Il violino di Susanna

di Mamma Oca

Dedicato a Susanna Persichilli Susanna Persichilli

 

  “Susanna, perché non riponi il tuo violino nell’astuccio? Finiranno per entrarci i topi”, brontolava sempre la mamma.
“Lo sai che non ci rimarrebbero per molto nell’astuccio”, le ribatteva ogni volta Susanna.
Susanna suonava molto bene il violino: la gente veniva da tutte le parti per ascoltarla e lei, che era una persona gentile e buona, non si faceva pregare. Susanna suonava in pubblico e in privato. Ogni giorno, verso sera, si recava dalla signora Clelia, che era molto vecchia, non poteva più camminare e non aveva la televisione: per un’ora intera Susanna eseguiva per la signora Clelia i 24 Capricci di Paganini e quando la vedeva addormentata se ne andava in punta di piedi.
La domenica Susanna suonava durante le messe, nei giorni feriali teneva concerti nelle scuole e nelle comunità. Ai matrimoni e ai funerali era sempre lei che chiamavano, e Susanna non sapeva dire di no a nessuno. Ogni tanto le capitava di esibirsi davanti a un pubblico pagante, ma il più delle volte lo faceva per beneficenza.
A causa delle numerose richieste, Susanna non faceva in tempo a riporre il violino nell’astuccio che subito doveva riprenderlo in mano, ma la mamma continuava a essere scontenta: “Prima poi a questo violino succederà qualcosa e, allora, non venire a chiedermene un altro”.
Un giorno, però, dopo aver fatto scorrere l’archetto sulle corde, Susanna sentì che dallo strumento provenivano suoni stranissimi, curiosi, inquietanti, intervallati da prolungati silenzi, come mai percepiti prima. All’inizio erano striduli e sgradevoli, ma dopo un poco l’orecchio si abituava sin quasi a trovarli seducenti: non erano comunque suoni di quelli che s’imparano a trarre in conservatorio.
Susanna era un po’ stupita, ma non preoccupata: “Non mi ero accorta che le corde fossero tanto consumate”. Le cambiò tutte ma, quando riprese a suonare, di nuovo si produssero quei suoni stranissimi. Susanna non sapeva più cosa pensare ed era anche un po’ preoccupata, ma ricordandosi che la vecchia Clelia la stava aspettando, ficcò in fretta il violino nell’astuccio e uscì di corsa per non mancare al quotidiano appuntamento.
Per strada cercò di trovare una spiegazione razionale a quanto era successo: “Forse si è trattato di un raro fenomeno acustico”, ma quando attaccò i consueti 24 Capricci di Paganini ne uscirono di nuovo quei suoni così insoliti.

  La vecchia Clelia si spaventò moltissimo e pensò d’essere in punto di morte. Tutta pallida, disse a Susanna: “Per piacere, va a chiamarmi il parroco”.
“Volentieri, tanto più che debbo giusto recarmi in chiesa per la funzione”.
Dopo aver avvertito il parroco per la vecchia Clelia, Susanna si accinse a suonare a grande richiesta l’Ave Maria di Schubert, ma dopo poche battute i fedeli cominciarono ad agitarsi e a scappare in tutte le direzioni: “Il diavolo è entrato in chiesa, mandate a chiamare l’esorcista”.
Susanna era sempre più sconcertata: “Oggi me ne capitano di tutti i colori: A meno che la mamma non abbia ragione e nel violino ci siano davvero entrati i topi”, ma ancora una volta non ebbe il tempo di verificarlo: l’aspettavano all’Aula Magna dell’Università per un concerto dove avrebbe dovuto eseguire musiche di Vivaldi e Bach. Le bastarono poche note per rendersi conto che quelle che uscivano dal suo violino non erano mai state scritte né da Vivaldi né da Bach. Stava per interrompere l’esecuzione, avendo anche visto tra le quinte il direttore di sala in procinto di irrompere sul palcoscenico per trascinarla via, quando si accorse che tutto il pubblico era saltato in piedi in preda al più incontenibile entusiasmo; si sbracciavano anche gli abbonati ultraottantenni chiedendo il bis prima ancora della fine dell’esecuzione. Così Susanna continuò a suonare, chiedendosi cosa mai procurasse quei suoni tanto strani che prima avevano spaventato la vecchia Clelia e i fedeli in chiesa, e ora suscitavano tanti consensi.
Al termine del concerto, il Rettore Magnifico in persona corse ad abbracciare Susanna: “Potevi dirlo subito che intendevi eseguire musica contemporanea, avresti avuto tutta la mia approvazione”.
Susanna era molto lusingata, anche se non sapeva più cosa pensare e non vedeva l’ora di arrivare a casa per guardare dentro al suo violino, ma non appena si provò a scuoterlo una vocetta stizzosa protestò: “Ehi, stai disturbando il sonno dei miei piccini”. A conferma, si udirono provenire dall’interno dello strumento vivaci squittii, e il musetto d’una topina si affacciò da una delle effe del violino.
“Così, sei stata tu a terrorizzare la vecchia Clelia e i fedeli in chiesa”, disse Susanna arrabbiatissima.
“Però all’Aula Magna dell’Università ti ho regalato un trionfo che neanche ti aspettavi”, ribatté la topina, che subito dopo aggiunse: “Perdonami, Susanna, ma ero inseguita da un gattaccio cattivo e non sapevo come mettere in salvo i miei piccini. Qui ci troviamo al sicuro, ma se diamo fastidio ce ne andiamo all’istante”.

  Dall’altra effe del violino sei musetti di topo si affacciarono guardando Susanna con la stessa espressione ansiosa della mamma.
“D’accordo, restate”, si arrese Susanna: “Vuol dire che da domani cambierò repertorio”.