Claudio

di Mamma Oca

Quando il babbo rientrò dall’ufficio, la mamma lo accolse sventolando la prima pagina del primo quaderno del primo giorno di scuola di Claudio: “Guarda quanti bei cuoricini ha disegnato Claudio!”.
“Cosa gli è venuto in mente di disegnare cuoricini?”, chiese scontento il babbo.
“Non lo so, chiedilo a lui”, rispose la mamma.
Interpellato, Claudio riferì: “La maestra ha disegnato tanti cuoricini sulla lavagna e poi ci ha detto di rifarli sul quaderno. Chi ne avesse disegnati più di tutti sarebbe stato premiato con un palloncino dalla forma di cuore”. Trionfante, Claudio tirò fuori di tasca un oggetto di gomma e cominciò a soffiarci dentro.
Sollecitato dalla mamma, il babbo prese in mano il quaderno di Claudio, guardò i cuoricini e sentenziò: “Si direbbero fagioli borlotti”.
Claudio ascoltava in silenzio, con la testa china.
“Sei proprio senza cuore”, protestò la mamma: “Guarda come l’hai mortificato”.
Da quel momento Claudio, quando era solo nella sua cameretta, e sicuro che nessuno sarebbe andato a cercarlo, non fece che disegnare cuori di tutte le misure. A forza di disegnare, arrivò a realizzare cuori e cuoricini più perfetti della O di Giotto. Li colorò tutti di rosso e li ritagliò accuratamente con le forbici.
Qualche giorno dopo, il babbo rientrò a casa arrabbiatissimo: “Dov’è Claudio… dov’è quello sciagurato”, furono le sue prime parole.
Accorse allarmatissima la mamma: “Claudio è nella sua cameretta a studiare”.
“Mi ha fatto fare una figura ridicolissima davanti a tutta l’assemblea degli azionisti”.
“Ma se non si è mosso da casa”, dichiarò la mamma.
“E allora guarda”, e così dicendo il babbo tirò fuori dal taschino della giacca un cuore di carta ritagliato e colorato di rosso. “Ce n’erano decine e decine, piccoli e grandi. Quando ho tolto di tasca il fazzoletto perché faceva caldo, sono piovuti su tutto e su tutti, come una fittissima pioggia”.
“Forse Claudio è rimasto colpito quando ho detto che sei senza cuore. Forse voleva supplire alla mancanza”, osservò la mamma.
“Beh, se non altro è riuscito a smorzare i toni accesi dell’assemblea”, ammise il babbo.
“E allora non vedo perché punirlo, l’ha fatto con le migliori intenzioni”, concluse la mamma, e il babbo le diede ragione.
Qualche tempo dopo arrivò da scuola una telefonata preoccupante: “Venite presto, Claudio si è sentito male”.
Quando il babbo e la mamma arrivarono trafelati, Claudio stava già meglio, grazie alle cure del medico prontamente chiamato dalla preside, che però non seppe spiegare le cause del malore. Soltanto la maestra era ancora scombussolata e non faceva che ripetere: “Avevo appena dettato l’argomento del tema…”.
Trascorsi alcuni giorni, Claudio sembrava guarito, però era triste, mangiava  svogliato  e  ogni  tanto scoppiava immotivatamente in singhiozzi. La mamma era preoccupata, e ne parlò alla sorella, la zia Bice, affezionatissima a Claudio. La zia Bice arrivò di corsa, prese per mano Claudio e annunciò: “Adesso lo conduco nei migliori negozi di giocattoli e gli comprerò tutto quello che vorrà. Vedrete che gli ritornerà il sorriso”.
La zia Bice e Claudio tornarono a casa dopo parecchie ore: Claudio stringeva soddisfatto tra le braccia un pacchetto non molto grande, mentre la zia Bice disse sconcertata: “L’ho portato nei migliori negozi, i commessi gli hanno sciorinato tutti i giocattoli in vendita, ma lui niente, non gliene piaceva nessuno. A un certo punto siamo passati davanti a un negozio di articoli sanitari e lì Claudio s’è impuntato, voleva a tutti i costi un oggetto esposto in vetrina. Sono stata costretta all’acquisto perché Claudio s’era buttato per terra, urlando, scalciando e attirando l’attenzione della gente”.
Il babbo e la mamma erano molto curiosi dell’acquisto di Claudio e lui non si fece pregare: sciolse i lacci, tolse la carta e dalla scatola estrasse un cuore di plastica di grandezza naturale, con tanti tubicini  rossi e  blu che ne uscivano e con sportellini che si aprivano per far vedere quel che si trovava al suo interno. 
Rimasero tutti ammutoliti.
Quella notte il babbo si svegliò lanciando un  urlo che svegliò anche la mamma: “Ho avuto un incubo. Sognavo che Claudio era a cavalcioni sopra di me e mi incideva il petto con un coltellino…”.
“Che brutto incubo”, commentò la mamma.
“Qui c’è davvero un coltellino”, disse poco dopo il babbo frugando tra le coperte e mettendo allo scoperto anche il cuore con tutti i tubicini rossi e blu che era tanto piaciuto a Claudio. 
“Mi era parso di vedere fuggire una piccola ombra: non c’è dubbio, era Claudio”.
Seguì un lungo silenzio, interrotto dal babbo: “Cosa ne faremo di questo bambino…”.
“Un cardiologo, caro, un cardiologo”, disse la mamma riaddormentandosi pacificamente.

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Molti anni dopo, quando già Claudio era un rinomato cardiologo, gli venne in mente di riguardare i suoi vecchi quaderni di scuola. Ne trovò uno, dove un tema senza svolgimento recava il titolo: “Il cuore è l’organo più importante del corpo umano. Senza cuore non c’è vita”