Flaminia dei pianoforti

di Mamma Oca

“Flaminia, che regalo vuoi per il tuo compleanno? A dieci anni, sei abbastanza grande da deciderlo da te”.
“Lo penso anch’io nonna, tant’è che avevo già in mente di chiederti un pianoforte”.
“Mi costerà parecchio, ma sono contenta che la mia unica nipotina ami la musica. Hai qualche preferenza? Lo vuoi verticale, mezza coda, gran coda?”.
“Lo vorrei color rosa”.
“Domani avrai un pianoforte rosa”.
Per il compleanno di Flaminia si stavano preparando grandi festeggiamenti. Quel giorno la mamma la svegliò dicendole: “Alzati, Flaminia, tra poco arriverà il pianoforte bianco che mi avevi chiesto”. E il babbo, che stava uscendo per andare al lavoro: “Mia cara bambina, rientrerò insieme al pianoforte nero che desideravi tanto”.
Telefonò lo zio Rino da Napoli: “Auguri Flaminia: in mattinata riceverai il pianoforte a scacchi rossi e blu che ti avevo promesso”.
Chiamò lo zio Bruno da Pesaro: “Flaminia, nipotina cara, ho fatto dipingere a zebra un pianoforte, apposta per te”.
Flaminia diceva grazie a tutti.
Arrivò il pianoforte bianco. La mamma lo fece sistemare in salotto, poi tornò in cucina a sorvegliare la cottura di una gigantesca torta di compleanno. Arrivò il pianoforte nero insieme al babbo, che ordinò di collocarlo nel soggiorno.
Richiamata dal trambusto, accorse la mamma: “Come, un altro pianoforte?”. Non ci fu tempo per le spiegazioni perché stavano suonando alla porta: era la nonna con il pianoforte rosa. Nello stesso momento si sentì un pesante tonfo in fondo alle scale e una voce gridò dal basso: “A che piano abita la signorina Flaminia? Abbiamo appena scaricato un pianoforte turchino per lei”.
Il pianoforte turchino non era ancora giunto all’ammezzato che già ne incalzava uno giallo a pois viola, mentre dietro era tutto un vociare di trasportatori.
“Fate passare, dobbiamo consegnare un pianoforte verde oliva”.
“Noi, invece, ne abbiamo uno verde pisello”.
“Il nostro è verde bottiglia”.
La mamma si affacciò alla finestra e svenne: lungo la strada si snodava un corteo di pianoforti lungo un chilometro, e poiché tutti erano stati pagati in anticipo, i trasportatori si sentirono in dovere di effettuare le consegne a domicilio. L’appartamento di Flaminia non solo prese l’aspetto d’un deposito di pianoforti, ma se ne dovettero sistemare anche sui letti, nella vasca da bagno e negli armadi. Gli altri furono appesi fuori dalla finestra.

  Arrivarono gli invitati, parenti e amici, da ciascuno dei quali Flaminia si era fatta regalare un pianoforte. Per servirgli il pranzo, si fu costretti a stendere la tovaglia su un gran coda, perché nella confusione il tavolo era andato in pezzi. Purtroppo si dovette fare a meno anche della gigantesca torta di compleanno perché la mamma, in tutta quella confusione, aveva dimenticato di estrarla da forno.
Il babbo era furibondo, ma cercava di non perdere la calma: “Flaminia, bambina mia, per quanto mi sforzi di capire la tua bruciante passione per la musica e il tuo ardente desiderio di suonare il pianoforte, non te ne bastava uno”?.
“Babbo, io non amo la musica e non ho nessuna intenzione di perdere il mio tempo nello studio del pianoforte”, fu la placida risposta di Flaminia.
A questa risposta il babbo diventò più bianco del pianoforte che la mamma aveva regalato a Flaminia, e cercando ancora di contenere la collera chiese a denti stretti: “Perché allora hai voluto tutti quegli strumenti?”.
“Volevo dare inizio a una collezione importante, mica come la tua che sta tutta in un cassetto. Cosa c’è di male? Non sei tu che sostieni che nella vita occorre avere delle ambizioni?”.
“Non la possiedo più, la collezione di francobolli”, disse amaramente il babbo: “L’ho venduta per comperarti il pianoforte”.
Sull’esempio del babbo, tutti i donatori si misero a elencare le spese sostenute per regalare un pianoforte a Flaminia.
Il babbo cercò di riportare la calma: “Rimanderemo indietro tutti gli strumenti e ci faremo rimborsare. Rimarrà soltanto quello acquistato da me e sul quale tu, Flaminia, ti dovrai esercitare dieci ore al giorno sino a quando non me lo avrai ripagato con i guadagni dei tuoi concerti”.

  Dopo vent’anni di intensi esercizi pianistici, Flaminia suonava ancora così male che tutti in casa portavano i tappi nelle orecchie, ma il babbo era ancora così arrabbiato per la sua collezione di francobolli che, nelle ultime volontà, ribadì che Flaminia doveva continuare a rimanere dieci ore al giorno alla tastiera, sino al suo primo concerto.
A furia di scale e arpeggi, Flaminia arrivò a festeggiare il suo centesimo compleanno. Il giornale locale mandò un cronista a intervistarla per conoscere il segreto della sua longevità, e naturalmente venne fuori la storia dell’ingiunzione del babbo.
Il giorno dopo, tutti in città poterono leggere un articolo così titolato:

SIGNORA CENTENARIA
DA NOVANT’ANNI
SI ESERCITA AL PIANOFORTE
DIECI ORE AL GIORNO

  La notizia fece scalpore, in tanti volevano ascoltare Flaminia. Per accontentare tutti si rese necessario organizzare un pubblico concerto, dove lei suonò malissimo, ma almeno riuscì a soddisfare le ultime volontà del babbo, così da quel momento non dovette più toccare il pianoforte.