Un Verdi in lingua francese apre il ricco cartellone dell’Opera di Roma

  Martedì 10 dicembre (repliche fino al 22) il maestro Daniele Gatti inaugura con Les vêpres siciliennes la stagione lirica del Teatro dell’Opera di Roma, ma anche il suo nuovo ruolo di direttore musicale. Un momento importante per l’orchestra e il coro, col suo maestro Roberto Gabbiani, che vedono sottolineata, con la presenza costante di un direttore di caratura internazionale, la qualità del loro impegno artistico già ampiamente riconosciuta negli anni scorsi. L’incarico del maestro Gatti non si limiterà alle quattro esecuzioni previste: la sua sarà una presenza costante, attenta, e dunque significativa per tutta la Fondazione, ma anche una garanzia nei confronti dei colleghi, italiani e stranieri, che saliranno quest’anno sul podio del Costanzi. Il calendario della stagione 2019-20 mostra come molti nomi di prestigio arrivino per il loro primo impegno a dirigere orchestra capitolina: Myung-whun Chung, Bertrand De Billy, David Robertson. Accanto a loro le presenze di Roberto Abbado, James Conlon, Alejo Pérez. Nelle passate stagioni abbiamo visto cità (e il suo appeal verso il pubblico più curioso e quello giovanile in particolare) grazie al fatto di essere innanzitutto un grande spettacolo. Per le regi è confermato il ritorno di Valentina Carrasco, Robert Carsen, Denis Krief, Damiano Michieletto, Emilio Sagi, Graham Vick e per la ripresa di Tosca Alessandro Talevi. Per la prima volta arriva al Teatro dell’Opera Richard Jones, acclamato regista lirico e operistico britannico ed è in assoluto la prima volta che uno dei maggiori artisti contemporanei, il cinese Ai Weiwei, accetta la sfida di una regia lirica con un titolo per vari motivi a lui congeniale.
La stagione lirica del Teatro dell’Opera di Roma sarà dunque aperta da Les vêpres siciliennes, un’opera che manca dal teatro dal gennaio 1997, quando fu per la prima volta eseguita al Costanzi nella lingua originale (le precedenti tre versioni, 1940, 1956 e 1964 furono eseguite in italiano). Questa è l’opera con cui Verdi esordì nel giugno 1855 a Parigi, la piazza teatrale più importante per un compositore dell’epoca; la prima italiana avvenne a Parma nel dicembre dello stesso anno, dopo svariati interventi della censura, che spostarono anche l’azione da Palermo al Portogallo. Il direttore sarà, come si è detto, Daniele Gatti, mentre la regia del nuovo allestimento è affidata a Valentina Carrasco, di cui va ricordata la Carmen a Caracalla (2017). La scenografia sarà opera del francese Richard Peduzzi, celebre, tra gli altri lavori, per il Ring realizzato da Boulez/Chéreau a Bayreuth nel 1976. Le luci saranno di Peter van Praet e i costumi di Luis Carvalho. Le coreografie del balletto “Le quattro stagioni”, parte integrante del secondo atto di questo grand-opéra, saranno di Massimiliano Volpini. Tra i principali interpreti Roberto Frontali nel ruolo di Guy de Montfort, Dario Russo in quello del Sire de Béthune; Hélène sarà cantata da Roberta Mantegna che, nata nel progetto “Fabbrica” del Costanzi, ha già intrapreso una brillantissima carriera internazionale.
Prima opera del 2020 (dal 23 gennaio al 6 febbraio) I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini, che sarà il secondo titolo diretto dal maestro Daniele Gatti in un nuovo allestimento con regia, scene, costumi e luci di Denis Krief. I ruoli dei due protagonisti saranno interpretati da Anna Goryachova e Vasilisa Berzhanskaya (Romeo, en travesti), Mariangela Sicilia e Benedetta Torre (Giulietta). Con loro sul palcoscenico Iván Ayón Rivas e Giulio Pelligra(Tebaldo), Nicola Ulivieri (Lorenzo) e Alessio Cacciamani (Capellio). Un’opera molto attesa dagli appassionati del belcanto per la appassionata versione che Bellini, nel 1830, seppe dare della tragedia di Shakespeare, e anche perché questo capolavoro manca dal Costanzi dal 2004, quando venne diretto da Nello Santi. Sporadiche comunque le apparizioni precedenti sul palcoscenico romano: la prima è datata 1967, diretta da un giovanissimo Claudio Abbado con la regia di Mario Missiroli, allestimento poi ripreso nel ’79 con Argeo Quadri sul podio.
