era riuscito a strappare a Isacco II Angelo, basileus di Bisanzio, tre crisobolle  mediante le quali Venezia riacquistava tutti i privilegi di cui era stata privata da Manuele I Comneno, in seguito alla distruzione del quartiere genovese di Costantinopoli compiuta dai veneziani nel 1170.

La conquista di Costantinopoli

Settima parte
Nel biasimare Murzuflo, divenuto imperatore con il nome di Alessio V, si trovarono d’accordo  cronisti bizantini e francesi, anche se per ragioni molto diverse. Niceta Coniate condanna nel nuovo imperatore l’incapacità di agire, l’avidità e la presunzione di  ritenersi in grado di  padroneggiare ogni situazione, persino quella assai minacciosa creata dall’esercito crociato stanziato a Galata -sottovalutare i latini  sarebbe costato a Murzuflo la corona e la vita-. Alessio V aveva tolto a Niceta la carica di gran logoteta1 per affidarla a Filocalio, suo suocero, uomo non all’altezza di una tale responsabilità, secondo il cronista, ma fedelissimo all’imperatore; è probabile che il risentimento abbia avuto la sua parte nel giudizio di Niceta che, tuttavia, non può dirsi privo di obiettività.

La conquista di Costantinopoli

Quinta parte
Nell’abbazia di Santo Stefano i condottieri crociati tennero assemblea. Il doge propose di gettare le ancore nelle isole vicine, ricche di grano e di ogni bene, evitando così di sbarcare sulla terra ferma dove, per procurare i viveri che scarseggiavano, l’esercito si sarebbe dovuto sparpagliare nel vasto territorio riportando inevitabili perdite che una truppa tanto esigua, con un compito tanto grande, non poteva permettersi.

La conquista di Costantinopoli

Quarta parte
La flotta scese l’Adriatico lungo la costa Dalmata. Davanti agli occhi meravigliati e soggiogati delle popolazioni rivierasche, passavano e passavano galee, navi tonde, dromoni, uscieri, di uno sfarzo e di una bellezza mai visti fino allora e la sfilata sembrava non avere fine, la potenza di Venezia si dispiegava e copriva il mare. A Pola le navi fecero una sosta e probabilmente toccarono anche altri porti, perché soltanto la vigilia di San Martino, quaranta giorni dopo la partenza, l’armata si presentò davanti alle mura di Zara.

Goffredo di Villehardouin

Goffredo di Villehardouin nacque nel castello di Villehardouin situato a sette leghe da Troyes nella Champagne, intorno al 1150. Di famiglia nobile divenne nel 1185 maresciallo di Champagne e si occupò principalmente di questioni amministrative e politiche. Nel 1199  prese la croce seguendo l’esempio del suo signore Tibaldo III conte di Champagne e di Brie che era stato nominato capo della quarta crociata appena bandita da Innocenzo III.