Scienza e fede, nel segno della convergenza

di Maurizio Gentilini

  Il tema del rapporto tra scienza e fede (in particolare quella cristiana) ha occupato e animato il dibattito filosofico e civile che, anche in anni recenti, è sovente partito da impostazioni e metodi che sottolineavano le presunte incompatibilità tra due visioni del mondo e insistevano su un’inevitabile conflittualità, lasciando ampio spazio a dogmatismi e chiusure ideologiche, sul fronte sia religioso sia laico. In questo dibattito si colloca il libro di Aldo Cavicchia ed edito da Aracne “Dio e la scienza” (titolo già utilizzato da altri autori tra cui Jean Guitton, Igor e Grichka Bogdanov), che ricorrendo alle testimonianze di alcuni scienziati tenta di dimostrare quanto conoscenza scientifica ed esperienza di fede non siano mai state inconciliabili, in virtù della logica rigorosa che regola il “creato” (termine che, comunque, presuppone una volontà e un disegno) e la materia, dalle più piccole particelle quantiche all’intero universo. 

  Un testo dalla chiara impostazione divulgativa, di buona leggibilità e facile comprensione, che però, a proposito del delicato rapporto, ricorre spesso a citazioni, tesi e autori di impostazione controversistica, non tenendo pienamente conto dei passi in avanti compiuti in ambito teologico e nel pensiero scientifico e laico per dipanare e sciogliere tanti nodi della matassa, consegnataci dalla modernità, di incomprensioni ed equivoci reciproci. La tesi principale dell’autore poggia infatti sull’assunto che la causa di tutto ciò che esiste sia ordinata e riassunta in un principio intelligente (Dio) e nella razionalità dell’atto di fede in esso e addirittura, a corollario della stessa, mira a dimostrare che “chi sceglie l’ateismo, fa una scelta irrazionale”. 

  Se resta ovviamente valida la visione di una possibile compatibilità tra le prospettive integrate della ricerca scientifica e della metafisica, quando si parla della verità “ultima” delle cose, l’approccio dovrebbe maggiormente comprendere anche la ricerca propriamente teologica, ovvero della autocomprensione della fede, e il progresso dei metodi scientifici, che sta portando a mettere in discussione più le domande che le risposte. In una temperie come quella odierna, in cui gli elementi strutturali della realtà misurabile vengono sempre più considerati nella loro valenza antropologica, e dove tante acquisizioni scientifiche recenti dimostrano che la vita si sviluppa dalla capacità di relazionarsi, occorre anche puntare verso nuovi paradigmi rispetto alla portata della conoscenza scientifica e filosofica, della loro integrazione e differenza.