Sarà in scena a febbraio (dal 18 al 29) anche l’Evgenij Onegin di Ciaikovskij diretto da James Conlon. Un’ “opera di formazione”, tratta dal romanzo in versi di Puškin, che vede la giovanissima protagonista “innamorarsi dell’idea dell’amore” e invaghirsi della persona sbagliata, per raggiungere solo in seguito la sua maturità sentimentale. Lo spettacolo (in lingua originale) avrà la regia di Robert Carsen, che nella sua brillantissima carriera ha debuttato solo la scorsa stagione a Roma con una poetica lettura dell’Orfeo ed Euridice e tornerà nel prossimo ottobre con l’Idomeneo mozartiano. Scene e costumi saranno di Michael Levine e le luci di Jean Kalman. Nel ruolo del titolo Markus Werba. Maria Baiankina (Tat’jana) debutta all’Opera di Roma, così come Yulia Matochkina (Ol’ga). Negli altri ruoli maschili Saimir Pirgu (Lenskij), John Relyea (Gremin) e Andrea Giovannini (Triquet). Tornano su questo palcoscenico Anna Victorova (Filippevna), così come Irida Dragoti (Larina) e Andrii Ganchuk (Zareckij) del progetto “Fabbrica” YAP.
Quest’opera fu eseguita in italiano nelle sue prime tre rappresentazioni al Teatro Costanzi (1965, 1975 e 1981); nel 2001 la prima edizione in lingua originale, scelta che verrà adottata anche questa volta. L’allestimento è della Canadian Opera Company per una produzione creata per la Metropolitan Opera di NYC.
L’edizione della Turandot, in programma dal 25 marzo al 5 aprile, si annuncia come una lettura davvero nuova del capolavoro di Puccini così amato e tante volte rappresentato all’Opera di Roma. Il nuovo allestimento sarà curato in ogni aspetto (regia, scene, costumi) da uno dei più grandi artisti contemporanei, Ai Weiwei, che per la prima volta si cimenta con una regia teatrale. Una scelta lontana dalla sua consueta ricerca artistica, ma che Ai Weiwei ha accettato anche perché, giovanissimo, era stato una comparsa nella Turandot di Zeffirelli al Metropolitan. Da quei giorni newyorchesi un lungo cammino di artista, e di oppositore del governo cinese, lo ha condotto ad essere una figura di assoluto spicco nel mondo artistico di oggi: proprio a New York lo scorso anno gli sono state affidate cinquanta sedi dove allestire una sua enorme personale. Leggere l’immaginario mondo cinese di Gozzi, e poi di Puccini, da parte di un artista cinese sarà motivo di straordinario interesse.
A dirigere Turandot sarà Alejo Pérez, che da poco ha ottenuto un grande successo con L’angelo di fuoco di Prokof’ev e che negli anni scorsi si era affermato ne Il naso di Šostakovič e nella Lulu di Berg: dunque uno specialista del Novecento storico in grado di sottolineare le molte novità della scrittura pucciniana.
Nel ruolo della principessa con Anna Pirozzi si alternerà Amber Wagner (al suo debutto romano), Calaf sarà Gregory Kunde (in alternanza con Arsen Soghomonyan, anche lui al debutto), Altoum Carlo Bosi, Timur Antonio di Matteo (in alternanza con Marco Spotti), Liù sarà interpretata da Francesca Dotto, di casa al Costanzi. Ci saranno Alessio Verna (Ping), Francesco Pittari (Pang), Pietro Picone (Pong) e, dal progetto “Fabbrica” YAP, Andrii Ganchuk (un mandarino).
Agli stessi anni della Turandot risale la Kát’a Kabanová, che Leoš Janáček terminò nel 1922. È la prima volta che questo capolavoro del musicista ceco è rappresentato a Roma: si potrà dunque ascoltare e vedere uno dei maggiori lavori teatrali del Novecento, in cui conflitti sociali di un mondo autoritario e drammi interiori della protagonista s’intersecano fino a condurre alla tragedia finale. L’opera sarà presentata in un nuovo allestimento in coproduzione con la Royal Opera House di Londra, uno spettacolo che ha vinto quest’anno l’Olivier Award. A dirigere l’opera (dal 19 al 28 aprile) sarà David Robertson, regia di Richard Jones e scene e costumi di Antony McDonald. Lucy Carter curerà le luci e Sarah Fahie le coreografie. Molti i debutti nel cast: Charles Workman (Boris Grigorijevič), Susan Bickley (Marfa Kabanová), Andrew Staples (Tichon Kabanov) e Amanda Majeski come protagonista. Nel cast anche Stephen Richardson (Savël Prokofjevič Dikoj), Cristopher Lemmings (Váňa Kudrajaš), Emily Edmons (Varvara), Lukáš Zeman (Kuligin).
A maggio (dal 22 al 31) torna un’opera del giovane Verdi raramente presente nella storia del nostro Teatro e che abbiamo affidato alla regia di Damiano Michieletto. Trascurata per quasi un secolo, Luisa Miller (1849) ebbe infatti la sua prima romana nel 1938 e fu ripresa poi nel 1949 e di nuovo nel 1990. In quest’ultima data la diresse Roberto Abbado, che tornerà sul podio per questo lavoro tratto da Schiller, da tempo considerato centrale nell’evoluzione stilistica di Verdi. Lo spettacolo ha le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e le luci di Hans-Rudolf Kunz, video designer Timo Schlüssel. Riccardo Zanellato sarà il conte di Walter, Piero Pretti Rodolfo, Daniela Barcellona Federica, Marco Spotti Wurm, Enkhbat Amartuvshin, giovane baritono mòngolo, debutta come Miller, Roberta Mantegna ritorna in stagione come Luisa. Si tratta di un allestimento in collaborazione con l’Opera di Zurigo.
