La conquista di Costantinopoli

Settima parte
Nel biasimare Murzuflo, divenuto imperatore con il nome di Alessio V, si trovarono d’accordo  cronisti bizantini e francesi, anche se per ragioni molto diverse. Niceta Coniate condanna nel nuovo imperatore l’incapacità di agire, l’avidità e la presunzione di  ritenersi in grado di  padroneggiare ogni situazione, persino quella assai minacciosa creata dall’esercito crociato stanziato a Galata -sottovalutare i latini  sarebbe costato a Murzuflo la corona e la vita-. Alessio V aveva tolto a Niceta la carica di gran logoteta1 per affidarla a Filocalio, suo suocero, uomo non all’altezza di una tale responsabilità, secondo il cronista, ma fedelissimo all’imperatore; è probabile che il risentimento abbia avuto la sua parte nel giudizio di Niceta che, tuttavia, non può dirsi privo di obiettività.

Bonifacio I di Monferrato

Parte quarta
Il presidio lasciato da Baldovino ad Adrianopoli agli ordini di Eustachio di Salubric non era in grado di respingere le forze del marchese e la città sarebbe stata sicuramente conquistata se Bonifacio fosse andato all’assalto e in gioco non c’era soltanto il possesso di Adrianopoli ma la pace tra crociati. Eustachio si affrettò a inviare due messi a Costantinopoli con l’ordine di cavalcare giorno e notte. L’arrivo della notizia destò viva preoccupazione nel doge e negli altri baroni rimasti a  guardia della città: una guerra tra il marchese e Baldovino sarebbe stata la fine dell’impero non ancora del tutto conquistato.

Bonifacio I di Monferrato

Parte terza
In vista della partenza per la crociata, al rientro dal viaggio a Roma, Bonifacio si occupò dei molti affari pendenti con i comuni. Riconobbe, come già accennato, il lodo del Comune di Milano che chiudeva il conflitto con Vercelli e vendette a Vercelli stessa il borgo e il castello di Trino, nonché il bosco di Lucedio per 7000 lire pavesi e per 3000 lire anche il borgo e il castello di Pontestura, riservando per sé e per i propri familiari il diritto di riscatto entro cinque anni.

Bonifacio I di Monferrato

seconda parte
Nel 1186, a Monza, Enrico VI aveva sposato Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggiero II, zia ed erede di Guglielmo II il Buono re di Sicilia e di Puglia. Alla morte di Guglielmo, avvenuta nel 1189, una parte dei nobili normanni, appoggiata dai prelati siciliani e dai mercanti di Palermo e di Messina, negando i diritti di Costanza che per via del suo matrimonio avrebbe consegnato il regno siculo a un rappresentante della casa dei Hohenstaufen, aveva proposto come successore al trono Tancredi conte di Lecce, cugino del defunto re.