Un film necessario?

di Piera Mattei

  A Rainy Day in New York di Woody Allen
visto in V.O. con sottotitoli, in una piovosa giornata romana mi ha lasciato piuttosto indifferente. Per la maggior parte del tempo, anche se nel finale sembrano sentirsi più liberi, ho avuto l’impressione che i due protagonisti si sentissero costretti in una recitazione “alla maniera di” Woody Allen. Questo impediva a me di superare la finzione dello schermo per entrare veramente nella storia. Anzi per essere più precisi, li osservavo recitare, il personaggio di Gatsby alla maniera di Woody Allen, e il personaggio di Ashleigh (Elle Fanning) alla maniera complementare di Diane Keaton – anche se questa Ashleigh ha un aspetto da ragazza ben nutrita e niente affatto newyorkese– prototipi quelli, in maniera diversa ma affine a questi due studentelli, di una coppia a New York con le idee poco chiare su quanto e come l’uno conti per l’altra. Di Woody e Diane sembravano imitare non solo quel parlare in un bisbiglio a piccoli singhiozzi e ripetizioni, quasi un sospetto di balbuzie, ma anche la posizione del corpo, spalle incassate per lui, collo teso in avanti, espressione di sorridente smarrimento per lei.

arainydaycast

  C’è in questo film una fotografia straordinaria (Vittorio Storaro) di una New York soffusa di nebbia, come piace al protagonista, c’è la tromba di Chet Baker nell’aria, e c’è l’intreccio di una storia che, appunto nel giro di una sola giornata, muta i rapporti e i caratteri dei personaggi. Un film ben fatto, certo il regista è l’inventore del genere, ma freddo stavolta, appunto come queste prime giornate d’inverno a Roma, e i nipotini di Woody e Diane, anche se bravi, sembrano mestamente schiacciati dal peso dei loro antenati.
Vorrei aggiungere che, anche questa volta, di questo film si è molto parlato per fatti e comportamenti che con i contenuti e la realizzazione dell’opera non hanno nulla a che vedere. Le polemiche riguardano fatti e comportamenti che si riferiscono alla persona dell’autore del film, come anche, mi viene fatto di osservare, la cadenza periodica, per lo più annuale delle produzioni di Allen, geniale cineasta, hanno ormai a che vedere soprattutto, ma forse non esclusivamente, con una sua esigenza personale.