Alla fine di maggio il celebre direttore coreano Myung-whun Chung dirigerà la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, il massimo capolavoro non teatrale del compositore. Sotto la sua bacchetta canteranno il soprano Carmen Giannattasio, il mezzosoprano Daniela Barcellona, il tenore Saimir Pirgu e il basso Roberto Tagliavini.
Dal 13 al 25 giugno sarà in programma la Carmen, diretta da Bertrand de Billy (al suo debutto all’Opera) con la regia di Emilio Sagi, le scene di Daniel Bianco, luci di Eduardo Bravo e coreografie di Nuria Castejón. Si tratterà di un nuovo allestimento perché lo spettacolo (visto nel 2014) avrà costumi nuovi disegnati da Fendi: continua così la collaborazione del Teatro dell’Opera con le grandi firme della moda proseguita, dopo La traviata di Valentino, con Maria Grazia Chiuri per la maison Dior e ancora con Jean Paul Gaultier ciascuno per due spettacoli di balletto.
A interpretare i ruoli principali di questa Carmen tornano Veronica Simeoni e Pavel Černoch (insieme già ne La damnation de Faust). Nel ruolo della protagonista ci saranno anche Ksenia Dudnikova e Irene Roberts, in quello di Don José anche Migran Agadzhanyan. Escamillo sarà interpretato da Vitaliy Bilyy e, dal progetto “Fabbrica” YAP, Andrii Ganchuk. Maria Grazia Schiavo sarà Micaëla.
Due importanti titoli di Stravinskij, legati alla sua stagione neoclassica ed entrambi diretti da Daniele Gatti, chiuderanno la stagione nella seconda metà di ottobre. Un nuovo allestimento del Rake’s Progress (La carriera di un libertino) dal 18 al 29, uno dei grandi capolavori del Novecento rappresentato al Costanzi una sola volta nel maggio 1968, (ma allora in una produzione e con complessi dell’Opera di Amburgo). Sarà sarà un allestimento in tutto nuovo con la regia di Graham Vick. Canteranno Juan Francisco Gatell nel ruolo di Tom Rakewell, Chen Reiss in quello di Anne Trulove, Markus Werba di Nick Shadow. Ci saranno Adriana Di Paola (Baba the Turk), Stephen Richardson (Father Trulove), Paul Nilon (Sellem) e Susan Bickley (Mother Goose).
A intercalarsi tra le date del Rake’s Progress ci sarà, il 23 e il 24 ottobre, l’oratorio stravinskiano Oedipus Rex affidato alla narrazione dell’attore Massimo Popolizio. Accanto a lui le voci di Brendan Gunnell nel ruolo del titolo, di Ekaterina Semenchuk in quello di Jocasta; Alex Esposito torna su questo palcoscenico e interpreterà Créon, Andrea Mastroni sarà Tirésias. Questa pagina è presente un’unica volta nella cronologia del teatro, diretta da Zoltan Pesko nel 1995 con la regia di Squarzina e le scene e i costumi di Manzù, questi ultimi diventati parte integrante dell’importante collezione di artisti che hanno collaborato con l’Opera di Roma.
Com’è ormai consuetudine, e per venire incontro alle attese del pubblico, due produzioni evergreen del Teatro dell’Opera di Roma incorniceranno l’inizio e la fine della stagione. In dicembre, con l’opera inaugurale, si alterneranno cinque recite di Tosca, nella versione 1900 della prima assoluta dell’opera, curata da Alessandro Talevi e diretta da Pier Giorgio Morandi. Le scene e i costumi di Adolf Hohenstein sono ricostruite sui bozzetti originali rispettivamente da Carlo Savi e Anna Biagiotti. Le luci sono di Vinicio Cheli. Lyudmila Monastyrska, che debutta all’Opera di Roma, si alternerà con Monica Zanettin nel ruolo del titolo. Giorgio Berrugi e Diego Cavazzin torneranno a interpretare Cavaradossi così come Claudio Sgura come Scarpia, Domenico Colaianni Sagrestano, Luciano Leoni Angelotti. Andrea Giovannini sarà Spoletta. Alla produzione partecipa la Scuola di Canto Corale dell’Opera di Roma. A novembre 2020 sarà in scena La traviata con la regia di Sofia Coppola, i costumi di Valentino, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, le scene di Nathan Crowley. Sul podio ci sarà Paolo Arrivabeni e nel ruolo della protagonista si alterneranno Zuzana Markova, Albina Shagimuratova e Claudia Pavone, in quello di Alfredo Germont Sergey Romanovsky, Iván Ayón Rivas e Alessandro Scotto di Luzio, in quello di Giorgio Germont Marco Caria e Simone Del Savio. Le coreografie interpretate dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma sono di Stéphane Phavorin, Vinicio Chelifirma le luci, video a cura di Officine K.

