Dove si viene a sapere che anche le porte tengono il diario dei loro giorni

di Ivana Musiani

Agli amici di Città di Castello che con grande coraggio e comprensibili sforzi hanno appena varato l’edizione 2020 del Festival delle Nazioni, dedico questa mia divagazione sulla mussorgskiana Grande porta di Kiev, essendo quest’anno la Russia la Nazione ospite.

 

Dai diari della Grande Porta di Kiev

 

la grande porta

 

  Per strane circostanze che sarebbe troppo lungo raccontare (pur rimanendo a disposizione di chi ne fosse interessato), siamo venuti in possesso di alcuni diari della Grande Porta di Kiev, che in realtà furono tre, però difficilmente distinguibili tra di loro. Gli avvenimenti ivi narrati sono per lo più attendibili, salvo il fatto che l’architetto-pittore Hartmann non si recò mai a Kiev per ritrarre la Grande Porta, limitandosi a  progettarne una di sua immaginazione nell’antico stile russo, “con una cupola a foggia di casco slavo”…. Di conseguenza viene a cadere anche la presenza di Musorgskij nella città ucraina, anche se purtroppo risponde fin troppo al vero la sua propensione per l’alcool. Invece, gli appunti che riguardano la musica sono scrupolosamente esatti, fin nelle date, pur non avendo notizia della partecipazione d’una porta alla prima parigina dei “Quadri da una esposizione” di Musorgskij-Ravel, così come la direzione dell’Hotel Georges V nega d’averla mai avuta tra i suoi prestigiosi ospiti, mentre nessuna storia del cinema fa cenno ad un film sulla suddetta porta.

 

26 maggio 1872
   Forse potrà sembrare strano cominciare un diario dopo che si è stati testimoni diretti, per tanti secoli, dei più importanti eventi cittadini: ma tant’è, che ragione c’era d’affaticarsi inutilmente quando tutto si trovava già  scritto nei libri di storia? Tutti mi onorano e mi rispettano, persino i cani randagi non osano alzare la zampa posteriore contro di me. Ad ammirarmi, col naso in aria per la grandiosità delle mie proporzioni, vengono da tutta la Russia ed anche dall’Europa, ma più di tutto il mio amor proprio  è lusingato dai pittori che piantano i loro cavalletti nelle mie vicinanze e mi ritraggono in ogni minuto particolare.

2 giugno 1872
     Alla folla dei pittori se ne è aggiunto uno che viene nientemeno che dalla capitale. Ne sono molto lusingata. E’ giovane e simpatico. Spero che prima o poi qualcuno saprà dirmi come si chiama.

5 giugno 1872
    Il pittore di Pietroburgo continua a passare lunghe ore a ritrarmi e la sua tavolozza è piena di splendidi colori, credo che ne uscirà un capolavoro.

8 giugno 1872
     Oggi è venuto a trovare il pittore un suo amico, che lui chiama Modest Petrovic e pare faccia il musicista. E’ un tipo molto impaziente: arriva, dà una rapida occhiata a come procede il quadro, poi annuncia “Vado a fare una passeggiata” ed è di ritorno soltanto all’ora di cena tutto rosso in viso e piuttosto alticcio. Io credo che durante la passeggiata faccia tappa in tutte le osterie che incontra.

10 giugno 1872
     Sono venuta a conoscenza che il pittore che mi sta ritraendo in realtà è un architetto molto stimato per le sue idee innovative, però sa anche dipingere molto bene, il suo segno è diverso da tutti quelli che finora mi avevano ritratta, si direbbe che voglia trasferire sulla tela la mia anima. Ora conosco il suo nome: Viktor Hartmann.

15 giugno 1872
     Il mio ritratto è completato, chissà se finirà in qualche museo oppure rimarrà soltanto appeso nello studio dell’autore.

21 luglio 1873
     L’inappagata curiosità di sapere che fine avesse fatto il quadro del signor Hartmann mi ha tenuta talmente in agitazione da non consentirmi di scrivere una sola  riga per tutto questo lungo periodo. Oggi però un ineducato passante ha gettato in terra, nei miei paraggi, una copia delle “Informazioni Pietroburghesi”, da cui ho appreso con immenso dispiacere del decesso di Viktor Hartmann, avvenuto a Pietroburgo per aneurisma. Povero giovane, che disgrazia per lui e per l’arte russa! Chissà come l’avrà presa il suo amico Modest Petrovic… E il mio ritratto, dove sarà andato a finire?

