Quel gran pezzo di legno di Pinocchio. E altri oggetti letterari

di Marco Ferrazzoli

  È un libro che non si può più di tanto recensire ma che va semplicemente letto, “Carabattole” di Epifanio Ajello, edito da Marsilio con il sottotitolo “il racconto delle cose nella letteratura italiana”. Un saggio che si svolge secondo una chiave antologica e critica usata già in altre forme e che è sempre convincente, perché consente di analizzare la produzione letteraria sotto un’ottica e un focus specifici, scoprendone così, al di là del merito narrativo, il valore documentario che non dovremmo mai dimenticare quando affrontiamo romanzi e racconti. Siamo, insomma, un po’ scolasticamente mal abituati a dividere narrativa e saggistica in compartimenti stagni e opere come “Carabattole” ci aiutano a scalfire il muro.
Scorrendo l’indice del volume si incontrano, per esempio, “soffioni, gonnelle, brache, asciugatoi, lucignoli, letti incortinati, tabarri, frenelli, fette di stame, camicioni, scarpette” di Giovanni Boccaccio, oppure un “giocattolo” di Carlo Goldoni, un “telescopio” di nuovo in Goldoni ma anche in De Sanctis e Zola, una “scacchiera” in Manganelli e Moravia, un “orologio astronomico” e un “tabellone figurato” in Edoardo Sanguineti, e poi tanti altri.
Ma basta scorrere la premessa per capire quanto la ricchezza oggettistica sia un plus della letteratura fondamentale. Le “pallottoline che s’appiccano a vestimenti per abbottonargli”, secondo la dicitura di Niccolò Tommaseo, non sono ovviamente altro che i bottoni, protagonisti di un romanzo: “La guerra dei bottoni” del 1912 di Louis Pergaud. Oppure i tappi delle birre, nel racconto “Il giorno dell’Edera nella sede del comitato”, in “Gente di Dublino” di James Joyce, e “il rocchetto di refe piatto a forma di stella” nel racconto di Franz Kafka “Cruccio del padre di famiglia”. Ancora: il coperchio di barattolo che rotola nella stanza in affitto nei “Quaderni di Malte Laurids Brigge” di Rainer Maria Rilke. Tutti però – immagino – dichiareremo la nostra predilezione affettiva per un libro e per un oggetto, che in qualche modo tra loro coincidono, perché sono legati alla nostra infanzia e alla nostra vita in modo indelebile: come italiani ma anche in tutto il resto del mondo, quantomeno dopo la trasfigurazione disneyana del personaggio. Parliamo del “pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei camini per accendere il fuoco e riscaldare le stanze”, adatto “per fare una gamba di tavolino”. Stiamo ovviamente parlando di quel gran pezzo di legno che risponde al nome di Pinocchio.