Valentina Cortese prima e ultima diva italiana a Hollywood

di José de Arcangelo

Si è spenta la stella di una grande diva, l’ultima italiana della sua generazione e tra le prime (con Alida Valli) a varcare l’oceano per lavorare a Hollywood nel dopoguerra: Valentina Cortese, nata a Milano il 1° gennaio 1923 è morta ieri, 10 luglio 2019, a 96 anni proprio nel capoluogo lombardo.

Bellezza sofisticata e attrice di grande talento, la Cortese esordisce in un piccolo ruolo in “Orizzonte dipinto” (1941) e nello stesso anno in “L’attore scomparso” di Luigi Zampa, per il quale diventerà protagonista di “Un americano in vacanza” (1946). Poi è il turno di Riccardo Freda che la vuole protagonista femminile del dittico tratto da “I miserabili” di Victor Hugo: “Caccia all’uomo” e “Tempesta su Parigi”, girati nel 1948.

L’esordio in lingua inglese avviene con “La montagna di cristallo” di Henry Cass (1949), seguito da “Cagliostro” di Gregory Ratoff, accanto al grande Orson Welles (co-regista non accreditato), due film girate in parte in Italia, che diventano il trampolino di lancio per Hollywood, dove gira  nello stesso anno “I corsari della strada” di Jules Dassin e “Malesia” di Richard Thorpe al fianco di Spencer Tracy e James Stewart. Seguono “Donne senza nome” di Geza von Radvanyi (1950), “Shadow of the Eagle” di Sidney Salkow, “La rivale dell’imperatrice”, sempre di Salkow e Comin (1951), “Ho paura di lui” di Robert Wise, sul set del quale conosce Richard Basehart che sposerà nello stesso 1951. Del loro matrimonio nasce il suo unico figlio Jackie Basehart, il quale aveva intrapreso la carriera d’attore ed è stato uno dei protagonisti di “Quel maledetto treno blindato” di Enzo G. Castellari – che ha ispirato Tarantino per “Bastardi senza gloria” (titolo internazionale dell’originale) -, purtroppo scomparso nel 2015 dopo una lunga malattia.

Interprete di ben 108 film, tra cinema e televisione, ma anche teatro, soprattutto con Giorgio Strehler, la Cortese è diventata famosa in tutto il mondo attraverso il suo intervallo hollywoodiano, ribattezzata Valentina Cortesa, e si afferma definitivamente in Italia attraverso personaggi sempre più intensi e variegati, eleganti e regali, continuando a interpretare film dei più grandi maestri, dall’Alessandro Blasetti di “La cena delle beffe” al Jules Dassin de “I corsari della strada”; dal Federico Fellini di “Giulietta degli spiriti” al François Truffaut di “Effetto notte” (proprio nel ruolo di una capricciosa diva); dal Michelangelo Antonioni di “Le amiche” al Richard Fleischer di “Barabba”.

E non solo ha continuato a lavorare sia in Europa che in America, ma in ogni genere, dalla commedia all’horror, dal fantastico al ‘poliziottesco’: da “Gli amici di Nick Hezzard” di Fernando Di Leo (1976, Regina, la madre); a “Ormai non c’è più scampo” di James Goldstone (1980), al fianco di Paul Newman, Jacqueline Bisset e William Holden, nella parte di Rose Valdez; da “L’assassinio di Trotsky” di Joseph Losey (1972) a “Le avventure del Barone di Munchausen” di Terry Gilliam (1988).

La sua ultima partecipazione risale al 1993 in “Storia di una capinera”, dove vestiva i panni della Madre Superiora. Ma per Zeffirelli, oltre che in teatro “Maria Estuarda”), era stata anche la madre in “Fratello sole, sorella luna”, Pica Di Bernardone (1972), nel “Gesù di Nazareth” (1977), aveva il ruolo di Erodiade, e persino è stata comparsa di lusso ne “Il giovane Toscanini” (1988).

Ebbe solo una nomination all’Oscar per la Miglior attrice non protagonista in “Effetto notte” (1974), però ha vinto il Bafta Film Award, il National Society of Film Critics Award e il New York Film Critics Circle Award, ma è stata trascurata in patria, visto che ha avuto solo delle nomination ai David di Donatello, e vinse un Nastro d’Argento per la Migliore attrice non protagonista in “Le amiche”, ruolo che le fece vincere anche il Golden Globe della stampa estera. Un riconoscimento tardivo è arrivato con il Premio alla carriera dal Milano International Film Festival nel 2001. Nel 2013 la Francia l’ha insignito del titolo di Comandante dell’Ordine delle Arti e delle Lettere.

Più di un anno fa Francesco Patierno le aveva dedicato un documentario, presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e poi vincitore del Nastro d’Argento per il miglior docufilm 2018, “Diva!”, tratto da “Quanti sono i domani passati” della stessa Valentina Cortese – pubblicato in occasione dei suoi 90 anni -, attrice e diva, appunto, per oltre trent’anni lavorando con i più grandi registi fra Cinecittà e Hollywood, passando per Parigi.