“E vissero tutti felici e contenti e… irreprensibilmente eleganti”

di Piera Mattei

  Downton Abbey soddisfa a diverse esigenze di un pubblico, soprattutto inglese ma non solo inglese, affezionatissimo alle vicende girate nell’aristocratica residenza inglese di Highclere Castle.
Il primo, ovviamente, è quello di vedere per la prima volta sul grande schermo, per la regia di Michael Engler, i suoi beniamini della serie televisiva omonima, creata e sceneggiata da Sir Julian Fellowes, che ebbe fortuna (anche planetaria ) per 52 puntate dal 2010 al 2015.
Il secondo è di vedere ancora una volta, reinventati con scrupolo storico, per lo schermo, storici personaggi della famiglia reale.
  Ancora, e forse più importante di tutti, quello di essere trasportato in un mondo dove conta l’eleganza, le buone maniere e l’arguzia, nelle classi alte della società, come in basso, tra la servitù, certo servitù superselezionata e anche fiera della sua condizione.
  Infine questo brillante film soddisfa al desiderio del lieto fine. Infatti mai come al termine di questa proiezione potrebbe tranquillamente comparire la scritta “E vissero tutti felici e contenti”.
Veniamo dunque a esaminare brevemente ognuno di queste caratteristiche di Downton Abbey. Per quanto riguarda la prima è importante notare che al progetto del film hanno subito aderito gli attori che hanno prima interpretato i personaggi più popolari della serie televisiva. Intanto la famiglia di Lord Robert Crawley, al completo: Elizabeth McGovern e Hugh Bonneville sono ancora Lady Cora e Lord Robert Crawley, Conte di Grantham, Michelle Dockery è sempre il volto di lady Mary Talbot, figlia maggiore dei Crawley, Laura Carmichael, anche lei, rimane Lady Edith, la seconda figlia dei Crawley. Infine Maggie Smith è ancora, nonostante gli anni continuino a correre, l’irresistibile Lady Violet, Contessa Madre di Grantham.
Tra i volti più popolari nei piani bassi del castello, citiamo per l’impatto della loro personalità, Jim Carter nel ruolo del Maggiordomo Carson dal cespuglioso sguardo, e Lesley Nicol nel ruolo spavaldo della cuoca dalla lingua lunga.
Tra i nuovi volti, adeguati a inserire nuovo intreccio e una nuova suspence al plot, a cui sarà meglio far solo velato riferimento, appare infine Imelda Staunton nel ruolo di Lady Bagshaw, dama di corte della Regina.

  Per quanto riguarda la presenza di veri personaggi della famiglia reale, Giorgio V e Maria che sono gli ospiti annunciati per un giorno e una notte al castello, creando scompiglio e intreccio narrativo, sono proprio i nonni di Elisabetta II. La regina consorte Maria, nell’episodio imbarazzante d’infrazione del protocollo reale, assume il ruolo di serena mediatrice, che saggiamente salva l’intraprendente cameriere dal rischio di una pesante punizione.
Dell’eleganza dei costumi e dell’ambiente, soffusi di quella noia e di quella malinconia che l’eccessiva ricchezza porta con sé, il film ci dà un quadro perfetto, condensandolo nel personaggio di Mary Talbot, che a un certo momento si chiede se abbia ormai più senso (l’azione si svolge nel 1927) occupare la propria breve esistenza a tenere in funzione la vita di un castello con gli obblighi che tale impegno comporta.

  Per quanto riguarda il lieto fine, ebbene le varie storie che, con dignità quasi pari si aprono nella narrazione, tra tutte la discordia tra le due blasonate cugine, si risolvono infine felicemente. E cosa altro chiede qualche volta lo spettatore se non essere, almeno nella finzione, rassicurato del fatto che tutto nella vita si risolverà per il meglio?