Margherita Nani e il suo romanzo di “deformazione”

Marco Ferrazzoli

  “La confessione” di Margherita Nani potrebbe essere definito un “romanzo di deformazione”. Non soltanto nel senso che la maturazione della giovane protagonista avviene attraverso un abuso sessuale, ma soprattutto perché questo trauma, ad opera di un prete adulto, genera tra i due non una manichea contrapposizione carnefice-vittima, bensì un ambiguo rapporto che il libro efficacemente definisce “una parodia d’amore”. Quell’imprinting violento, suadente, disgustoso, spinge Dalila – ragazzina non particolarmente succube però caratterialmente debole, diciamo duttile in tutti i suoi rapporti, da quello con la madre, che decide un poco convincente matrimonio dopo una lunga vedovanza, a quello con le amiche che si sballano durante le feste – a rifiutare violentemente l’approccio banale ma normale di un coetaneo, fino a fare di Don Franco l’unico uomo, l’unica relazione della sua vita. Persino dopo l’improvvisa morte del prete. Ma forse proprio la confessione di cui al titolo riuscirà a restituirla a una vita relazionale plurale, a liberarla da quella “deformazione” adolescenziale.
Già. Perché Dalila, anche dopo la violenza, resta legata alla fede in Dio e alla fiducia nella Chiesa, tanto da trovare una collocazione amatoriale nel coro, dove canta con voce non eccelsa ma adatta ai “testi italiani melensi” che accompagnano le celebrazioni, e una professionale come sarta-stilista in una sartoria specializzata in abiti per religiosi. Così, la ragazza dimostra anche di saper costruire una propria religiosità, al di là delle spinte bigotte ricevute in età infantile dalla madre: “Sono cresciuta circondata da immagini della Madonna e di Padre Pio disseminate in giro per casa, guardando cartoni dall’animazione dozzinale sulla vita di San Paolo”.
A questo primo elemento di interesse, se ne aggiunge un secondo. Ne “La confessione” l’autrice ripropone un perverso rapporto adulto-adolescente come già aveva fatto nel suo romanzo d’esordio “L’ospite” (entrambi i libri sono editi da Francesco Brioschi), dove però i protagonisti erano davvero particolari: Joseph Mengele, il più spietato degli “scienziati” che conducevano sui deportati nei lager gli esperimenti che dovevano confermare i teoremi razzisti, e Pia Souza, figlia adolescente degli affittacamere che a Candido Godoi, nel cuore del Brasile, accolgono quello straniero riservato e imperscrutabile, il quale ricambia l’attrazione della ragazza. Anche ne “L’ospite” è la morte (stavolta di lei) a porre fine all’ambiguità della relazione.
L’autrice è una millenial e la sua carriera letteraria è cominciata quando era davvero giovanissima con il suo primo libro. Di questo dato anagrafico resta forse traccia nell’estrema semplicità della scrittura e nella linearità della trama –lo sottolineiamo in senso certo non dispregiativo – ma il groviglio psicologico ed esistenziale delle due opere denota una significativa maturità. E farà forse sorgere in alcuni lettori il dubbio della rielaborazione di uno spunto autobiografico.

Margherita Nani
La Confessione
Francesco Brioschi Editore
€ 18,00