Lou von Salomé

di Piera Mattei

  Da oggi nelle sale italiane “Lou von Salomé” il film biografico sulla nota intellettuale, considerata femme fatale, vissuta tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, realizzato nel 2016. Questo ritardo nella distribuzione sembra in parte confermare il destino di quest’opera la cui realizzazione si è protratta, soprattutto per motivi economici, per circa otto anni.
Lo ha coprodotto, ma ne firma anche la regia e, in associazione con Susanne Hertel, anche la sceneggiatura, la tedesca Cordula Kablitz-Post. Potremmo dire che per questa regista, che aveva in precedenza firmato soltanto film documentari, Lou Salomé sia l’ossessione della sua vita. Ne incontra infatti la figura e i libri nella prima giovinezza e le sembra un personaggio straordinario, le cui idee e comportamenti non sono sufficientemente noti e divulgati. (In realtà ci sembra che l’industria editoriale e nemmeno il cinema l’abbiano nei decenni trascurata. Liliana Cavani ne aveva fatto già fatto la figura centrale, la donna contesa dai due amici filosofi Nietzsche e Reé nel suo film del 1977 “Al di là del bene e del male”).
Cordula Kablitz-Post si immerge comunque nei documenti più segreti della vita di Lou, riuscendo nel finale del film, che certo non intendiamo qui rivelare, a farci intuire una realtà segreta, non certo secondaria nella vita della già matura Lou.
Lou fin dall’adolescenza è dotata di spirito indipendente, di desiderio di acquisire una formazione filosofica al livello delle intelligenze maschili più brillanti, ma non vuole legarsi a nessun uomo. Ai filosofi Reé e Nietzsche (quest’ultimo incontrato per la prima volta all’interno di un confessionale di San Pietro a Roma) che separatamente la chiedono in moglie risponde con un rifiuto, rilanciando con il patto di formare una Trinità, che escluda il sesso. Sposa poi a ventisei anni l’orientalista tedesco Friedrich Carl Andreas, con il quale vivrà fino alla morte di lui, sull’impegno di non consumare il matrimonio. Tuttavia, ai suoi 36 anni, avvenne ciò che la stessa Lou chiamò “l’emancipazione della carne” e l’incontro con il giovane poeta Rilke che la fa recedere dal suo proposito di castità sessuale. Conoscerà quindi una serie di esperienze, che nel film sono raccontate da una Lou giunta al traguardo dei 72 anni a un giovane ammiratore che le trascrive fedelmente.

  Una caratteristica originale del film, che con successo risolve il problema di cambiare molti set e ambientazioni, è l’utilizzo, come sfondi nei quali i personaggi si muovono, di vecchie cartoline, che, del resto, l’anziana Lou torna a osservare ripercorrendo la sua vita.
Se una notazione mi sento di fare è che la narrazione è molto incentrata sui rapporti di Lou con gli uomini (il padre, il precettore anche lui innamorato, poi Reé, Nietzsche, Andreas, Rilke, Freud) lasciando un poco in ombra, soprattutto per quanto riguarda l’età adulta, la realizzazione intellettuale, obbiettivo dichiarato della vita della protagonista.

  Bravi e ben diretti gli attori, molti con rispettabili carriere teatrali. Per il ruolo della protagonista Cordula Kablitz-Post ha scelto quattro diversi volti. Si alternano Helena Pieske (a 5 anni), Liv Lisa Fries (a 16 anni), Nicole Heesters (a 72 Anni) e Katharina Lorenz (dai 21 ai 50 anni), quest’ ultima dotata di una somiglianza davvero particolare (la parte bassa del viso, la bocca e il mento) con il personaggio che interpreta.

  Il film, dove anche le musiche originali sono firmate da una musicista, Judit Varga, ha vinto il premio per il Miglior Film al Socially Relevant Film Festival di New York.