A Venezia Classici il documentario “Life As a B-Movie: Piero Vivarelli”

Arriva in prima mondiale alla 76.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione ‘Venezia Classici’ documentari, “Life As a B-Movie: Piero Vivarelli”, il film di Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli dedicato a una delle personalità più estrose, originali e seminali dello spettacolo italiano (e non solo): Piero Vivarelli.

La vita irrequieta e la filmografia caleidoscopica di Piero Vivarelli, regista di B-Movies italiani di tutti i generi, paroliere di successi musicali, tra cui ‘24.000 baci’ di Celentano (finita nelle colonne sonore di “Nine” e del premio Oscar “Ida”), e sceneggiatore dello Spaghetti Western “Django”, amato da Quentin Tarantino, si intrecciano in questo ritratto di un provocatore rivoluzionario. Giovanissimo aderente alla Decima MAS, l’unico non cubano, oltre a Che Guevara, ad avere una tessera del Partito Comunista Cubano firmata da Fidel Castro. Spaziando da “Urlatori alla Sbarra”, film musicale con Celentano, Chet Baker e Mina sul mondo giovanile che comincia a muoversi a ritmo di rock, a film di attualità politica come “Oggi a Berlino”, a “Django”, appunto, che anticipa uno stile di Spaghetti Western destinato a far scuola, Vivarelli cavalca l’onda del nuovo. Dà corpo ai fumetti con “Satanik” e “Mister X” e mette in scena la rivoluzione sessuale con “Il Dio serpente”, con cui diede inizio al filone erotico.

I suoi ultimi film, sceneggiati e diretti dallo stesso Vivarelli, sono stati “Provocazione” (1988), con Moana Pozzi, e “La rumbera” (1998), tratto dal romanzo di Miguel Barnet e girato interamente a Cuba. Nato a Siena il 27 febbraio 1927, Piero Vivarelli è morto a Roma i 7 settembre 2010 a 83 anni.

Attraverso una narrazione creativa, il documentario esplora in profondità un territorio trascurato della cultura pop italiana e mondiale e, al contempo, scava in una vita che è essa stessa un film di genere, un film “alla Vivarelli”: esagerato, ironico, sensuale, pieno di vitalità, musica, e tanta azione.

Prodotto da Marcantonio Borghese e Taku Komaya per Tea Time Film, con Istituto Luce-cinecittà, il film è distribuito da Luce-Cinecittà. Moltissime e di rilievo le testimonianze del film che omaggiano questo geniale inafferrabile autore, da Quentin Tarantino a Emir Kusturica, dal ‘primo Django’ Franco Nero a Rita Pavone che recitò di fianco a Totò (“Rita, la figlia americana” ndr.) per Vivarelli, dai colleghi Umberto Lenzi e Pupi Avati – che gli fu assistente e debuttò come attore in un suo film –, Enrico Vanzina e Gabriele Salvatores, a giornalisti, critici, sodali.

In una nota prima del Festival Laurenti e Vivarelli dichiarano ‘Raccontando la vita e le passioni di Piero Vivarelli, rivisitando il suo cinema, ci piace rendere omaggio a un cinema italiano che abbiamo amato e col quale siamo cresciuti. Un cinema non considerato d’autore e che non ha mai vinto palme o leoni, ma che ha plasmato l’immaginario di un’intera generazione. Una generazione che ha tifato, mescolandoli un po’, Django e Che Guevara, e si è immaginata in mondi più o meno esotici in cui liberarsi una volta per tutte dei panni e dei tabù della società cosiddetta civile. Che ha vissuto ogni suo film come una piccola spinta a non fermarsi, un incitamento verso la meta (o l’utopia) della rivoluzione; piccola o grande che sia: quella in noi stessi’.

“Life As a B-Movie: Piero Vivarelli”

Scritto e diretto da Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli

Montaggio, fotografia e riprese Fabrizio Laurenti

Progetto grafico e animazione Luca Tommasini Ricerche di archivio Ilaria Giaccio, Fiorentina Sensini

Prodotto da Marcantonio Borghese, Taku Komaya

una produzione Tea Time Film – Istituto Luce-Cinecittà

una distribuzione Istituto Luce-Cinecittà

Con Quentin Tarantino, Umberto Lenzi, Emir Kusturica, Franco Nero, David Zard, Pupi Avati, Rita Pavone, Gianni Minà, Giona A. Nazzaro, Beryl Cunningham, Vincenzo Mollica, Marco Giusti, Maria Pia Fusco, Adriano Aragozzini, Enrico Vanzina, Gabriele Salvatores, Manlio Gomarasca, Steve della Casa, Franco Rossetti, Olivier Père

Fabrizio Laurenti

Nato a Roma, Fabrizio Laurenti è regista di film, serie TV e documentari girati in Italia e negli Stati Uniti dove nei prima anni ‘80 ha girato “The Immigrant” una storia di vampiri tossicodipendenti nel Lower East Side di New York, che lo ha portato all’attenzione dei critici ed è andato in onda su Rai 3. Ha poi diretto vari horror tra cui “La casa 4 – Witchcraft” con Linda Blair e David Hasselhoff che ha debuttato al numero uno al box office Italiano e “Creepers,” e le serie TV “Voci notturne” per la RAI e il TV movie “Olimpo Lupo, cronista di nera” per Mediaset.

Tra i suoi documentari “Il segreto di Mussolini” che ha ispirato il film di Marco Bellocchio “Vincere,” presentato al Torino Film Festival, “Cene Galeotte” e, in arrivo prossimamente, “Baci Rubati” sulla condizione degli omosessuali durante il fascismo.

Niccolò Vivarelli

Nato a Firenze da madre americana e padre italiano, Niccolò (Nick) Vivarelli ha trascorso lunghi periodi in entrambi i paesi. Laureato in letteratura comparata alla New York University, ha lavorato come gestore di una galleria d’arte a Roma, prima di dedicarsi al giornalismo e alla critica cinematografica. Da allora ha collaborato con varie testate tra cui The Associated Press, Newsweek, The Hollywood Reporter e Ciak. Ormai una presenza fissa sul circuito festivaliero internazionale, Nick è attualmente Capo Servizio per l’Italia e Medio Oriente di Variety. È anche autore di ‘Slalom’, un thriller pubblicato da Manni Editori incentrato su un omicidio cruento che avviene in una comunità terapeutica nella campagna toscana. “Life As a B-Movie” è il suo primo film.