La conquista di Costantinopoli

Ottava parte
Costantinopoli si era consegnata invocando la clemenza del vincitore; i tre giorni da incubo che l’avrebbero sconvolta e semidistrutta cominciarono la mattina del martedì 13 aprile. Mentre il fuoco appiccato dagli uomini del marchese divorava case e palazzi, gli splendidi tesori d’arte tuttora intatti venivano brutalmente spezzati per fare bottino.

La conquista di Costantinopoli

Settima parte
Nel biasimare Murzuflo, divenuto imperatore con il nome di Alessio V, si trovarono d’accordo  cronisti bizantini e francesi, anche se per ragioni molto diverse. Niceta Coniate condanna nel nuovo imperatore l’incapacità di agire, l’avidità e la presunzione di  ritenersi in grado di  padroneggiare ogni situazione, persino quella assai minacciosa creata dall’esercito crociato stanziato a Galata -sottovalutare i latini  sarebbe costato a Murzuflo la corona e la vita-. Alessio V aveva tolto a Niceta la carica di gran logoteta1 per affidarla a Filocalio, suo suocero, uomo non all’altezza di una tale responsabilità, secondo il cronista, ma fedelissimo all’imperatore; è probabile che il risentimento abbia avuto la sua parte nel giudizio di Niceta che, tuttavia, non può dirsi privo di obiettività.

La conquista di Costantinopoli

Sesta parte
La notte del 17 luglio 1203 fu di grande fermento nella corte di Costantinopoli: ormai senza il basileus e con l’esercito crociato alle porte, urgeva trovare una via d’uscita che impedisse il disastro. Reinsediare  Isacco II sul trono apparve la soluzione migliore: avrebbe rimosso la causa dell’assedio e al tempo stesso impedito al principe Alessio, così legato all’Occidente, di diventare imperatore.

Bonifacio I di Monferrato

Parte quarta
Il presidio lasciato da Baldovino ad Adrianopoli agli ordini di Eustachio di Salubric non era in grado di respingere le forze del marchese e la città sarebbe stata sicuramente conquistata se Bonifacio fosse andato all’assalto e in gioco non c’era soltanto il possesso di Adrianopoli ma la pace tra crociati. Eustachio si affrettò a inviare due messi a Costantinopoli con l’ordine di cavalcare giorno e notte. L’arrivo della notizia destò viva preoccupazione nel doge e negli altri baroni rimasti a  guardia della città: una guerra tra il marchese e Baldovino sarebbe stata la fine dell’impero non ancora del tutto conquistato.

Bonifacio I di Monferrato

Parte terza
In vista della partenza per la crociata, al rientro dal viaggio a Roma, Bonifacio si occupò dei molti affari pendenti con i comuni. Riconobbe, come già accennato, il lodo del Comune di Milano che chiudeva il conflitto con Vercelli e vendette a Vercelli stessa il borgo e il castello di Trino, nonché il bosco di Lucedio per 7000 lire pavesi e per 3000 lire anche il borgo e il castello di Pontestura, riservando per sé e per i propri familiari il diritto di riscatto entro cinque anni.

La conquista di Costantinopoli

Quarta parte
La flotta scese l’Adriatico lungo la costa Dalmata. Davanti agli occhi meravigliati e soggiogati delle popolazioni rivierasche, passavano e passavano galee, navi tonde, dromoni, uscieri, di uno sfarzo e di una bellezza mai visti fino allora e la sfilata sembrava non avere fine, la potenza di Venezia si dispiegava e copriva il mare. A Pola le navi fecero una sosta e probabilmente toccarono anche altri porti, perché soltanto la vigilia di San Martino, quaranta giorni dopo la partenza, l’armata si presentò davanti alle mura di Zara.

Bonifacio I di Monferrato

seconda parte
Nel 1186, a Monza, Enrico VI aveva sposato Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggiero II, zia ed erede di Guglielmo II il Buono re di Sicilia e di Puglia. Alla morte di Guglielmo, avvenuta nel 1189, una parte dei nobili normanni, appoggiata dai prelati siciliani e dai mercanti di Palermo e di Messina, negando i diritti di Costanza che per via del suo matrimonio avrebbe consegnato il regno siculo a un rappresentante della casa dei Hohenstaufen, aveva proposto come successore al trono Tancredi conte di Lecce, cugino del defunto re.

La conquista di Costantinopoli

Terza parte
I veneziani accolsero con entusiasmo i cavalieri e i pellegrini crociati che arrivavano in città, stanchi dal lungo viaggio e misero a loro disposizione l’isola di San Nicola affinché sistemassero le tende. All’inizio di giugno, il flusso ininterrotto di uomini provenienti da oltralpe lasciava bene sperare ma, prima della fine del mese, il flusso cominciò a diminuire e presto si capì che non era arrivata neanche la quarta parte dei crociati attesi.