La stagione di balletto

  La nuova stagione di balletto si compone di 5 spettacoli: la ripresa de Il lago dei cigni di Benjamin Pech da Marius Petipa e Lev Ivanov; una serata celebrativa dedicata all’innovatore Jerome Robbins con tre camei Glass Pieces, In the Night, The Concert; la nuova creazione de Il Corsaro, il trittico Suite en blanc/Serenade/Bolero opere di Lifar, Balanchine, Pastor; e un grande classico del repertorio moderno Notre-Dame de Paris del geniale Roland Petit.
La programmazione s’impreziosisce di guest internazionali che non si sostituiscono ai talenti del Teatro, ma che si alternano a essi. Gli ospiti che balleranno sul palcoscenico del Costanzi sono Amandine Albisson e Germain Louvet entrambi étoile dell’Opéra di Parigi, Anna Tsygankova principal dancer Dutch National Ballet, e Daniel Camargo étoile internazionale per la ripresa de Il lago dei cigni; Eleonora Abbagnato étoile dell’Opéra di Parigi con Zachary Catazaro étoile internazionale per In the Night; Olesja Novikova principal dancer del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, Leonid Sarafanov, principal dancer presso il Teatro Michajlovskij di San Pietroburgo e Isaac Hernández lead dancer dell’English National Ballet per la nuova creazione de Il Corsaro; Friedemann Vogel principal dancer dello Stuttgart Ballet per Bolero insieme ad Eleonora Abbagnato, e Adamzhan Bakhtiyar principal dancer del Teatro dell’Opera di Astana per Notre-Dame de Paris.
I protagonisti assoluti di questa nuova stagione sono l’étoile Rebecca Bianchi, i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino e Alessio Rezza, i solisti e il corpo di ballo diretti da Eleonora Abbagnato.
La nuova stagione di balletto 2019 – 20 del Teatro dell’Opera di Roma s’inaugura con la ripresa del balletto record d’incassi, Il lago dei cigni di Benjamin Pech già étoile dell’Opéra di Parigi, primo maître e assistente alla Direzione del Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Il lago dei cigni è in scena al Teatro Costanzi dal 31 dicembre 2019 all’8 gennaio 2020.
Il lago dei cigni è uno dei titoli più famosi e amati, una fiaba romantica percorsa dall’eterno conflitto tra Bene e Male che ancora oggi, con il suo intenso simbolismo, continua ad affascinare gli spettatori di tutto il mondo. Pech rimanendo in gran parte fedele al libretto immaginato da Marius Petipa, rielabora la drammaturgia e crea la sua versione. Il mago Von Rothbart, che nella storia originaria trasforma la principessa in cigno, non c’è. È Benno, l’insospettabile amico del Principe Siegfried, a ricoprire il ruolo del malvagio. Benno, geloso e avido di potere, manipola il Principe per tutto il balletto e solo alla fine del terzo atto rivela la sua vera natura e svela l’inganno. Il tradimento che si compie a opera di Benno nei confronti del Principe, e del Principe nei confronti di Odette pur senza volerlo, diventa il tema centrale di questa versione. La morte incombe metaforicamente sulla scena portando con sé Odette. Benno raggiunge il suo scopo, ma la purezza di cuore del principe, che tutto perdona, lo disarma. Il lavoro di Pech dialoga con un allestimento fatto di scene raffinate e preziosi decori dello scenografo Aldo Buti con le luci di Vinicio Cheli. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Nir Kabaretti e dal maestro Carlo Donadio.
