Lo scrittore dilettante è gentile

Lorenzo Stella

  L’attributo dilettante, abbinato al sostantivo scrittore, dischiude un immaginario non sempre esaltante, talvolta ridicolo o patetico, animato da grafomani incontinenti, stalker delle case editoriali, poetanti che non hanno mai letto un verso in vita loro, egocentrici velleitari, frustrati proprietari di cassetti virtuali e cartacei di inediti, sedicenti vittime convinte che il complotto ordito dall’establishment stia negando loro la meritata fama e gli annessi lauri letterari.
Questa varia umanità esiste ma, quando non eccede con modi assillanti e si limita a usare la scrittura come sfogo personale, magari abbinandovi la lettura e la formazione, sottomettendosi al giudizio altrui serenamente, non commette alcun reato. Al contrario: si dedica a un passatempo sano ed economico, come diceva una pubblicità dell’enigmistica, e tiene allenato il cervello, che ne ha grande bisogno. Quindi ben venga lo scrittore per diletto, letteralmente.
Per la mia esperienza, poi, questa passione si unisce spesso a un carattere sensibile, mite, che in un mondo relazionale come il nostro rischia di andare incontro a frequenti traumi. Infine, in queste schiere si nascondono talvolta autori dall’intuito e/o dalla penna felici (difficilmente le due cose coincidono) e può capitare che valide opere di illustri sconosciuti restino inedite oppure, più spesso, affidate alle auto pubblicazioni, agli editori a pagamento, all’on line, con sistemi che non hanno nulla di scandaloso, salvo che si fornisca all’autore il pattuito in termini di cura editoriale, promozione, distribuzione. Del resto i meccanismi della grande editoria sono troppo complessi per fare spazio ai potenziali capolavori che questo vastissimo mondo sommerso pure potrebbe celare. In questo ambito, segnaliamo alcune opere di stili e temi diversi ma tutte comunque apprezzabili.
L’ultima opera del farmacista genovese Rodolfo Vivaldi, “Il mistero di Cana” (Solfanelli), affronta l’effettivamente misterioso episodio evangelico delle Nozze raccontato in Giov. 2;1-11. Perché Cristo sceglie un primo miracolo così superfluo, mentre poi si dedicherà a prodigi assai più sensati come manifestazioni d’amore, dal risanamento psichico e fisico al produrre eccezionali quantità di cibo? Perché sembra cedervi quasi infastidito, solo per la richiesta della Madre? Perché un miracolo in una situazione di relativo bisogno ma non di grave infelicità? Assumendo come guida spirituale Padre Eugenio Cavallari, Rettore del santuario della Madonnetta in Genova, e la voce del Cristo nel Don Camillo di Giovannino Guareschi (uno dei suoi must ì letterari), ì Vivaldi si reca a Cana, oggi Khirbet Qana, incalzando con le sue curiosità Beniamino. Nella chiave letteraria esperienza reale e immaginaria si confondono: “Influenzato da una certa conoscenza ed interesse per la tecnica cinematografica mi accorgo di aver assunto senza volere un atteggiamento da sceneggiatore-regista”, scrive l’autore, che maneggia la materia con competenza. Formato dai gesuiti, inanella citazioni di Kerkegaard, Agostino, Ilario di Poitiers, Ignace de la Potterie, concludendo però “che nessuno mai è riuscito a tradurre in modo compiuto la verità contenuta nel segno di Cana”.
La moglie di Vivaldi, Simonetta Scotto, con “L’isola dei pavoni” (Youcanprint) ci porta in un terreno letterario completamente diverso, popolato da agenti segreti ì. Questo è il sedicesimo libro dell’autrice e la storia si svolge nel 2012: pur essendo un romanzo a sé stante contiene precisi, continui e importanti riferimenti ai libri precedenti, con i quali forma una vera e proprio collana di spy stories. Il successivo volume dal titolo “Il dono più grande” è già in preparazione: i protagonisti James e Steve vengono inviati a Parigi. “Le descrizioni dei momenti più drammatici e cruenti sono esposte in modo quasi “scientifico” come analizzate al microscopio”, scrive del libro Ignazio Longiave, con “un ritmo mozzafiato”.
Cesare De Angelis con “Pensieri. Quando il vento ti carezza il viso” è invece alla sua prima opera, edita da Universitalia su forte insistenza di professori, studenti e docenti della Macroarea di Lettere e filosofia dell’Università di Tor Vergata, dove l’autore svolge un’apprezzatissima attività di factotum. “È una delle persone più buone e gentili che abbia mai conosciuto, senza di lui l’esperienza di noi studenti non sarebbe la stessa. Sempre disponibile ad aiutarci, sostenerci, consolarci o farci semplicemente un sorriso” scrive Flaminia Donnini in una delle testimonianze che, nel testo, accompagnano le poesie e i ricordi di De Angelis. Legati da un lato alla sua vita di operaio che ha letteralmente girato il mondo, dalla Germania alla Svizzera, dall’Africa all’Arabia, trovandosi spesso in situazioni avventurose, dall’altro all’irrisolta sofferenza di un’infanzia trascorsa in collegio, dove la madre lo lasciò non potendosene permettere in mantenimento.
Un giro per il mondo è anche quello di Eugenio Benetazzo, ottantenne di Latina con diverse pubblicazioni all’attivo legate alla sua terra di origine e che invece questa volta si muove dal massiccio delle Ardenne alle foreste del Sudest asiatico, attraverso gli anni della Seconda guerra mondiale e del conflitto indocinese. “Da Bertrix a Saigon” (Herald Editore) è un libro d’avventura in cui avranno parte rilevante la medicina e la chirurgia occidentale e orientale.
Chudiamo con Luigi Pantaleo, la cui ultima opera “Christòs. Alfa e omega dell’uomo”, come le precedenti, è molto originale sia nel confezionamento sia nella concezione. Pantaleo è l’autore di un personaggio e di una saga, quella di Caranguejo, di impronta fortemente cristiana, della quale questa è per ora l’ultima puntata. La finzione narrativa si mescola ad analisi storiche, a proiezioni distopiche in cui i personaggi si ritroveranno, ma in calce al libro compaiono anche alcune recensioni delle opere precedenti e recensioni dello stesso Pantaleo a libri di altri. Il tutto, in un tomo confezionato e illustrato a mano, essendo tra le altre cose l’autore anche artista e pittore.