L’Almanacco della Scienza del Cnr ricorda il settimo centenario della morte di Dante

di Chiara Ceriola

La domanda è: cosa c’entra Dante Alighieri con la ricerca scientifica, visto che l’Almanacco della Scienza, il web magazine divulgativo del Cnr (www.almanacco.cnr.it), ha deciso di ricordare in anticipazione il settimo centenario della morte del sommo poeta, che cadrà nel 2021? In realtà possiamo parlare di un Dante poeta e scienziato, dati i continui riferimenti presenti nella Divina Commedia alla natura e alla conoscenza del dato di realtà. 

Nel Paradiso, Dante dimostra la sua passione per la cosmologia. Il centro della terra, i cieli, hanno l’obiettivo di rafforzare la visione morale e teologica dell’opera: “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXXIII, 145). Alessandra Slemer e Chiara Casini, astrofisiche dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie (Ifn) del Cnr di Padova spiegano che l’idea dantesca del cosmo rispecchiava le credenze dell’epoca: “In vari passaggi della Divina Commedia Dante ci mette di fronte a nozioni astronomiche, ma tutte sono funzionali alla sua concezione poetica: esaltare la virtù divina come causa e creazione di tutto ciò che esiste. In quest’ottica, anche i cieli e i pianeti sono espressione della creazione, governati da leggi – o meglio ‘intelligenze’ – celesti”. Secondo alcuni scienziati, questa passione porta il poeta a descrivere, in alcuni passi della Commedia, concetti moderni che sono giunti a noi secoli dopo. “Tra Dante e noi c’è stata la rivoluzione copernicana che portò a riconsiderare il modello eliocentrico già ipotizzato da Aristarco da Samo, l’introduzione del telescopio per l’osservazione degli oggetti celesti, le leggi di Keplero sul moto dei corpi celesti attorno al Sole, la scoperta della legge di gravitazione universale, gli enormi  progressi nelle tecniche di osservazione e di calcolo, lo studio degli spettri luminosi, la fisica atomica e l’esplorazione spaziale”.

Oltre al cosmo, Dante mette in risalto luoghi che oggi gli studiosi possono ricostruire attraverso la lettura dell’opera, fiumi importanti come il Po e l’Arno, le Paludi Toscane trasfigurate nella palude Stigia e nella selva dei suicidi. “Se Dante si trovasse oggi a viaggiare lungo la pianura pisana si sorprenderebbe di quanto il litorale sia così diverso rispetto al suo tempo e di quanto l’avanzamento della linea di riva abbia cambiato l’ambiente e allontanato il mare dalla Pisa a lui nota”, spiega Paola Salvati dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr di Perugia. 

Ma anche le scienze sociali trovano nella Commedia riferimenti di grande interesse. Il ricercatore Fabio Marcelli, nell’articolo pubblicato nell’Almanacco della Scienza, mette in risalto il pensiero di Dante sulla giustizia, partendo dal Canto XIV dell’Inferno, verso 6, dove si parla delle pene da infliggere ai dannati o bestemmiatori. La giustizia, però, va di pari passo con il collasso politico e sociale italiano che Dante descrive nel Canto VI del Purgatorio, come spiega Maria Cristina Antonucci, ricercatrice dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Cnr-Irpps). 

Ma Dante ha soprattutto portato nel mondo la lingua italiana. “La Divina Commedia è la prima opera scritta in volgare italiano che dia conto della complessità del mondo e degli esseri umani” ricorda Luca Serianni, linguista e vicepresidente della Società Dante Alighieri nell’intervista concessa all’Almanacco del Cnr. Mentre Paolo Squillacioti, direttore dell’Istituto opera del vocabolario italiano (Ovi) del Cnr di Firenze, ricorda: “La Commedia è considerata un classico universale. Oggi, ad esempio, insieme con altre due corone della letteratura italiana del Medioevo, Petrarca e Boccaccio, è studiata in tutte le università americane ed è sempre più frequente la fruizione in lingua originale”.