“Il ritratto negato”(Powidoki)

di José de Arcangelo

Arriva nelle sale italiane il film testamento del maestro polacco Andrzej Wajda, a tre anni dalla sua morte (9-10-2016), avvenuta un mese dopo la presentazione, in anteprima mondiale, al Toronto International Film Festival e in attesa della proiezione alla Festa del Cinema di Roma: “Il ritratto negato” (Powidoki). E’ il ‘ritratto’ biografico degli ultimi anni del pittore Władysław Strzemiński, uno dei fondatori della celebre Accademia di Belle Arti di Lodz (anche scuola di cinema dove si è formato e ha successivamente insegnato lo stesso Wajda) e del museo d’Arte Moderna (smontato mentre lui era ancora in vita).

Un potente ritratto dell’uomo e dell’artista che difendeva il diritto ad uno sguardo diverso e artistico, libero dalle ideologie e dalla politica, che Wajda disegna con maestria, senza giudicare né idealizzare il suo protagonista, e soprattutto senza retorica né eccessi, quindi offrendo il ‘suo’ sguardo sull’uomo e sull’arte, dello scontro e dell’incontro, del personale e dell’universale, perché l’arte non ha e non può avere imposizioni né sottomissioni, così come non ha frontiere.

Polonia nel Dopoguerra, dal 1949 al 1952. il noto pittore Władysław Strzemiński (un perfetto Boguslaw Linda) insegna all’Accademia delle Belle Arti di Lodz. Grande artista e coautore della teoria dell’Unismo, Strzemiński aveva acquisito fama già prima del secondo conflitto mondiale, diventando amico e studente di Malevic, Chagall e Rodchenko. I suoi allievi vedono in lui il “messia della pittura moderna”, a differenza della Direzione universitaria e del Ministero della Cultura che ne hanno un’opinione opposta.

Contrariamente agli artisti leali alle al realismo socialista di scuola sovietica, i quali adempiono ai compiti del Partito, Strzemiński non accetta compromessi per la sua arte. Si rifiuta di seguire i regolamenti del Partito (siamo in pieno stalinismo) e finisce espulso dall’Accademia e dall’Unione degli Artisti. Mentre gli studenti di Strzemiński continuano a sostenerlo, gli fanno visita e si raccolgono alle sue lezioni ‘private’. Prendono appunti sulla sua Teoria della Visione e ascoltano attentamente le critiche che lui rivolge ai loro lavori.

Ormai disoccupato e infermo, visto che è impossibile aiutarlo persino da amici e allievi, Strzemiński, privo di un braccio e di una gamba (persi nella prima guerra), presto cade in disgrazia fra povertà e malattia, mentre le disposizioni delle autorità comuniste persistono a volere la sua rovina. Quindi non ha diritto a lavorare, ma neanche a mangiare e tanto meno ad occuparsi della figlia adolescente, costretta a tornare nella scuola-orfanotrofio.

“Volevo filmare la storia di un artista – dice l’autore di tanti capolavori, da “Cenere e diamanti” a “L’uomo di marmo” -, di un pittore, ormai da diverso tempo. Ho deciso di portare Władysław Strzemiński sul grande schermo perché è uno degli artisti polacchi di maggior talento. Allo stesso tempo, volevo mostrare il suo conflitto con lo Stato socialista. Strzemiński ha capito il sentiero dell’arte moderna. L’ha spiegato nel suo libro intitolato “Teoria della visione”. La convinzione che non vi fosse altra strada se non quella dell’arte astratta, nella misura in cui la pittura tematica e il postimpressionismo avevano già detto tutto, gli ha dato la forza di opporsi alle autorità comuniste. ‘Il Ritratto Negato’ è il ritratto di un uomo integro, sicuro delle proprie decisioni; un uomo dedito ad un’arte non facilmente apprensibile. Fu un insegnante d’eccezione, e anche fondatore del Museo d’Arte Moderna, il secondo nel mondo, nel 1934, a Łodz. Il film illustra quattro anni difficili, 1949-1952, quando la sovietizzazione della Polonia prese la sua piega più radicale, e il realismo socialista divenne forma obbligatoria di ogni espressione artistica”.

Nel cast la rivelazione Bronislawa Zamachowska (Nika. La figlia), Zofia Wichlacz (Hania), Krzysztof Pieczynski (Julian Przsybos), Mariusz Bonaszewski (Madejski).

Nelle sale italiane dall’11 luglio 2019 distribuito da Movies Inspired

WŁADYSŁAW STRZEMINSKI

Un pittore. Co-ideatore della teoria dell’Unismo. L’artista polacco di maggiore fama internazionale nel periodo tra le due guerre. Il teorico dell’arte. Un visionario. Il fondatore del Museo d’arte Moderna di Łódź che ospita una delle più vaste collezioni al mondo. Un maestro le cui opere furono messe in mostra da Mosca a Parigi.Vittima delle persecuzioni comuniste. Verso la fine della sua vita, sull’orlo della povertà, si ridusse ad arredare vetrine di negozi.

Una personalità controversa in senso artistico, politico e sociale. Un uomo che fu capace di tutto, fuorché di essere ordinario. Un uomo che imparò a dipingere solo dopo l’amputazione di un braccio e di una gamba. Nel giro di pochi anni, diventò uno dei pittori più rinomati. Un uomo amato dalle donne. Un carismatico professore universitario adorato dagli studenti. Un maestro per le nuove generazioni di artisti.

L’arte ha il diritto di prendere parte alla vita, e la vita ha il diritto di entrare in gioco nell’arte. L’arte, secondo Strzemiński, dovrebbe scoprire elementi importanti della vita, e di questi dovrebbe creare dei corrispettivi astratti. L’arte non è una formazione distaccata dalla vita, funziona in essa e ne è parte integrante.