Platone, cristiano ante litteram ne “Il filosofo gigolò” di Daniele Piccioni

di Lorenzo Stella

  “Il filosofo gigolò” (Edizioni Ensemble) è un libro difficilmente catalogabile, come il suo autore Daniele Piccioni, che si divide tra Milano, Londra, New York e Los Angeles, e tra le attività di consulente d’impresa e di archivista. Se le sue precedenti opere “Un angelo d’oro” (1996) e “Time, Atemporality and the Trinitarian Nature of God in Plato’s Philosophical Heritage” (2018) sono più chiaramente definibili come saggi, quest’ultima è sì presentata come “romanzo” ma in realtà rimanda alla medesima “proposta filosofica” che lo stesso autore chiama “Teoria della evoluzione acasuale-Tea”: un processo suddiviso in tre parti – Memoria-Intelletto–Vaticinazione – in parallelo con Passato-Presente-Futuro e con la Trinità cristiana. Ma la trasversalità e la complessità non sono solo tassonomiche, investono anche la trama del libro. I protagonisti del romanzo sono Arnaldo Casciani e Sophia, che porta ha tatuate sulla pelle citazioni plutoniane, ma molta parte del plot ruota intorno alle figure di Hypersio e Ypsilon che, leggendo il libro, si scopre essere due persone (ma non due personalità) molto legate, in un senso particolare che non riveliamo per non “spoilerare” troppo la trama.
Sin dall’incipit, ne “Il filosofo gigolò” si mescolano il “Fedone” di Platone, visto come una sorta di “cristiano” ante litteram, e la teoria del tempo di Einstein e dei fisici quantistici (il Quantum entanglement), ma anche di Agostino che nelle Confessioni afferma: «È inesatto dire che i tempi sono passato presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono: presente del passato, presente del presente e presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa».
Poi si vira sui toni del giallo con una microspia e le relative intercettazioni nella suite di un hotel a Portofino. Auto-ironicamente, lo stesso Piccioni ammette di chiedere al suo lettore uno sforzo particolare per seguirlo in un percorso simile a una matassa aggrovigliata da dipanare: «Vuoi un piccolo assaggio? Bene: il tempo non è solo passato, presente e futuro, è anche un insieme di relazioni che uniscono tra loro il primo, il secondo e il terzo, e siccome è probabile che, a loro volta, i tre tempi si relazionino con una dimensione diversa, l’atemporalità… Vedi che già sbadigli?». A complicare le cose, il romanzo preannuncia una trilogia: gli argomenti sono ostici ma i colpi di scena aiutano la lettura e rivelano un lavoro di ricerca significativo.
Anticipiamo comunque che Arnaldo prenderà i voti e non vedrà mai più Sophia, con cui passa una nottata in cui viene concepito Ypsilon: quando verrà a sapere dell’esistenza del figlio lascerà la Chiesa per andare in Grecia a conoscerlo. L’autore descrive il suo libro come «un testo divulgativo che oltre a riassumere in sé le caratteristiche di una biografia, avrebbe potuto essere visto pure come un romanzo, un saggio filosofico, storico, teologico, antropologico, psicologico… ma anche come un libro sacro, o al contrario un testo blasfemo, o un compendio di follia».