“L’ultima ora”

di José de Arcangelo

Presentato nella selezione ufficiale della 75.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e insignito da una menzione speciale al Sitges – Catalonian International Film Festival, “L’ultima ora” (l’Heure de la Sortie) è un ambizioso thriller metaforico, opera seconda del francese Sébastien Marnier (già autore di “Irréprochable”, inedito in Italia), certamente intrigante e coinvolgente soprattutto nella prima parte, quando ci conduce insieme al protagonista dentro il liceo, il prestigioso Saint Joseph, dove il gruppo di diplomandi più bravi e intelligenti si comporta in modo misterioso e indecifrabile, soprattutto per quel che riguarda il (loro) futuro, e non solo per l’improvvisa morte del loro insegnante.

Tratto dal romanzo omonimo di Christophe Dufossé e sceneggiato dallo stesso regista con la collaborazione di Elise Griffon, racconta le vicende del professore Pierre Hoffman (Laurent Lafitte, davvero perfetto) chiamato a sostituire il collega, suicida nello stesso collegio, durante la lezione e proprio in quella classe. Pierre inizia a indagare (e a spiarli), fra colleghi e conoscenti, sul perché quel gruppo di sei ragazzi sia così superbo e nichilista, sprezzante (verso i compagni meno bravi) e disilluso, ma verso il quale il corpo docente della scuola ha un atteggiamento di indifferenza, tranne quello professionale, dato che si tratta degli studenti più brillante della scuola.

Un dramma thriller – in bilico tra reale e surreale – che invita alla riflessione sulle nuove generazioni che hanno perso la speranza (per fortuna non la maggioranza) in un futuro perché il Pianeta va verso l’autodistruzione e questi ragazzi, al contrario dell’intraprendente Greta Thunberg, si dimostrano arresi e non pensano minimamente a salvarlo. E ne viene fuori anche una riflessione sul ‘nostro’ mondo lasciato alla deriva fra inquinamento e indifferenza, interessi e guerre, crisi dei valori e dei sentimenti.

Non vogliamo né dobbiamo svelare altro per non rovinare l’effetto sorpresa allo spettatore, anche se la conclusione, forse, non è quella prevista, dato che è difficile mettere la parola fine ad una storia che ci riguarda tutti. Quindi si tratta di un thriller dalle atmosfere rarefatte tra pessimismo e speranza, disperazione e violenza, riferimenti, citazioni e simboli (da Kafka agli scarafaggi), analisi e constatazione.

Nel cast, oltre Laurent Lafitte visto in “Elle”, i professori Emmanuelle Bercot (Catherine), Pascal Greggory (Poncin), Thomas Scimeca (Victor), Gringe (Steve) e i giovanissimi allievi Luana Bajrami (Apolline), Victor Bonnel (Dimitri), Veronica Ruggia Saura (Françoise), Thomas Guy (Brice), Adèle Castillon (Clara), Matteo Perez (Sylvain), Grégory Montel (Michel).

Nelle sale italiane dal 4 luglio 2019 distribuito da Teodora Film