“Due amici”

di José de Arcangelo

Dopo il relativo successo de “L’uomo fedele”, arriva nelle sale italiane – sulla scia di Moviement al cinema d’estate – l’opera prima di Louis Garrel (figlio di Philippe e cresciuto sul set della nouvelle vague): i riferimenti – come nel secondo film – sono alti, da Truffaut a Rohmer, anche se Garrel stesso confessa di amare anche Claude Sautet. Infatti “Due amici” (2015) è sui toni della commedia sentimentale, fra equivoci e inganni, segreti e tradimenti, e si svolge interamente tutta in una notte e qualcosa in più.

Libero adattamento (firmato dallo stesso Garrel e Christophe Honoré) de “I capricci di Marianna” di Alfred de Musset – che aveva già ispirato Jean Renoir per “La regola del gioco” -, narra di un bizzarro rapporto a tre. Clément (Vincent Macaigne) e Mona (Golshifteh Farahani, allora compagna dell’attore-autore, dopo Valeria Bruni Tedeschi e prima di Laetitia Casta) si conoscono da una settimana appena ma per lui è stato amore a prima vista. Lui fa la comparsa nei film. Lei lavora in una paninoteca alla Gare du Nord, a Parigi. La ragazza nasconde però un segreto: ogni sera deve tornare a dormire in carcere. Clément, che non capisce le intenzioni di Mona, chiede aiuto al suo migliore amico, Abel (Louis Garrel) che di donne se ne intende e…

“Le deux amis” (titolo originale) è una piacevole commedia d’attori dal tocco gentile, ovviamente, non originale anche se Garrel la porta all’esasperazione quasi in un delirio di malintesi e fughe, amicizie e amori, che naturalmente prendono spunto dal capolavoro “Jules e Jim”, senza nemmeno avvicinarlo, tranne che nella messa in scena. E poi c’è la bellissima Golshifteh Farahani, sempre da ammirare.

“Mi piace davvero molto il modo in cui Christophe (Honoré ndr.) – dice Garrel – gestisce il gioco delle emozioni. Credevo che raccontare la storia di un’amicizia tra due uomini fosse, in realtà, una delle cose più difficili in assoluto: il fatto che vi sia un confine che non dovrebbe essere oltrepassato, vale a dire, il cameratismo, in genere mi toglie qualsiasi desiderio di farmi degli amici. Desideravo realizzare un film che facesse provare allo spettatore il desiderio di riconciliarsi con un amico, di mantenere un’amicizia o di farne delle nuove. Ho pensato a Christophe e al suo senso della modestia. Sa scavare a fondo nelle emozioni, tuttavia, con riservatezza e discrezione”.

Le musiche sono del veterano Philippe Sarde, da “L’amante” di Sautet  a “La cagna” di Marco Ferreri, da “La piccola apocalisse” di Costa Gavras a “Rodin” di Jacques Doillon (2017). La fotografia è firmata Claire Mathon.

Nelle sale italiane dal 4 luglio 2019 distribuito da Movies Inspired