Mya e il gatto che non c’è

di Mamma Oca

  Quella sera, come già da diverse sere, Mya consumò in fretta la cena, diede la buonanotte al babbo e alla mamma, e andò subito nella sua cameretta.
“Come mai non si ferma a guardare la tv?”, chiese il babbo.
“Va a dipingere gatti sulle pareti”, rispose la mamma.
“E tu glielo permetti?”.
“Da quando lo fa, ha smesso di chiedermi un gattino”.
“In questo caso, sta bene anche a me”.
Nella sua cameretta, Mya osservava con occhio critico i dipinti sulle pareti: aveva pitturato gatti bianchi, neri, rossi, tigrati, soriani, certosini, siamesi, persiani, d’Angora. Oramai le rimaneva ben poco spazio: “Il prossimo dev’essere un gatto fuori del comune”, pensò
Guardò a lungo i pennarelli di tutti i colori, che la mamma era stata ben lieta di regalarle. Finalmente, decise per un pennarello viola, con il quale dipinse un bel gatto, che aveva viola anche i baffi.
Mya si coricò soddisfatta ma, prima di spegnere la luce, diede ancora uno sguardo alla sua ultima creazione: “Non è abbastanza fuori del comune”. Si alzò, stette di nuovo a guardare i pennarelli, scelse quello giallo, e punteggiò di giallo il mantello viola del gatto.
“Adesso sì che è un gatto fuori del comune”, pensò Mya rimettendosi sotto le coperte. Nel sonno, Mya vedeva tanti gatti, somigliantissimi a quelli che aveva dipinto sulle pareti, acciambellati sul suo letto e stretti l’uno all’altro, come a formare una soffice coperta di pelliccia che diffondeva un delizioso calduccio. Ce n’era uno, però, che non aveva nessuna intenzione di dormire: era il gatto viola a pallini gialli, che miagolava stizzosamente e, anzi, aveva allungato una zampetta come per graffiarla. Mya si svegliò di soprassalto: una guancia le bruciava come se qualcuno l’avesse graffiata. Si toccò, e nel ritirare la mano si accorse che c’era una leggera traccia di sangue. Ma quel che la stupì di più, fu la moltitudine di gatti che dormiva acciambellata sul suo letto, formando una soffice coperta di pelliccia identica a quella del sogno. Erano gatti che lei ben conosceva, erano quelli che aveva dipinto sulle pareti giorno dopo giorno.
Anche i gatti si erano svegliati, sbadigliando e stiracchiandosi: “E’ ancora presto… Chi ha interrotto il nostro sonno?”, brontolò il gatto più anziano, quello che Mya aveva disegnato per primo.
“Ma… siete proprio voi? E come avete fatto a staccarvi dalle pareti?”.
“Certo che siamo noi! Mica potevano dormire appiccicati alle pareti! Vorremmo proprio sapere cosa faresti tu, in quella scomoda posizione”, risposero i gatti.
“Sono contentissima di ospitarvi nel mio letto. Però non dovreste graffiarmi”.
“Sono stato io”, disse il gatto viola a pallini gialli. “Sono molto arrabbiato con te. Non soltanto mi hai dipinto d’un colore come tra i gatti non s’è mai visto: dovevi anche punteggiarmi di pallini gialli, che mi pesano e mi rallentano il passo? Quasi non ce la facevo a saltare sul letto”.
“Mi dispiace moltissimo. Te li cancellerò subito”, disse Mya, buttando le gambe fuori dalle coperte per alzarsi.
I gatti si misero a protestare: “Lo farai domani, adesso vogliamo dormire”. Così dicendo si rimissero a dormire, e anche Mya si riaddormentò subito.
La mattina, quando la mamma entrò nella cameretta di Mya, cominciò a strillare con quanto fiato aveva: “Qui c’è un gatto! Un gatto viola! Viola a pallini gialli!”.
Preoccupata, Mya guardò verso le pareti: tutti i gatti erano al loro posto, ma lo spazio che avrebbe dovuto contenere il gatto viola a pallini gialli era vuoto. Il peso dei pallini gialli gli aveva impedito di saltarci dentro.
Presa dal panico, Mya disse la prima cosa che le venne in mente: “Mamma, non esistono gatti viola. Tanto meno a pallini gialli”.
“Vuoi dire che non vedi nessun gatto?”.
A Mya dispiaceva ingannare la mamma, ma ugualmente rispose: “No, non vedo gatti”.
“Allora è meglio che esca da questa stanza: tutti quei gatti alle pareti mi stanno dando le allucinazioni”, disse la mamma.
Rimasta sola, Mya si alzò in fretta per aiutare il gatto viola a pallini gialli a ritornare al suo posto, ma per quanto cercasse – anche sotto il letto – non lo trovò. Il gatto viola a pallini gialli aveva seguito la mamma in cucina.
“Mya, presto, vieni qua”, chiamò la mamma: “Ora si sta strofinando contro le mie gambe… Possibile, Mya, che tu non lo veda?”.
Oramai Mya non poteva più tirarsi indietro: “No, non vedo gatti. Magari! Sai bene quanto sarei contenta di averne uno, anche viola a pallini gialli. Piuttosto, dal momento che, come dici, si sta strofinando contro le tue gambe, o gli piaci o ti chiede da mangiare. O le due cose insieme”.
“Pensi che dovrei accarezzarlo? O dargli da mangiare?”, chiese incerta la mamma.
“E tu provaci”, rispose Mya.
La mamma si chinò ad accarezzare il gatto viola a pallini gialli: “Senti, sta facendo le fusa”.
“No, mamma, non sento niente”.

  “Forse soffro di allucinazioni, forse dovrei preoccuparmi, ma questo gatto immaginario mi piace, e credo di piacere a lui”, disse la mamma togliendo dal frigorifero la bottiglia del latte e versandone un poco nella ciotola. In un momento la ciotola fu svuotata.
“Adesso devi credermi: non c’è più latte nella ciotola”.
“E’ vero, il latte è sparito, ma io continuo a non vedere gatti”, rispose Mya, pur vergognandosi di dover ancora mentire alla mamma.
Fu chiamato il babbo, messo al corrente della situazione, e invitato a pronunciarsi sull’esistenza del gatto viola a pallini gialli. Il babbo guardò nella direzione indicata, si pulì gli occhiali e puntò di nuovo lo sguardo dove, secondo la mamma, doveva esserci un gatto viola a pallini gialli. Il babbo vide effettivamente un gatto rispondente alla descrizione che gli era stata fatta, ma poiché sapeva che non esistevano gatti viola a pallini gialli, preferì cavarsela dicendo che forse la vista gli si era abbassata e che doveva correre subito dall’oculista.
“Dite pure quel che volete”, ribadì piccata la mamma, “ma questo gatto per me esiste, mi piace e io piaccio a lui. Peggio per voi se non lo vedete, d’ora in avanti me ne occuperò personalmente”.
Il gatto viola a pallini gialli fece una linguaccia a Mya, che però fu costretta a far finta di niente.
Quella sera, nella sua cameretta, Mya rifletté amaramente che la mamma, che prima non amava i gatti, ora ne aveva uno tutto per sé; mentre lei, che lo aveva desiderato tanto, era costretta a fingere di non vederlo.
Indovinando i suoi pensieri i gatti, dalle pareti, dissero in coro: “Ci siamo noi! Ci siamo noi!”, e saltarono tutti sul letto di Mya.