“Ermitage – Il Potere dell’Arte” il docufilm di Michele Mally dal 21 ottobre nelle sale italiane

di Piera Mattei

  “Arriva il 21, 22, 23 ottobre 2019 in anteprima nelle sale italiane, per poi essere distribuito in tutto il mondo, il docufilm di Michele Mally, su soggetto di Didi Gnocchi, Ermitage – Il Potere dell’Arte, con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo, dedicato a uno dei musei più amati e visitati del mondo. Il film, produzione originale 3D Produzioni e Nexo Digital, realizzato in collaborazione con Villaggio Globale International e Sky Arte, il patrocinio di Ermitage Italia e il sostegno di Intesa Sanpaolo, rientra nel progetto La Grande Arte al Cinema con la piena collaborazione del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e del suo Direttore Michail Piotrovskij.”

  Questo dunque il comunicato stampa del film che ho voluto vedere ieri, anche per prolungare l’atmosfera russa delle mie giornate, dopo il recente viaggio a Mosca.
La sala piccola del Cinema In Trastevere, a Roma, era gremita e gli ultimi arrivati sono rimasti fuori.
In realtà il docufilm è piuttosto dedicato alla città, San Pietroburgo, nata, con quel nome germanizzante, dalla volontà di Pietro il Grande, despota forte e intelligentissimo, del cui santo eponimo è tornata a portare il nome, dopo essersi chiamata per dieci anni, dal 1914 al 1924, con suffisso slavo, Pietrograd, e quindi, a quell’ultima data che segnò la morte di Lenin, rinominata in onore del leader socialista, Leningrado, nome che ha conservato fino al 1991, quando, in base a un referendum popolare, è tornata ad assumere il suo nome originale.
La data convenzionalmente accettata per la nascita della città è il 1703. Pietro volle costruire una città che fosse da un lato baluardo contro i vicini svedesi, dall’altra una città, alla foce del fiume Neva, avamposto russo verso l’Europa.

  Il luogo allora era un arcipelago di bassi isolotti, un luogo paludoso e freddo, ma Pietro con leggi severe riuscì a convincere i nobili a trasferirsi lì e a edificare lì le loro sontuose dimore. La città, questa è la sua caratteristica fondamentale, realizza unitariamente il progetto di una piccola equipe di architetti, primo tra tutti il ticinese Rastrelli. Per edificarla in tempi record, anche nelle stagioni gelide dell’inverno baltico artigiani e servi morirono a migliaia.
L’Ermitage è il cuore di quella città perché ingloba il Palazzo d’Inverno, che fu residenza invernale degli zar, e perché racchiude un tesoro d’arte unico al mondo, che fu in un primo tempo collezione privata degli zar, arricchitasi rigorosamente con acquisti, non con ruberie, come avviene in altri musei del mondo, soprattutto nella vecchia Europa. Un incremento straordinario alla collezione fu dato da Caterina II, dalle sue origini tedesche divenuta zarina intelligente e potentissima, amica dei grandi illuministi francesi.
Il filmato mostra anche le immagini del terribile assedio di Leningrado, durato 29 mesi, da parte delle truppe di Hitler. Anche a quelle truppe l’esercito russo riservò lo stesso destino che a quelle di Napoleone, cioè, dopo aver permesso che penetrassero all’interno del paese, le lasciò sconfitte e decimate anche dal freddo invernale.
Il film, reclamizzato come “evento” è interessante ma devo dire che quanto mi ha disturbato era che in quei luoghi avesse funzione di guida un attore, che in altro contesto ho amato moltissimo, cioè Toni Servillo. Una personalità troppo forte perché potesse, senza una connessione intellettuale e narrativa adeguata, amalgamarsi con una realtà rispetto alla quale la sua presenza mi è parsa incongrua, con danno della realizzazione complessiva del film.