Al Bolscioi

di Piera Mattei

  Non è stato però questa volta uno spettacolo allestito dal Balletto del Bolscioi.
Si tratta invece del Norwegian national Ballet che, con le scenografie di Even Borsum, le coreografie di Marit Moum Aune e le musiche di Nils Petter Molvaer – straordinario musicista di uno stile jazz sperimentale e meraviglioso trombettista che suona dal vivo sul palco– mette in scena Hedda Gabler del grande norvegese Henrik Ibsen.
Quanto mi ha colpito, quando sono andata a fare il biglietto, è che l’impiegata al botteghino, paziente e gentilissima, ha chiesto di fornirle il passaporto e ci ha poi raccomandato di esibirlo insieme al biglietto il giorno dello spettacolo. Infatti il biglietto, non l’avevo in un primo tempo notato, portava la registrazione del mio nome e del numero di passaporto. All’entrata del teatro, dopo il controllo del passaporto, si proseguiva passando attraverso un metal detector. Quindi, mi sono detta, la tranquillità che sembra regnare in questa città, dove il traffico di automobili di grossa cilindrata riempie le grandi arterie, mentre sui marciapiedi giovani e giovanissimi svettano in monopattino, con ogni evidenza, nasconde una severa politica di contrasto ad azioni e presenze terroriste. Non si notano però in giro militari in tutta mimetica, né le camionette dell’esercito e quegli orrendi sbarramenti a strisce bianche e rosse che a Roma, solo per fare un esempio che mi fa molto soffrire, deturpano un luogo come Piazza Farnese, che dovrebbe essere un tempio alla Bellezza.

  Di Hedda Gabler si conoscono decine di rivisitazioni e adattamenti non solo al teatro ma anche per il cinema e la televisione, tuttavia è la prima volta che vedo messa in scena nella versione balletto la tragica vicenda di quel personaggio femminile che brama (non credo qui il termine eccessivo) possedere e piegare anime. Del resto in un altro teatro lì vicino, l’Operetta, si portava in scena come balletto Anna Karenina, segno di una diffusa tendenza a ridurre in spettacoli di danza i grandi classici dell’Ottocento.
Nel ruolo di Hedda Glaber si sono misurate attrici grandissime come Ingrid Bergman e, in tempi più recenti, Cate Blanchett. Nella versione balletto, si recita in altra dimensione, ovviamente, è soprattutto il corpo a parlare, è la coreografia, la scena, la musica. Molto mi ha colpito un flash nel quale, nelle luci crepuscolari, anzi “dark” di scena, il corpo della protagonista appare nudo, di schiena, mostrando in tutta la loro plasticità i fasci di muscoli, che sostengono e muovono con straordinaria espressività e abilità acrobatica un corpo che, rivestito, appare filiforme e fragile.
Il balletto mette dunque in scena i protagonisti del dramma, cioè Hedda, il marito di Hedda, Joergn Tesman, l’anziana zia di lui (in realtà la ballerina che interpreta questo ruolo, per quanto indossi un abito scuro e alla moda antica, quando irrompe si scatena al suono di un’impressionante musica percussiva), lo scrittore ex-amante di Hedda, Loevborg, Thea una vecchia compagna d’infanzia di Hedda, ora ispiratrice dello scrittore.
Ma, come in un flash back, il balletto racconta anche il passato del personaggio, e le immagini che di questo passato compone sono tra le più interessanti.
La scena si apre infatti su Hedda bambina accanto al padre, il generale, a sottolineare l’attitudine assimilata da lui al comando. L’altra bambina in scena è Thea l’amica di Hedda, per raccontare la precoce disposizione della protagonista alla sopraffazione. Altre quattro bambine compongono con ballerini adulti le preziose coreografie d’insieme.
Era facile seguire nel balletto la storia: Hedda, la figlia del generale Gabler ha sposato Tesman per convenienza. Nella sua vita, al ritorno dal viaggio di nozze, tornano a comparire la sua compagna d’infanzia e Loevborg, al quale Hedda era stata precedentemente legata, che pensa di aver scritto l’opera che lo renderà famoso. Ma uscito da un locale dove ha festeggiato l’evento, lui perde il manoscritto. Il marito di Hedda lo trova e lo raccoglie. Hedda tuttavia, volendo spingere lo scrittore verso la disperazione e verso un perfetto suicidio romantico di nascosto brucia il manoscritto, quindi fa dono all’amico di una sua pistola. L’amico però non morirà come lei pensava di aver predisposto. La sua è una fine ignominiosa in un bordello mentre il colpo mortale parte dalla pistola solo per incidente. Hedda, delusa e ricattata da un losco personaggio, preferisce togliersi la vita.
La protagonista, sempre in scena, è stata indubbiamente la star della serata.
Al termine il pubblico è esploso in applausi senza fine e coreografo, musicista e scenografo hanno partecipato al trionfo.