Al geniale Jerome Robbins, il grande innovatore di tutti i tempi si consacra la Serata Robbins con un programma speciale composto da Glass pieces, In the Night e The Concert. La Serata Robbins è in scena al Teatro Costanzi dal 30 gennaio al 5 febbraio.
Glass pieces di Robbins debutta il 12 maggio 1983 al New York State Theater, con il New York City Ballet. Si tratta di un lavoro altamente formale, articolato in tre sezioni, dove Robbins sovrappone a un vocabolario tradizionale concetti provenienti dalla postmodern dance e costruisce schemi di movimento e ritmi visibili che traducono in architettura fisica le musiche di Philip Glass: Rubric e Façades (dall’album Glassworks), accanto a degli estratti dall’opera Akhnaten. Il risultato è un sofisticato linguaggio moderno che è allo stesso tempo ipnotico e carico di energia, quella di ben quarantadue ballerini in scena. Le scene sono dello stesso Robbins con Ronald Bates, i costumi di Ben Benson.
In the Night viene creato da Robbins nel 1970 per il New York City Ballet. Tre diverse coppie di innamorati sono le protagoniste di questo elegante balletto: una prima coppia è formata da giovani, una seconda da lirici e un’ultima da passionali amanti che s’incontrano sotto il cielo stellato di mezzanotte. I tre Pas de deux esprimono coreograficamente i diversi temperamenti delle tre coppie sulle note di tre Notturni di Frédéric Chopin. La prima coppia invade il palcoscenico con una danza fluida di tenera espressività; la seconda interpreta un duetto molto raffinato ed elegante; l’ultima esegue una danza d’impetuoso contrappunto, qui affidato alla grinta di Eleonora Abbagnato. Lei oscilla tra il furore esplosivo e la supplica disperata, e con il partner anima una disputa e una riconciliazione. Questo affascinante affresco delle peripezie amorose si conclude con una danza d’insieme di tutte le coppie. I costumi sono di Anthony Dowell che nel 1973 danza in maniera memorabile In the Night al Royal Ballet.
Robbins crea The Concert, The Perils of Everybody per il New York City Ballet con il quale debutta il 6 marzo 1956 al City Center of Music and Drama di New York. Il balletto – particolarmente brillante, in un atto – ritrae i comportamenti di un pubblico che ascolta un concerto per pianoforte e affresca situazioni ricorrenti durante i concerti, innescando un crescendo di gag dalla forte componente umoristica. Il pianista suona Frédéric Chopin in scena: i suoi spettatori lo raggiungono, si portano una sedia e animano comicamente il concerto, esternando, con gesti e atteggiamenti, i comportamenti che li caratterizzano. C’è il ragazzo attento che siede in prima fila, le due donne che scartano caramelle e disturbano il ragazzo parlando in continuazione, la donna bella e sinuosa che ascolta languidamente il concerto appoggiandosi al pianoforte, la donna vigorosa dal forte temperamento, il marito premuroso succube della moglie dispotica, il timido occhialuto, il ritardatario che disturba i presenti, la maschera che chiede i biglietti e fa spostare gli spettatori da un posto all’altro. Le scene sono di Saul Steinberg e Edward Gorey, i costumi di Irene Sharaff.
Le luci della Serata Robbins sono di Jennifer Tipton. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Carlo Donadio.

