Due donne e due Manhattan

di Gladis Alicia Pereyra -Anna. Mi chiamo Anna e vorrei prendere qualcosa di forte, ne ho bisogno, un Manhattan mi andrebbe bene-.
Ilaria chiamò il cameriere e ordinò due Manhattan, anche lei aveva bisogno di qualcosa di forte

Una donna caritatevole

di Gladis Alicia Pereyra
Non nevicava da due giorni e il sole splendeva in un cielo levigato. Sui vicoli del paese, la neve in parte si era sciolta e diventata sottili lastre di ghiaccio rendendo pericoloso il transitare.

Edipo, Edipo!

di Gladis Alicia Pereyra
Non appena chiuse la porta d’ingresso, percepì il freddo. Accese la luce e il suo umore peggiorò. Disseminati sui mobili del salotto si vedevano camice, maglioni, magliette, una giacca, un pantalone e persino un jeans appallottolato per terra. Li ignorò e passò in cucina.

Verso Praga

di Gladis Alicia Pereyra
Prima di attraversare il portone verificò di avere il cellulare nella tasca destra della giacca, la carta di credito e i soldi nel taschino interno e le chiavi in quello superiore. L’ultima verifica era superflua perché aveva chiuso a chiave la porta di casa, ma negli ultimi tempi era talmente distratta, talmente persa nei suoi pensieri da sentirsi costretta a controlli accurati, e di solito eccessivi, sul recente operato.

QWERTYUIOP

Anna spalancò le persiane della porta finestra che dava sul piccolo terrazzo e la luce si precipitò nella stanza, vivace e polverosa; si distese sul tappeto e invase la scrivania gettando dispettosi bagliori sull’austero schermo del computer

Una banale lite tra moglie e marito

Si era lanciata verso l’ascensore che non era al piano e, senza esitare, aveva imboccato le scale ed era scesa a capofitto rischiando di sbagliare scalino e rotolare giù, magari uccidendosi da sola e sollevando lui da ogni colpa.

Storia semiseria di un giovane brillante

Era un giovane brillante che faceva di tutto per apparire opaco e questo, a volte, gli creava un’inquietudine che sfociava in malumori improvvisi che scomparivano con la fugacità di un baleno. Era un maestro in mandare indietro stati d’animo che avrebbero potuto fornire qualche indicazione sul suo vero io.

Si chiama Gabriele come l’arcangelo

“Si chiama Gabriele, come l’arcangelo. Gabriele Contini e come l’arcangelo è bello”.  Quelle parole le ronzavano nel cervello come un insetto grasso e fangoso, pungevano ogni pensiero e lo facevano esplodere. La sua testa era un ammasso di pensieri frammentati. Aveva parcheggiato dalle parti di Villa Borghese, evitando il solito garage per paura che stesse lì ad aspettarla, come faceva a volte quando non passavano la notte insieme.