Cristina e i topi musicanti

di Mamma Oca

Inseguita da un cagnaccio, Cristina s’infilò nel primo portone che trovò aperto. Era una giovane gattina, completamente sola al mondo.
Si era appena rimessa dallo spavento, quando un urlo agghiacciante le gelò il sangue nelle vene.
“Dove mai sono capitata?”, si chiese tornando in fretta sui suoi passi, ma si accorse che il cagnaccio era ancora nei paraggi. Mentre stava valutando quale fosse il minore dei mali, se restare o tornarsene in strada, una voce vicina a lei sentenziò: “Bravissima, quella diplomanda. Diventerà una seconda Callas”.
Cristina si rese conto allora d’esser finita nel Conservatorio di Santa Cecilia. Poco prima, non era stato un urlo a spaventarla, ma un acuto: anzi, un sopracuto: “Quasi quasi, mi ci stabilisco. Qui ci sono molti ragazzi, e i ragazzi sono sempre affamati. Qualcosa salterà fuori anche per me”. In quel momento venne notata da Paola, la bibliotecaria, un’anima tenera, che mandò subito il bidello ad acquistare latte, croccantini e carne macinata di prima scelta. “E’ fatta”, gongolò Cristina.

Da quel momento Cristina si divise tra la biblioteca, dove Paola oltre a nutrirla le concedeva di dormire sulle Variazioni Goldberg, e le classi del conservatorio, tanto per sgranchirsi le zampette e farsi coccolare dagli allievi. A forza di ascoltare scale e solfeggi, Cristina scoprì di amare la musica. Anzi, divenne così competente che i professori, prima di mettere per iscritto i loro giudizi sugli allievi, le davano una sbirciatina: da come muoveva la coda, non era difficile indovinare come la pensava.
Con gli esami arrivò anche la chiusura dell’anno scolastico e tutti andarono in vacanza, compreso il custode.
“Che ne sarà di Cristina?”, gemeva la bibliotecaria.
“Non c’è da preoccuparsi”, la rassicurò il custode: “Il conservatorio pullula di topi. Finalmente ce ne sbarazzeremo”.
I topi, che ascoltavano sempre tutto, entrarono in grande agitazione, ma qualunque cosa avessero potuto escogitare a loro difesa, era troppo tardi: quando il conservatorio riaprì, erano ridotti d’un terzo.
“Ora che possiamo starcene tranquilli sino a giugno, dovremo studiare un piano d’azione per non farci più mangiare da Cristina”, sentenziò il decano dei topi.
Il rimedio fu trovato, purtroppo soltanto allo scadere dell’anno scolastico, da una topetta che aveva fatto indigestione con la Tetralogia, divorata in una sola notte: “Dal momento che Cristina va matta per la musica, perché non impariamo anche noi a suonare uno strumento? Ascoltandoci, dimenticherà di mangiarci”.
La proposta fu giudicata eccellente, ma oramai non c’era più il tempo per acquisire un’abilità tecnica capace di soddisfare l’esigentissima Cristina: anche quell’estate molti topi dovettero soccombere, e tra essi la topetta wagneriana e il topo decano. I superstiti, appena si riaprì il conservatorio, non persero neanche una lezione di solfeggio, canto corale, pianoforte, violino, arpa, tromba, trombone, flauto, clarinetto, corno inglese e persino di lettura delle partiture, resistendo alla tentazione di pasteggiare con esse.

Finì anche quell’anno scolastico, e Cristina si preparò a dare nuovamente la caccia ai topi, ma non riuscì a scovarli da nessuna parte: “Debbono essersi nascosti negli arciliuti”. Gli arciliuti si trovavano sugli scaffali più alti di un armadio che raramente veniva aperto, ma anche là Cristina non trovò traccia di topi.
“Senz’altro quegli sciocchi si sono rifugiati in massa sotto il podio”, pensò allora. Invece, entrando nella sala dei concerti, li trovò tutti schierati accanto agli strumenti dell’orchestra: quattro distribuiti lungo le corde di ogni violino, sei alle viole, otto ai violoncelli e dodici ai contrabbassi, che avevano le corde più lunghe di tutti. Per i flauti e i clarinetti, intanto che un topo si trovava all’imboccatura, altri governavano i fori d’emissione del suono. Quanto agli strumenti a fiato più grossi, come i tromboni e le tube, i topi più robusti erano riuniti ad anello intorno ai bordi per soffiarvi dentro all’unisono, mentre ogni tasto del pianoforte aveva un suo topo pronto a saltarvi sopra all’occorrenza.
Come i topi videro Cristina, attaccarono il suo pezzo preferito, il Concerto in la minore per pianoforte e orchestra opera 54 di Robert Schumann. 
Cristina rimase a bocca aperta: dei topi che suonavano! E anche bene, constatò. Terminato il pezzo, Cristina applaudì calorosamente. Le fu subito concesso un bis, e poi un altro e un altro ancora. A un certo punto alla micetta venne fame. Distrattamente allungò una zampa in direzione dei topi oboisti, che erano i più vicini, ma si fermò a tempo: “Adesso che ho un’orchestra che suona tutta per me, non posso mangiarmela”.

Da quella volta, Cristina uscì ogni giorno dal conservatorio per rubacchiare un po’ di cibo dove le capitava, mentre i topi si davano da fare per imparare nuovi pezzi da eseguire al suo ritorno: era molto esigente, Cristina, ma almeno ebbero salva la vita.