Il Corsaro di José Carlos Martínez è una nuova creazione coreografica sulla produzione del Teatro dell’Opera di Roma con allestimento di Francesco Zito e luci di Vinicio Cheli. Il Corsaro è in scena al Teatro Costanzi dal 1 all’8 marzo. Anteprima giovani 28 febbraio.
Il Corsaro dal momento della sua creazione è molto evoluto, ha conosciuto versioni differenti con spesso diverse aggiunte musicali. José Carlos Martínez per questa sua versione per il Teatro dell’Opera di Roma vuole tornare allo scenario originale facendone un balletto in due atti e alleggerendolo di tutte le aggiunte fatte nel tempo. L’idea non è quella di fare una ricostruzione storica, ma di tornare alle origini del Corsaro creando una nuova coreografia. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Alexei Baklan.

La formula del trittico, divenuta una consuetudine, si rinnova forte del successo ottenuto negli ultimi anni con tre capolavori Suite en blanc, Serenade e Bolero di tre grandi maestri George Balanchine, Serge Lifar e Krzysztof Pastor. Il Trittico Suite en blanc/Serenade/Bolero è in scena al Teatro Costanzi dal 6 al 10 maggio. Anteprima giovani il 5 maggio.
La serata si apre con la poesia di Suite en blanc balletto non narrativo in un atto creato da Lifar nel 1943 per la compagnia dell’Opéra di Parigi. Il coreografo afferma che nel comporre questo capolavoro si è concentrato esclusivamente sulla danza pura, indipendentemente da ogni altra considerazione, animato dalla volontà di creare delle belle visioni. Il risultato è una successione di frammenti coreografici autonomi, tuttavia accomunati tra loro dal medesimo stile neoclassico. Eleonora Abbagnato balla l’Adage di Suite en blanc.
Segue Serenade, primo balletto americano di Balanchine creato nel 1934 a partire da Serenata in do maggiore per orchestra d’archi dell’amato musicista Čajkovskij. Il balletto, una vera pietra miliare della storia della danza, senza trama si divide in quattro movimenti. Come Balanchine stesso disse nasce dal desiderio di “fare un balletto che non mostrasse quanto danzavano male” i suoi ballerini, ma come lui aggiunse in Serenade c’è la traccia di un uomo che incontra una donna, se ne prende cura, e di un destino che li allontana. La creazione nel tempo ha subito varie modifiche, ma la struttura generale è rimasta quella originale. I costumi sono di Barbara Karinska.
Conclude la serata il Bolero di Pastor creato nel 2012. Il Bolero occupa un posto speciale nella storia della musica e della danza. La prima produzione ballettistica di Bolero è di Bronislava Nijinska insieme a Ida Rubinstein che nel 1928 la presentano al pubblico parigino, ma quella che ha segnato la storia e che ancora oggi si pone come un’icona dell’arte del balletto è la leggendaria versione di Maurice Béjart. Pastor, consapevole del fatto che da sempre il Bolero è stato concepito “in cerchio” generalmente con un tavolo rotondo al centro del palcoscenico con un solista, donna o uomo, che danza su di esso e gli altri ballerini tutti intorno, e a conoscenza del desiderio di Ravel di rappresentarlo in uno spazio aperto con un’industria sullo sfondo, decide di usare un ampio spazio rettangolare. Da qui sviluppa la sua idea e affida l’esecuzione del suo Bolero a un uomo e a una donna, una coppia principale con un corpo di ballo che li ingloba e li rilascia. Interprete d’eccezione di questo Bolero è Eleonora Abbagnato. Le scene e i costumi sono di Tatyana Van Walsum, le luci di Bert Dalhuysen. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Façal Karoui.