15 gennaio 1874
     Mi è giunto all’orecchio che a Pietroburgo si sta organizzando una mostra postuma dei disegni e dei quadri di Hartmann. Di sicuro ci sarà anche il mio ritratto. Come vorrei presenziare al vernissage, ma cosa direbbero le autorità cittadine e i giornali se mi assentassi?  

9 giugno 1874
     Il signor Musorgskij, quello delle passeggiate, sta annunciando in lungo e in largo di avere in preparazione un componimento  per pianoforte ispirato ai quadri della mostra del suo grande amico defunto. Ci sarà un pezzo per ogni quadro, ciascuno raccordato da una passeggiata (c’era da aspettarselo!). Il numero dedicato a me è giustamente l’ultimo, essendo io il soggetto più importante, e le note che mi riproducono, a quanto sono venuta a sapere, sono solenni e maestose, persino con dei tratti di grandiosità tale da incutere terrore:  insomma, tutto il mio ritratto. Aspetto con ansia di leggere su qualche giornale l’annuncio della prima esecuzione pubblica.

3 ottobre 1922
     Riprendo in mano questo diario dopo tanti anni di abbandono, ma tant’è, da allora non ho più avuto occasione di registrare avvenimenti di particolare interesse. C’è’ stata è vero una guerra e anche una rivoluzione, ma ne ho avvertito soltanto echi lontani, perché oramai niente riesce a coinvolgermi. Il fatto è che mi sono sempre più chiusa in me stessa, specialmente dopo essermi resa conto che i “Quadri da una esposizione”, come il signor Musorgskij aveva chiamato la sua composizione, non avevano incontrato molto successo, come del resto tutta la sua musica, che molti tuttavia ritengono geniale. E’ pur vero che lui aveva la brutta abitudine di lasciare tutto in sospeso… però non è bello parlar male dei defunti, essendo anche lui purtroppo morto da un bel pezzo, dicono per colpa delle sue troppo frequenti passeggiate per osterie. Ma torniamo alla ragione per cui mi sono decisa a riprendere in mano queste note. Tutti i giornali non fanno altro che parlare d’un compositore francese, tale Ravel, che ha orchestrato in maniera superlativa i “Quadri da una esposizione”. L’esecuzione avrà luogo il 19 di questo mese all’Opéra di Parigi. Come vorrei esserci!  

6 ottobre 1922
     Rileggendo le ultime parole del diario mi sono detta: e perché no? Così, profittando di un’ora morta, mi sono recata alla più vicina agenzia di viaggi e ho prenotato un biglietto per Parigi. Avrei preferito l’aereo, ma hanno sollevato un mucchio di difficoltà a proposito del mio peso e della mia mole. Ho dovuto ripiegare sul treno, dove però sono stata obbligata ad acquistare i biglietti d’un intero vagone. Al diavolo lo scandalo, mi sono detta staccandomi dai robustissimi cardini che mi avevano sorretta per tanti secoli… Era buio pesto quando mi avviai alla stazione, avendo scelto di partire a notte fonda perché la mia assenza fosse notata soltanto all’indomani, così che nessuno potesse rincorrermi.

22 ottobre 1922
     Che meravigliosa città è Parigi! Appena giunta mi sono precipitata al botteghino dell’Opéra. Qualcuno mi ha riconosciuta e non solo non hanno voluto che pagassi l’ingresso, ma hanno insistito per collocarmi sul palcoscenico, sullo sfondo dell’orchestra, perché tutti mi vedessero. 

23 ottobre
     Sto scrivendo da una suite del Georges V, l’albergo più chic di Parigi, dove sono alloggiata a spese dell’Opéra. Ma prima voglio mettere sulla carta le mie impressioni sulla serata di ieri. Quante luci, che bei nomi, che eleganze! E quali meraviglie  di suoni! Quel signor Ravel è proprio bravo. Quando l’orchestra è arrivata al punto che mi riguarda, io stessa sono rimasta impressionata dalla brillantezza e dalla grandiosità degli impasti sonori e quasi non riuscivo a credere che quello fosse davvero il mio ritratto. Alla fine, il pubblico ha preteso che mi presentassi alla ribalta, insieme al direttore!

