L’abolizione della prescrizione e una discreta fiction

di Lorenzo Stella

  Con il nuovo anno andrà in onda, verrebbe da dire, la nuova normativa che prevede l’abolizione della prescrizione. D’ora in poi un reato penale sarà perseguibile in eterno: per esempio, il sospetto reo di un furto, anche di lieve entità, potrà essere processato dopo decenni. Quando magari il pur colpevole dell’epoca sarà cambiato, diventato una brava persona, avrà trovato un lavoro onesto e messo su famiglia. Non facile, come ipotesi, ma nemmeno impossibile. E, se così fosse, sottoponendolo a processo e comminandogli una pena, che sempre per ipotesi potrebbe essere scontata in carcere, contraddiremmo apertamente un principio giuridico, morale e costituzionale ineludibile, quello per cui la pena deve servire a risarcire ma anche a rieducare. Nel caso di specie, infatti, puniremmo un “già rieducato”.
Non ha torto chi sostiene che il problema della lentezza della giustizia va risolto in altri modi, cioè mettendo il sistema in grado di lavorare più celermente e riducendo il numero di infrazioni alle norme che vi vengono sottoposte, trovando per le altre strade e misure alternative (le amministrative, la rieducazione, etc.). Anche per tenere conto di una realtà di fatto oggettiva: il carcere in assenza misure complementari (lavoro, formazione, etc.), quello passato in cella e in cortile con i compagni, per capirci, è solo una scuola di criminalità che forma e rafforza recidivi nella quasi totalità dei casi. Paradossalmente, non mandandoci una persona, specialmente giovane, si hanno meno possibilità che torni a delinquere. Infine, dovremmo anche pretendere da magistrati e personale più produttività e meno discrezionalità, ma questo è un altro discorso.
Noi invece vogliamo parlare di fiction, per la precisione di “Pezzi unici”, andata in onda di recente su Rai Uno e che racconta la storia di Vanni (Sergio Castellitto), un artigiano-artista del legno cui è morto in circostanze misteriose il figlio Lorenzo (il decesso è archiviato ufficialmente come suicidio). La responsabile di una comunità di recupero per tossici e ragazzi con vite difficili in sostituzione di pena (Irene Ferri) affida al Vanni, con non poca insistenza, cinque ex allievi del figlio, che era stato a sua volta un tossicodipendente e cercava di redimersi come educatore in comunità.
Dopo qualche puntata, molti colpi di scena, un po’ di suspance e qualche banalità per allungare il brodo (ma il prodotto nel complesso è più che discreto), si scopre che il povero Lorenzo prima ha ucciso un pusher, al solo scopo di salvare la vita di uno dei ragazzi, poi a sua volta è stato ucciso preterintenzionalmente da un’altra ragazza, gelosa della relazione che era nata con una terza ragazza e dalla quale stava per nascere un bambino. Nell’ultima puntata vediamo l’assassina portata via dalla polizia, in lacrime, non prima di aver abbracciato Vanni, al quale urla che avrebbe voluto un padre come lui (la frase ricuce magicamente il conflittuale rapporto del protagonista con Lorenzo). Lo sconvolto e commosso Castellitto ricambia la stretta. Quanto alle responsabilità degli altri ragazzi, il buon uomo convince la responsabile della comunità (con cui si è nel frattempo reciprocamente innamorato) a non dire niente a nessuno, stabilendo così un finale rovesciamento del plot, nel quale lui aveva sempre interpretato la parte del falegname algido e rancoroso (di suo, ancor più dopo la tragedia del figlio) e lei quella della sociologa troppo comprensiva e un pochino’ babbea.
La ragione per cui Vanni perdona e si porta in bottega definitivamente i quattro giovani superstiti e liberi, chiudendo la vicenda con un sostanziale happy end, è che nel frattempo i ragazzi hanno capito, sono cambiati, sono altri, sono persone diverse da quelle che hanno commesso colpe pur gravi: furto, prostituzione, droga, occultamento di cadavere, favoreggiamento, per dirla in termini penali, tutta roba che dal 2020 non dovrebbe più andare in prescrizione. Ai sostenitori della nuova norma forse farebbe bene vedere “Pezzi unici”: è una fiction, certo, ma chi scrive sa per esperienza diretta che il recupero in comunità trasforma davvero molti giovani autori di reati in altre persone. Cambiare è difficile, non impossibile.
Nota di gossip conclusiva: dopo la messa in onda del film Rai, Irene Ferri è stata coinvolta in una piccola rissa. La vicenda è riportata dai media con molta enfasi, ma in modo confuso e con parecchi condizionali. Chissà se finirà sotto le maglie ormai saldate “in aeternum” della giustizia penale…