“Charlie Says”

di José de Arcangelo

Sobrio e coinvolgente, nonostante il tema, è “Charlie Says”, diretto – con lucidità e soprattutto alla ricerca di una verità così sconvolgente – da Mary Harron (“Ho sparato a Andy Warhol” e “American Psycho”).

Sceneggiato da Guinevere Turner “(Go Fish”) – alla sua terza collaborazione con l’autrice -, tratto dai libri “The Family” di Ed Sanders e quello della psicologa delle tre donne, è anche un viaggio nella mente di Charles Manson, musicista, manipolatore e mandante degli efferati omicidi che sconvolsero gli Usa nell’estate del 1969, proprio attraverso le tre giovani ‘schiave’, esecutrici degli orribili ‘compiti’, tra cui il massacro di Sharon Tate e dei suoi amici (un brevissimo flash-back), rievocato anche in chiave diversa da “C’era una volta… a Hollywood” di Quentin Tarantino, e di una matura coppia di vicini (i LaBianca).

L’azione si svolge anni dopo il massacro di Los Angeles che ha reso noto il nome di Charles Manson, tre sue adepte (in carcere) sembrano ancora essere vittime del suo perverso fascino, sino a quando qualcuno non tenta di riabilitarle psicologicamente, ma non giustificarle.

Il film indaga nella psiche del leader criminale. infatti, attraverso gli occhi di Karlene Faith, psicologa delle tre giovani donne entrate a far parte della setta, dopo aver subito il lavaggio del cervello, e condannate all’ergastolo. In una escalation di follia e annullamento della volontà (e dell’identità), viene ripercorsa la vita all’interno della ‘Famiglia Manson’ e il rapporto di queste giovani con l’uomo che ha segnato le loro vite.

Che potere aveva Manson sulle sue prede? Cosa è scattato nella loro mente? Solo quello del fanatico leader capace di plagiare oltre ogni limite, soprattutto ragazze traumatizzate e fragili che finiranno per considerarlo una sorta di dio in terra. Le ragazze, infatti, sono diventate una sorta di cieco automa capace soltanto di ‘eseguire degli ordini’ senza opporre nessun tipo di resistenza né di esprimere dubbi e tanto meno sentimenti verso (tutti) gli altri.

Non a caso, il titolo allude alla frase che le ragazze pronunciano in continuazione: “Charlie dice…” e Mary Harron ha dichiarato: “Questo film  non è un’opera in difesa delle colpevoli. Ho cercato di comprendere come e perché queste giovani donne siano arrivate a fare cose terribili. Il film è una storia drammatica sugli anni Sessanta. Ha attinenza con i giorni nostri e la gente troverà dei parallelismi con eventi di oggi. Ma parla anche di questioni senza tempo, di abuso e dominio, cose che sono successe nelle famiglie, nelle relazioni e nelle società nel corso della Storia”.

Un fenomeno che può ben rispecchiare i nuovi ‘lavaggi del cervello’ (o lobotomie virtuali) del terzo millennio (vedi gli ‘affiliati all’Isis’ e i vari talebani e kamikaze sparsi ovunque nel mondo), ormai privi di ragione e in lotta con un nemico inerme.

“Charlie Says” vanta come protagoniste Hannah Murray (Leslie ‘Lulu’ van Houten), Sosie Bacon (Patricia ‘Katie’ Krenwinkel), Marianne Rendon (Susan ‘Sadie’ Atkins), Marritt Wever (Karlene Faith, la psicologa), Grace Van Dien (Sharon Tate), Chace Crawford (Tex Watson), la rediviva Annabeth Gish (Virginia Carlson) e Matt Smith (già protagonista della serie “Dr. Who”) nel ruolo di Charles Manson. Il film è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia (Orizzonti), al Tribeca Film Festival e alla 39.a edizione del Fantafestival di Roma.

Nelle sale italiane dal 22 agosto 2019 distribuito da No.Mad Entertainment