29 ottobre 1922
     Che bella vita qui al Georges V! Alloggio, vitto e servizi sono fantastici. Due volte al giorno un inserviente mi lucida da cima a fondo, mentre ogni mattina un pullman appositamente noleggiato per me mi porta a vedere i musei e i monumenti della città: debbo dire che mi ha molto inorgoglita constatare che di porte della mia fattezza a Parigi non ne esistono. Ho un fattorino addetto esclusivamente al recapito dei giornali e della corrispondenza, per le tante lettere che ricevo e per il gran parlare che si fa di me sulla stampa. Tra l’altro, la mia scomparsa  ha fatto molto chiasso in patria. In principio avevano pensato a un furto, ma mentre tutta la polizia russa era sguinzagliata alla mia ricerca, il corrispondente da Parigi della “Libertà di Kiev” inviò in redazione un articolo che non lasciava dubbi sul mio volontario allontanamento. Il sindaco da principio voleva reclamare la mia restituzione presso il governo francese, ma gli assessori lo convinsero che era tutta réclame per la città, e d’altra parte nessuno se la sentiva di rischiare un’altra mia fuga qualora fossi stata reinserita nel mio vecchio posto… 

30 ottobre 1922
     Tra la numerosa posta di oggi c’è anche un telegramma del sovrintendente del Covent Garden di Londra dove mi si invita a presenziare alla prima esecuzione nel Regno Unito dei “Quadri da una esposizione”. Ho detto alla cameriera di preparare i bagagli, però ho ancora il tempo di indire una conferenza stampa.

18 marzo 1923
     Oramai conosco tutte le capitali d’Europa, e se pure i miei spostamenti avvengono con il massimo dei comfort, sono molto provata dalla stanchezza, tra concerti, interviste, ricevimenti, pranzi, tavole rotonde che mettono a confronto la versione orchestrale di Ravel con quella originale di Musorgskij (adesso hanno cominciato ad eseguire anche questa, e se da una parte mi fa piacere per la buonanima, tutto ciò comporta un raddoppio del mio presenzialismo). Domani m’imbarco per l’America, mi attendono ad Hollywood per un film sulla mia vita. Anche se mi hanno assicurato che avrò a disposizione due segretari e una stenodattilografa, non credo che avrò più il tempo per scrivere i miei accadimenti quotidiani. Addio dunque, caro Diario.

 

10 settembre 1923
     Se la Grande Porta di Kiev teneva un diario personale, perché non posso farlo anch’io che sono la sua sostituta? Anzi, sono riusciti a rendermi così simile a lei in ogni particolare, dettaglio e rifinitura, che oramai ho finito per identificarmici, e mi sembra di essere qui da sempre. So benissimo che non è così, e non mi permetterei mai di disconoscere  la fortuna che mi è capitata, specialmente quando guardo la porta del vecchio magazzino che mi sta di fronte, malandata da far pietà: se le cose fossero andate diversamente, forse avrei potuto trovarmi io al suo posto. Invece, eccomi qui riverita da tutti, con i turisti che vengono da tutte le parti della Russia ad ammirarmi (dall’Europa non più, chissà perché), e con i pittori che continuano a ritrarmi.

22 agosto 1930
     Che grandissima noia essere la Grande Porta di Kiev! Avendo del tutto appagata la mia vanità già pochi mesi dopo in cui mi trovavo a ricoprire questo ruolo, ora sento serpeggiarmi addosso un’inquietudine che non so spiegare,  ma che avverto  sempre più forte. Ho il presentimento che non mi porterà niente di buono. All’ammirazione dei turisti ho fatto l’abitudine e i pittori che mi ritraggono li trovo alquanto mediocri: tra l’altro, con la diffusione della fotografia, sono sempre di meno. Dai giornali che la gente lascia in giro posso tenermi al corrente della bella vita che continua a condurre la vera Grande Porta di Kiev grazie al signor Musorgskij. Certo che dev’essere una gran bella musica quella che ha scritto, tutti lo dicono, però anche l’orchestrazione del signor Ravel non le è da meno.

