Daniele e lo scoiattolo

di Mamma Oca

“No, ferma! Non la buttare”, urlò il babbo.
Sorpresa, la mamma rimase con la vecchia pelliccia in mano, appena un attimo prima di gettarla nel cassonetto: “Non eri tu quello che diceva che era troppo spelacchiata per continuare a indossarla?”.
“Mi è venuto in mente che potresti usare le parti meno consumate per confezionare un copricapo alla Davy Crockett per il nostro bambino”.
“Buona idea, Daniele ne sarà contentissimo”, commentò la mamma.
Daniele andava matto per Davy Crockett: aveva visto tutti i film, i cartoni animati e le serie televisive di cui era protagonista, la sua cameretta era tappezzata di poster di Davy Crockett, oltre ai giornaletti sparsi per tutta casa che riportavano  le sue avventure.
Quando il copricapo di Daniele fu ultimato, la sua accoglienza non fu quella che si aspettavano il babbo e la mamma.
“Non ha la coda” osservò Daniele imbronciato: “Senza coda è un copricapo qualunque”.
“Ti troverò al più presto la coda: anzi, ho già una mezza idea”, promise il babbo.
Rimasti soli, la mamma chiese al babbo: “Dove pensi di procurartela?”.
“Nel boschetto dietro casa ci sono tanti scoiattoli …”
“Non penserai  mica …”, lo interruppe la mamma inorridita.
“No, sta’ tranquilla. Ho già adocchiato uno scoiattolo bruno che costeggia spesso il limitare del boschetto: mi limiterò a staccargli la coda”, rispose il babbo.
“Credevo che tutti gli scoiattoli fossero color arancio”.
“Questo è diverso, infatti  gli altri scoiattoli lo chiamano Nebbiascura”.
“Uno scoiattolo arancio non andava bene lo stesso?”,  volle sapere la mamma.
“La coda di Nebbiascura assomiglia di più a quella del copricapo di Davy Crockett, che era di un procione”.
“Come fai a saperlo?”.
“Beh, sai, con tutti i giornaletti che Davide lascia in giro… Sono rilassanti, te li consiglio”.
Il babbo si procurò un bel po’ di nocciole e le accatastò  lungo un percorso di Nebbiascura di cui era a conoscenza, nascondendo all’interno una tagliola.
Quando Nebbiascura passò di lì e vide quel bendidìo,  per prima cosa si guardò intorno: “Se entro un’ora non arriva nessuno con un sacco o una carriola per il trasporto, questa sera farò felice la famiglia”.
Nebbiascura, essendo uno scoiattolo scrupoloso, attese a lungo. Quando già stavano calando le prime ombre della sera, si decise e afferrò le nocciole più vicine. Mentre le altre rotolavano su di lui, la tagliola fece zac e gli troncò la coda. Invano Nebbiascura cercò di estrarla per portarla alla moglie e farsela ricucire. Dovette rientrare a casa senza coda.
Per tutta la serata Nebbiascura camminò all’indietro, non avendo il coraggio d’informare della sua disgrazia la moglie Cuoricino e il figlio Crottino, ma l’espediente non poté durare a lungo. Quando Cuoricino e Crottino se ne accorsero scoppiarono in lacrime, e Nebbiascura si unì a loro.
Da quel giorno in famiglia tutti erano tristi. Nebbiascura non usciva più di casa, neanche per le recite scolastiche dove Crottino riceveva sempre tanti applausi, né per le gare sportive dove Crottino era sempre il primo: temeva che il figlio si vergognasse di lui o che i compagni lo prendessero in giro.
Crottino, invece, insieme alla cuginetta Sofia aveva messo in piedi un piano d’azione per recuperare la coda del babbo. Innanzitutto occorreva  venire a conoscenza di chi l’aveva così crudelmente sottratta e a che scopo. Poiché era pericoloso indagare di persona  in città, i due cuginetti si abbonarono agli unici due quotidiani locali, Crottino a La Voce di Qua,  Sofia al rivale L’Eco di  Là: chissà che non trapelasse qualche notizia.
Un giorno Sofia arrivò trafelata a casa degli zii, sventolando L’Eco di Là.  In prima pagina era riportata la cronaca  della festa mascherata  tra gli alunni della scuola con il titolo:

   Daniele vince il primo premio

  con un originale costume

  alla Davy Crockett 

  L’articolo era corredato da un primo piano  di Daniele con un berrettone di pelo arricchito da una folta coda.
“E’ quella del babbo!”, strillava Crottino.
“E’ la mia, è la mia!”, strillava il babbo.
Ma come rientrarne in possesso?
Crottino disse risoluto: “Andrò dal redattore che ha firmato l’articolo per farmi dare l’indirizzo di Daniele”, e spiccò un gran salto per raggiungere la città. Di cornicione in cornicione arrivò alla sede dell’Eco di Là, facendosi annunciare dall’usciere.
Introdotto nella stanza del redattore, Crottino saltò sulla sua scrivania, afferrò una penna brandendola come una lancia,  e  urlò con quanta voce aveva: “Voglio giustizia per il mio babbo!”.  Fiutando lo scoop, il redattore chiamò il fotografo del giornale e cominciò a prendere appunti. Il giorno  dopo la foto di Crottino con la penna brandita come una lancia occupava metà della prima pagina. Del giornale non ne rimase invenduta una sola copia, con gran rabbia di quelli della Voce di Qua. Tutti in città conoscevano la storia di Crottino, si formarono cortei che reclamavano la restituzione della coda di Nebbiascura, da quasi tutte le finestre pendevano lenzuola con la scritta: “W Crottino, siamo con te”, mentre una gran folla si riunì sotto le finestre dell’abitazione di Daniele per protestare contro la crudeltà del suo babbo.
La tv locale mandò a casa di Daniele una troupe per intervistare l’autore del crimine, che si dichiarò molto dispiaciuto: “L’ho fatto per far felice il mio bambino”, disse chiedendo pubblicamente perdono a Nebbiascura.
Raggiunto per telefono, Nebbiascura non ebbe difficoltà a concedere il suo perdono. Fu combinato un incontro negli studi televisivi, dove Nebbiascura e il babbo di Daniele, dopo la solenne riconsegna della coda,  si strinsero la mano. C’era anche Daniele, al quale Crottino aveva chiesto di portare con sé il copricapo alla Davy Crockett. Invitato a indossarlo, Crottino con un balzo si sistemò sulla sommità facendo ricadere la coda e dicendo a Daniele: “Tutto le volte che vorrai fare Davy Crockett non hai che da chiamarmi.” Da allora sono diventati grandi amici.
E la coda di Nebbiascura?  Lui voleva buttarla via, la mamma insisteva per conservarla in una teca di vetro, Crottino confidava nell’attaccatutto, finché qualcuno si ricordò che in una sperduta località delle Alpi viveva un dottore specializzato nel riattaccare la coda agli animali. Prelevato da un elicottero, il dottore non ebbe difficoltà a rimettere al suo posto la coda mozzata, così Nebbiascura poté di nuovo prendere parte alle attività scolastiche di Crottino, che per tutti era diventato un eroe, tanto che L’Eco di Là aveva aperto un referendum per intitolargli una via cittadina.