“Il Signor Diavolo”

di José de Arcangelo

Felice ritorno all’Horror per Pupi Avati che, dopo il suo esordio con “Balsamus, l’uomo di Satana” e “Thomas e gli indemoniati’, aveva firmato l’indimenticabile (capolavoro) “La casa dalle finestre che ridono”, e ora si ripresenta con “Il Signor Diavolo” in cui recupera con intelligenza e creatività credenze e superstizioni, perversità e diversità, segreti e menzogne, società (contadina) e politica (democristiana). Un racconto dello stesso Avati, sceneggiato col fratello Antonio (da sempre produttore) e dal figlio Tommaso, “Il Signor Diavolo” poggia sugli orrori della tradizione e della società italiana, su arcaici misteri e oscure favole.

Roma, 1952. Il giovane funzionario ministeriale Furio Momenté (Gabriel Lo Giudice) viene convocato dal suo superiore per una questione delicatissima. In Veneto, il bambino Carlo Mongiorgi (l’esordiente Filippo Franchini) ha ucciso un coetaneo convinto di uccidere il ‘Signor Diavolo’. Per motivi elettorali la questione va trattata in modo da evitare scandali. La madre della vittima, Clara Vestri Musy (Chiara Caselli), è molto potente e, da sostenitrice della causa della maggioranza politica, ha cambiato opinione assumendo una posizione assai critica nei confronti della Chiesa e di chi politicamente la supporta.

Il compito di Momenté è quindi quello di evitare un coinvolgimento di esponenti del clero (dal sagrestano alle suore) nel procedimento penale in corso. Durante il lungo viaggio in treno, Momenté legge i verbali degli interrogatori condotti dal giudice istruttore, a partire da quello del piccolo assassino, Carlo. La realtà che comincia a dispiegarsi davanti a lui è complessa e sinistra, ma le cose, una volta che si troverà sul posto, si dimostreranno ben peggiori. Ovviamente, niente e nessuno è come sembra.

Partendo dalla fine dell’inquietante episodio – tranne un prologo sull’orribile credenza –, Avati racconta una storia tanto inquietante quanto misteriosa – in raro equilibrio fra realtà e fantasia – come fosse un vecchio e complesso giallo, ricreando una sinistra atmosfera veramente anni Cinquanta, tramite un’ottima  fotografia (di Cesare Bastelli) ‘decolorizzata’, più in nero che in bianco. E vengono  in mente i vecchi e spaventosi racconti delle nonne, leggende contadine (oggi diventate metropolitane) nate da veri episodi di cronaca nera romanzati attraverso stereotipi e visionaria fantasia, soprattutto di origine cristiano-pagana, anzi proto cattolica. Così come i suoi vecchi film di genere, tra cui “Tutti defunti… tranne i morti” (1977) e “Le strelle nel fosso”  (1979). che segnano il suo passaggio prima alla commedia grottesca poi a quella sentimentale) e un ritorno all’horror con “Zeder” (1983) con Gabriele Lavia.

Quindi, “Il Signor Diavolo” è un horror denso e sobrio al tempo stesso, dove l’orrore è spesso suggerito e/o visto in flash provocando nello spettatore l’effetto desiderato, ovvero quello di risvegliare in noi antiche paure. E intorno ai protagonisti poco noti sfilano molti attori feticcio dello scrittore e regista: Lino Capolicchio (il parroco Don Zanini), Gianni Cavina (il sagrestano), Massimo Bonetti (Giudice Malchionda), Andrea Roncato (Dott. Rubei), Cesare Cremonini (Giulio Mongiorgi), Enrico Salimbeni (giocatore due) e Alessandro Haber (Padre Amedeo).

Nelle sale italiane dal 22 agosto presentato da 01 Distribution