A Parma si indaga sulla natura filologica analitica e critica del Falstaff di Verdi

Presentazione del Progetto di Ricerca vincitore del
Premio Internazionale Rotary Club Parma
«Giuseppe Verdi»

Un’indagine di natura filologica, analitica e critica sugli schizzi e gli abbozzi di Giuseppe Verdi provenienti da Villa Verdi a Sant’Agata, attualmente conservati presso l’Archivio di Stato di Parma, per ricostruire la genesi di Falstaff. È questo il punto di partenza per la ricerca della dottoressa Vincenzina Ottomano, vincitrice della XIX edizione del Premio Internazionale Rotary Club Parma «Giuseppe Verdi», ideato e finanziato dal Rotary in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Studi Verdiani. Il progetto di ricerca vincitore, intitolato «Nell’officina poietica di Verdi: studio sul processo compositivo del Falstaff», è stato presentato nel dettaglio mercoledì 28 ottobre, in un meeting che si è tenuto in videoconferenza, coordinato dalla prof.ssa Giusi Zanichelli e introdotto dal Presidente del Rotary Club Parma, prof. Aldo Agnetti, e dal direttore del Comitato Scientifico dell’INSV, prof. Alessandro Roccatagliati.

Ottomano, senior researcher presso l’Istituto di Musicologia dell’Università di Berna e collaboratrice scientifica del Centro Studi Luciano Berio di Firenze, ha spiegato nel dettaglio le fasi della sua ricerca, che verrà svolta nell’arco di tre anni e sfocerà in un corposo volume monografico dedicato a Falstaff: «i manoscritti musicali verdiani conservati nell’Archivio di Stato di Parma sono come una macchina del tempo che ci consente di ricostruire le tappe della stesura dell’opera: dall’idea in stato germinale, all’appunto di piccole melodie, a veri e propri abbozzi e sezioni di opera. Consulterò inoltre il carteggio Verdi-Ricordi, custodito presso l’Archivio Ricordi di Milano, e altri documenti del Museo Teatrale alla Scala e del Fondo Toscanini. Quando andò in scena la prima volta, Falstaff lasciò attoniti il pubblico e la critica per la complessità delle strutture, per i nuovi colori timbrici, per il linguaggio di Boito, sempre al confine tra il triviale e le citazioni colte. Qual è stato l’impatto di quest’opera sulla cultura musicale del teatro di fine secolo? Come è cambiato il modo di comporre in Verdi? Come s’inserisce Falstaff nel panorama di fine secolo? Speriamo che lo studio degli abbozzi possa dare alcune risposte».

Introducendo l’incontro, il prof. Aldo Agnetti ha ricordato le origini del Premio Internazionale «Giuseppe Verdi», nato da un’idea di Giorgio Giovannelli, nel 1980 presidente del Rotary Club Parma, e poi sviluppatosi nella forma attuale (a cadenza biennale) grazie alla convenzione stipulata nel 1983 con l’INSV. 

Il prof. Alessandro Roccatagliati ha quindi illustrato le ragioni per cui il progetto della dott.ssa Ottomano è stato scelto, nel 2019, da una giuria da lui presieduta e formata dai proff. Fabrizio Della Seta e Francesco Izzo (nominati dall’INSV) e, per il Rotary Club Parma, dai proff. Giusi Zanichelli, Renato Di Benedetto e dal dott. Marco Micheli: «Si tratta di un progetto di ricerca importante e molto tempestivo, vista la recente messa a disposizione presso l’Archivio di Stato di Parma dei manoscritti musicali degli eredi Carrara Verdi già custoditi a Villa Sant’Agata, prima non agevoli da studiare. E questa nuova ricerca sulla genesi compositiva di Falstaff, data l’abbondanza di documenti lì consultabili, si annuncia promettente al pari di altri rilevanti studi propiziati in passato dal Premio Rotary e divenuti da tempo pubblicazioni dell’INSV».

All’incontro, hanno preso parte dalle rispettive sedi universitarie anche i musicologi Fabrizio Della Seta, Michele Girardi e Anselm Gerhard, che in differenti fasi hanno guidato gli studi della dottoressa Ottomano.