Vocazione precoce

di Mamma Oca

  Tutto ebbe inizio con la nascita del fratellino. Il fratellino piangeva giorno e notte, nessuno in casa riusciva più a dormire. A scuola, per la mancanza di sonno, Alessandro non poteva fare a meno di addormentarsi con la testa appoggiata al banco, e ogni volta la maestra lo svegliava tirandogli un orecchio. Un giorno che gli fece più male del solito, Alessandro la guardò con occhi di rimprovero, intanto che tra sé diceva: “Eppure la mamma ti ha informata sui motivi dei miei attacchi di sonno!”.
La maestra strabuzzò gli occhi e fece appena in tempo ad arrivare alla cattedra, dove si addormentò profondamente nonostante gli schiamazzi degli alunni. Si rese necessario chiamare la preside.
Tornando a casa, Alessandro non poteva fare a meno di riflettere sullo strano sonno della maestra: “Si direbbe quasi che ha obbedito a un mio ordine”, e quasi non si accorgeva dei soliti compagni che lo seguivano facendogli scherzi e versacci, ma qualcuno più forte lo fece voltare. Alessandro rimase in silenzio a guardare i suoi persecutori, mormorando a fior di labbra: “Perché mi date il tormento? Io non vi ho fatto niente”. Fortuna che c’era una panchina lì vicino: i compagni vi caddero dormienti, uno sopra l’altro.
A casa il babbo e la mamma lo stavano aspettando con impazienza: “La vicina ci ha chiamati perché la lavatrice le ha allagato casa. Tocca a te sorvegliare il fratellino”.
Come al solito, il fratellino urlava e strepitava. Alessandro provò a dondolare la culla, cantare una ninna nanna, ma fu persino peggio. Non sapendo più cosa fare, Alessandro guardò dritto negli occhi il fratellino e gli disse con voce severa: “Dal tuo arrivo in questa casa nessuno riesce più a dormire. Sei cattivo”. Il fratellino ricambiò a lungo lo sguardo di Alessandro poi, dopo un lungo sospiro, si ficcò il pollice in bocca e si abbandonò al sonno.
Quando il babbo e la mamma tornarono a casa, impressionati dal silenzio che vi regnava, si precipitarono urlando nella cameretta del fratellino. “Alessandro, cos’è successo… che cosa gli hai fatto!”, ma, come videro il fratellino beatamente addormentato, si abbracciarono.
Nel frattempo, Alessandro rimuginava sui tre casi di sonno improvviso: la maestra, i cattivi compagni, il fratellino. “Non sarò Harry Potter, ma qualche potere credo di possederlo anch’io, e sarebbe sciocco non usarlo. Per prima cosa, potrei andare in una banca, addormentare gli impiegati e prelevare tutto il denaro che c’è in cassa, così il babbo potrebbe finalmente acquistare una nuova auto, che da quando c’è il fratellino in quella vecchia non entriamo più”.
Dopo aver esaminato meglio l’idea, Alessandro fu costretto a scartarla: “Ho paura che mi scoprirebbero subito, e poi il babbo vorrebbe conoscere l’origine del denaro e sono sicuro che correrebbe subito a restituirlo. No, voglio mettere i miei poteri al servizio delle buone azioni”.
In quel momento la vicina, quella che aveva avuto la casa allagata, stava accingendosi ad attraversare la strada. Era molto anziana, camminava con l’aiuto d’un bastone e aveva una paura folle delle auto anche quando c’era il semaforo.
“Ecco la mia prima buona azione”, pensò Alessandro: “Ora fermo le macchine provenienti da tutte le direzioni”. La vicina arrivò sana e salva all’altro lato della strada, ma intanto si era formato un ingorgo che paralizzò la città fino a tarda notte.
“Ora non mi rimane che andare in giro a vedere dove posso compiere altre buone azioni”, e così dicendo Alessandro s’incamminò guardando a destra e sinistra per non lasciar perdere una sola occasione d’esercizio dei suoi poteri. E quante ne trovò, a cominciare dai ragazzi che tiravano sassi ai cani e ai gatti, che lui faceva cadere addormentati con il sasso ancora in mano.
I giornali oramai non parlavano d’altro. L’ipotesi più accreditata, anche dagli scienziati, era quella di un misterioso raggio inviato da un pianeta lontano; alcuni invece dicevano vicino. Alessandro, che ancora non leggeva i giornali, non si rendeva conto del trambusto che stava provocando. Un giorno gli capitò persino d’intervenire in favore della mamma. Erano al supermercato, e alla cassa una signora cercò di passare avanti alla mamma. Alessandro la fulminò con lo sguardo e la signora si mise a dormire con la testa dentro al carrello della spesa.
Arrivati a casa la mamma, dopo aver mandato Alessandro a fare i compiti nella sua cameretta, corse agitatissima dal babbo: “Ora so chi è che addormenta tutti. Poco fa ne ho avuto la prova. E’ Alessandro”.
Il babbo non finiva di ridere, ma la mamma insisteva: “Avevo già notato che Alessandro era presente tutte le volte che qualcuno cadeva nel sonno, ma oggi l’ha fatto sotto i miei occhi”, e gli raccontò l’episodio del supermercato.
Il babbo cercò di minimizzare. “Forse la signora aveva fretta perché soffre d’insonnia e temeva che succedesse quello che poi è successo. Perché non vuoi convincerti che Alessandro è un bambino come tutti gli altri?”.
“Sono sicura che te ne accorgerai presto anche tu”, replicò stizzita la mamma. E infatti il giorno dopo, quando un vigile stava stendendo un verbale di multa per una lieve infrazione stradale del babbo, Alessandro, che sedeva sul sedile posteriore, si sporse dal finestrino guardando accigliato il vigile, e quello si distese sul cofano mettendosi a ronfare. Il babbo e la mamma faticarono molto a adagiarlo sul marciapiede.
Arrivati a casa e spedito Alessandro nella sua cameretta a fare i compiti, la mamma disse trionfante al babbo: “Sei convinto, adesso che hai visto con i tuoi occhi?”.
Di nuovo il babbo non volle dar peso all’accaduto: “Forse si è trattato di una coincidenza. Il vigile aveva fatto troppe multe e si era stancato”. E aggiunse, di fronte alla proteste della mamma: “Se è vero che Alessandro ha questi poteri, non vedo cosa ci sia di male, anzi, se ne potrebbero anche trarre vantaggi. Per esempio, se il nostro paese dovesse venire invaso da eserciti nemici, Alessandro li addormenterebbe tutti ancora prima di sferrare un solo colpo”.
La mamma scoppio in singhiozzi: “Sei solo capace di scherzare, invece di chiederti, come faccio io, che cosa ne faremo di questo bambino”.
Rispose pronto il babbo: “Un anestesista, cara, un anestesista”.