TOLO TOLO di e con Checco Zalone

di Piera Mattei 

È stata la prima volta che sono andata a vedere un film con Checco Zalone. Il motivo era che un articolo letto sull’Espresso mi aveva incuriosito.
Entro in una sala semideserta. Ecco, mi sono detta, si trattava forse di una pubblicità occulta.Invece, dopo aver lasciato scorrere sullo schermo i lunghissimi titoli di coda, sono uscita dal cinema con l’impressione di avere assistito a uno spettacolo complicato e – vedi appunto le varie località nelle quali il film è stato girato, Marocco, Kenya, Malta, oltre a una decina di location in Italia– anche a uno spettacolo ambizioso. 
Siamo quindi certi che qui l’intenzione dell’autore non sia stata quella di fare un film comico, ovvero sì, ma insomma, non è stata da sempre la morale – castigat ridendo mores– una delle vocazioni della comicità? 
Quelli che sono presi di mira qui sono proprio gli italiani, con le loro ipocrisie, i loro vizi narcisisti che l’industria asseconda e solletica. É presa di mira una superficiale assimilazione di mode esotiche, con sfumature di stupidità e rischi economici connessi, tipo un “Sushi restaurant” a Spinazzola, Puglia. 
Quindi l’impresa alla moda fallisce prestissimo e, per sfuggire a debitori e tasse, Checco va a fare il cameriere in un albergo elegante in Kenya, dove incontra altri esemplari di stupidissimi italiani che si sentono furbi. L’albergo è fatto bersaglio delle bombe dell’Isis e a Checco non resta che fuggire con il suo amico cameriere Oumar (Solueymane Silla), verso il villaggio natale di lui. Anche lì non c’è pace, e l’unica è intraprendere il viaggio di rientro in Italia con quanti si dirigono attraverso il deserto e il mare verso l’Europa. Uno schema narrativo, semplice, quasi banale, ma l’obbiettivo è quello di un confronto di sguardi. Ora è l’italiano, il bianco, in assoluta minoranza, è lui il diverso, è “solo solo”, negli occhi degli africani.

 Qui dobbiamo un attimo fermarci per riflettere su quel titolo, che, ci sembra, ha un significato polivalente. Non soltanto quello al quale ho appena fatto riferimento. Quando Checco incontra un bambino che lo attrae soprattutto perché accompagnato dalla bellissima Ijaba (Manda Touré) che dovrebbe essere sua madre, per farselo amico, ma anche per spontanea simpatia gli insegna a nuotare. E in un primo tempo sostiene il piccino nell’acqua, poi, quando lo sente più sicuro, gli dice “ora solo solo ” e il piccolo replica nuotando contento” tolo tolo”. Un episodio breve, quasi celato nel racconto. Ecco lì, il titolo del film.
Quindi, questo si vuole dire, quella solitudine è ambivalente, è anche libertà, è anche raggiunta capacità di cavarsela da solo. Direi che quell’espressione che esce dalla bocca di un bambino, collocata poi a titolo del film, sembra dire ancora altro: che i bambini africani, il loro viaggio, spesso compiuto da soli per raggiungere le coste dell’Europa, sono i protagonisti occulti del discorso morale del film.  Nel quale contano poco le gag e gli sberleffi dei componenti più stupidi dell'”italica razza”. Sono loro, un gruppo di bimbi del villaggio, che ridono quando scorgono il corpo bianco e molliccio di Checco sotto un getto d’acqua che funziona da doccia all’aperto, e Doudou (Nassor Said Birya), bimbo dal sorriso bellissimo, compagno dell’intera avventura di Checco, è la giustificazione di tutta quella folle odissea di un italiano piccolo piccolo. Infatti quando Doudou, immobile e commosso davanti al ritratto di sua madre,  è riconosciuto a Trieste da suo padre, il film sembra aver raggiunto la conclusione. 
Ma, a questo punto, rassicurati dall’esito felice dell’avventuroso viaggio di Checco e Doudou, sullo schermo compaiono, disegnate su cartoni animati le responsabili delle nascite di tutti quei bimbi, che spesso le guerre, come è nel caso di Doudou, lasciano orfani: sono le cicogne che svolazzano sui cieli dell’Africa. Ecco quindi, spiega ai bimbi Zalone dal suo pallone aerostatico, dove e perché nascono i bambini.  E promette anche di tornare con permessi di soggiorno per loro.

Sui titoli di coda ancora molte canzoni, molta musica mentre leggiamo che, oltre alla regia, soggetto e sceneggiatura sono di Checco Zalone in collaborazione con Paolo Virzì.  Le musiche invece sono di Luca Medici, ah, certo, di Checco Zalone anche quelle.