Mircea Cartarescu, un giovane classico della letteratura rumena

di Piera Mattei

  Composizione metaletteraria di ampio respiro, in dodici canti, Il levante aveva preceduto nella produzione di Mircea Cartarescu l’ambiziosa trilogia L’abbacinante(L’ala sinistra, Il corpo, L’ala destra), scritta nell’arco di quattordici anni, e già precedentemente pubblicata da Voland, a cura dello stesso studioso di lingua e letteratura romena Bruno Mazzoni.
La stesura di quest’opera ironica e fantasmagorica era perciò avvenuta ancora durante la dittatura di Ceausescu, di qui la particolare fisonomia di un libro che appare una novità nella traduzione italiana ma che risale a un’epoca storicamente superata dai rivoluzionari eventi del dicembre 1989. La storia, che talvolta procede per salti e sussulti, si è quindi incaricata di aggiungere un’altra distanziante cornice a quella del progetto iniziale che aveva collocato, nell’atmosfera di una Romania non ancora realizzata come stato, al tempo degli effendi e del regime fanariota, la mentalità di uno scrittore attuale e presente negli anni Ottanta del Ventesimo secolo. Questa distanza ci porta a leggere Mercea Cartarescu come un giovane classico.
L’impegno etico- politico, il desiderio di affermare una propria originale identità, in questo poema misto di versi e di una prosa intrisa di rimandi poetici, è evidente, ma nello stesso tempo è collocato a distanza non solo perché il canto si apre sull’ambientazione di un Ottocento ottomano, ma perché il tono ironico, gli eventi paradossali e fantastici lo allontanano da ogni vibrante retorica patriottarda. Se retorica ascoltiamo qui è quella di un supercondensato di cultura e rimandi, per cui una lettura esaustiva del testo implicherebbe conoscenze storiche e letterarie molto particolari, nonché la nozione che la scrittura di canti affonda le sue radici in una ben affermata tradizione.
Dopo che nel secolo scorso gli autori romeni erano entrati a far parte della nostra cultura soprattutto attraverso la mediazione della lingua francese, e mi riferisco qui, per nominare solo i più noti, a Tristan Tzara, a Eugène Ionesco, a Emile Cioran, ora Mercea Cartarescu si travasa nella nostra lingua direttamente, segno questo di una diversa vicinanza, del bisogno di una più diretta conoscenza, che i tempi ci hanno portato.

Mercea Cartarescu –Il Levante– a cura di Bruno Mazzoni –Voland 2019 pag. 221 Euro 17