22 dicembre 1930
    Il termometro è a 20 gradi sotto lo zero, ma io neanche ci faccio caso. Ho finalmente compreso quel che c’è al fondo dell’inquietudine che mi tormenta in ogni istante della giornata: è il desiderio struggente e doloroso di ascoltare quella musica da tutti decantata. Un desiderio irrealizzabile, poiché qualora mi dessi anch’io alla fuga per ascoltarla, sarei sempre preceduta  dall’altra, l’eterna invitata d’onore, e io verrei scacciata come un’impostora. Se poi dopo volessi tornare sui miei passi, sicuramente troverei che qualcun’altra ha già occupato il mio posto.

9 gennaio 1931
     Da un manifesto attaccato nei miei dintorni, sono venuta a sapere di un’esecuzione presso la locale Filarmonica dei “Quadri da una esposizione”. Non posso farmi scappare una simile occasione, tanto più che ho sentito che la Grande Porta di Kiev numero uno – che in questo periodo sta svernando alle Barbados – ha declinato con sufficienza l’invito rivoltole dal sindaco. In fondo, sarà un’assenza di poche ore, nessuno ci farà caso.    

12 gennaio 1931
     Ora anch’io posso testimoniare che la musica dei signori Musorgskij e Ravel è sublime, a dir poco. Però anche tremenda, almeno a giudicare dagli effetti devastanti che produce su coloro che troppo l’hanno amata, e io ne sono l’ultima vittima. Ecco come si sono svolti i fatti: evito il botteghino per non farmi riconoscere e mi intrufolo attraverso l’ingresso degli artisti, tanto lì il portiere ne vede ogni giorno di tutti i colori. Mi sistemo con discrezione tra le quinte, e sola nella più completa oscurità provo la più grande emozione della mia vita, tant’è che non posso fare a meno di unirmi agli applausi del pubblico, e forse questo indugio mi è stato fatale. Quando ho ripreso il cammino del ritorno per sistemarmi al mio solito posto, l’ho trovato occupato da un’altra Grande Porta di Kiev nuova di zecca. Si può essere più disgraziati?

13 gennaio 1931
     Temevo di dover passare la nottata all’addiaccio, meno male che la porta di fronte, quella tanto malandata, mi ha aperto i suoi battenti per ricoverarmi nel vecchio magazzino. Ho saputo da lei che la municipalità, consapevole del potere seduttivo dei “Quadri da una esposizione”, si era anticipatamente premunita d’un terzo facsimile della Grande Porta di Kiev. Avevano anche incaricato una guardia di spiare i miei eventuali spostamenti: purtroppo non mi ero accorta della sua presenza.

10 novembre 1935
     Com’è gentile e comprensiva la porta  – oramai  deteriorata da far pietà – del magazzino che mi ospita! Da quella funesta notte in cui tornai tutta estatica e inebriata dalla musica dei “Quadri da una esposizione”, trovando il mio posto occupato, sono trascorsi diversi anni. Non che maledica la mia scappatella, anzi, però vorrei tornare a rioccupare lo spazio che mi compete. Non dispero, sono paziente: prima o poi anche la terza Grande Porta di Kiev dovrà arrendersi al desiderio d’ascoltare la sublime musica dei signori Musorgskij e Ravel, dal momento che riguarda anche lei. Si tratta solo d’attendere: io non la perdo di vista un istante, non appena si allontanerà sarò pronta a riprendere la mia vecchia postazione.

23 dicembre 2003
     Diavolo d’una terza Grande Porta di Kiev, quand’è che si decide a muoversi per ascoltare la musica espressamente composta per noialtre Grandi Porte di Kiev? Possibile che sia così insensibile alla musica? Oramai la porta mia amica sta per estinguersi, consumata dal tempo, lasciandomi in eredità i suoi tarli. Che qualcuno mi aiuti, o presto sarò ridotta in segatura!

             * * *

1 gennaio 2004
     Non ho nessuna intenzione di dar inizio a un diario, ma l’altro giorno, togliendomi casualmente la cuffia dalle orecchie, ho potuto ascoltare i lamenti della Grande Porta di Kiev numero due. Io sono la numero tre, furba e scafata, al punto che avendo fatto tesoro delle esperienze di quelle che mi hanno preceduta, per prevenire ogni tentazione mi sono procurata una cassetta dei “Quadri da una esposizione” nella doppia versione pianistica e orchestrale. Così facendo mi sono immunizzata da qualsiasi capriccio di vagabondare da una sala da concerto all’altra. Le autorità cittadine sono così contente di me che non pensano minimamente di ordinare un’altra porta di rincalzo, anche perché temo che le loro finanze non glielo permettano più.