Enrichetta e i topolini (una storia milanese)

di Mamma Oca
Bigio e Gigio erano cugini. Pur avendo gusti diversi, andavano molto d’accordo. Abitavano nello stesso palazzo, ma Bigio aveva trovato sistemazione all’ultimo piano, tra i libri di un professore di filosofia.

Il pallido Enrico

Mamma Oca
Quando passava Enrico, la gente scuoteva la testa: “Com’è pallido, quel bambino”.
Anche la mamma, quando a giorni alterni portava Enrico dal dottore, non faceva che ripetere. “Guardi, dottore, com’è pallido il mio bambino”.

Il nostalgico Piero

di Mamma Oca
Piero era uno scolaro difficile. Quando la maestra lo chiamava alla lavagna, Piero si buttava per terra a pancia in giù e percorreva lo spazio tra i banchi e la lavagna aiutandosi con le braccia e scalciando.

Les mariés de la Tour Eiffel

di Mamma Oca
“Annick, tu voli troppo alto”, mi ripeteva sempre la mamma. E aggiungeva, preoccupata: “Finirai per farti male”.

Il grembiule di Jole

di Mamma Oca
Jole aveva un grembiule a scacchi rossi e blu di cui andava fierissima. Non avrebbe mai voluto toglierlo.

Micol e il suo piatto

di Mamma Oca
“A noi non piace la minestra di zucca”. Il braccio del pastorello non cingeva più teneramente la spalla della pastorella, ma puntava dritto contro Micol.

Fiorentina e il finlandese

Ero l’albero più alto d’una foresta finlandese di cui non si vedeva la fine, e non fu certo per ricavare fiammiferi che mi tagliarono.