La stagione di balletto 2019 – 20 si conclude con un capolavoro dal titolo evocativo e tristemente attuale Notre-Dame de Paris del coreografo francese Roland Petit, qui ripreso da Luigi Bonino Direttore Artistico del Repertorio Roland Petit. Notre-Dame de Paris è in scena dal 24 settembre al 1 ottobre. Anteprima giovani 23 settembre.
Mentre Roland Petit – affascinato dalle vicende del Medioevo, epoca caratterizzata da una visione mistica del mondo, e spinto dal desiderio di modernizzarlo – pensa di realizzare un balletto a partire da Il monaco di Lewis, si ritrova a leggere il capolavoro di Victor Hugo, Notre-Dame de Paris e a riscrivere, seguendo la trama di Hugo, il libretto per l’omonimo balletto che nel 1965 debutta sul palcoscenico del Palais Garnier, Opéra di Parigi. Notre-Dame de Paris di Roland Petit è un balletto d’azione in due atti ambientato nella Parigi del 1482 e come sempre è una creazione totale, uno spettacolo unico e originale fatto di danza, partiture musicali, scene e costumi che dialogano vivamente tra di loro aggiungendo qualcosa in più al tema originale. Si tratta di una collaborazione d’eccezione che riunisce artisti di grande personalità come lo stilista Yves Saint-Laurent, lo scenografo René Allio e il compositore Maurice Jarre.
Il corpo di ballo è qui il popolo francese, un vero coprotagonista, un collante e un elemento di supporto per i personaggi principali. Esmeralda, Quasimodo, l’arcidiacono Frollo e il capitano Phoebus emergono, da questo corpus narrativo e coreografico dal forte impatto visivo ed emotivo, con potenza. Le loro intrigate vicissitudini danno vita a un vero dramma delle passioni dal quale svetta il protagonista assoluto, Quasimodo. Petit fa nascere questo personaggio dentro di sé e lo interpreta alla prima rappresentazione. Con Petit, Quasimodo perde la gobba e non è un mostro, ma un ragazzo complessato a causa delle conseguenze di un brutto incidente. L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta dal maestro Louis Lohraseb.

La stagione estiva alle Terme di Caracalla

Per la prossima stagione di Caracalla, oltre a numerosi Extra che saranno annunciati volta per volta nel corso dei prossimi mesi, ecco già da ora i titoli dei quattro spettacoli in programma. Torneranno l’Aida verdiana, diretta da Jordi Bernàcer con la regia di Denis Krief, che andrà in scena tra pochi giorni (a partire da giovedì 4 luglio) e Il barbiere di Siviglia con la regia (2016) di Lorenzo Mariani e diretto da Stefano Montanari. Lo stesso direttore sarà sul podio anche per La vedova allegra di Franz Lehár allestita nel febbraio scorso al Costanzi da Damiano Michieletto, e che sarà modificata dallo stesso regista per gli spazi più ampi di Caracalla. Per il balletto ci sarà una serata Gershwin diretta da Gareth Valentine con le coreografie di Derek Deane, intitolata Strictly Gershwin.

Oltre l’Opera

Ritornerà anche l’anno prossimo il progetto OperaCamion, con nuovi titoli che gireranno per le piazze di Roma e del Lazio sul camion, ormai famoso, appositamente attrezzato per contenere le scene e i cantanti. Si tratterà come sempre della scelta, essenziale ma di grande qualità, di uno spettacolo d’opera che raggiungerà gratuitamente un grandissimo numero di spettatori. Due i titoli previsti: Tosca, l’opera romana per eccellenza e L’opera da tre soldi di Brecht e Weill con la regia di Fabio Cherstich. La parte strumentale sarà curata ancora una volta dalla nostra Youth Orchestra, la realtà giovanile istituita dal Dipartimento Didattica e Formazione del Teatro dell’Opera di Roma e formata da oltre cento musicisti, con già al suo attivo un ricco curriculum di attività.

Lezioni di Opera

Proseguiranno le “Lezioni di Opera” tenute da Giovanni Bietti che, oltre a un pubblico fisso di appassionati, raccolgono sempre nuovi ascoltatori di ogni età che vogliono apprezzare meglio le particolarità del linguaggio musicale. Saranno guidati con una terminologia semplice e accessibile, e non per questo superficiale, che permette di ricostruire ogni volta gli elementi specifici di ogni produzione operistica.

“Fabbrica” Young Artist Program

Continuerà nella stagione 2018-19 anche l’attività di “Fabbrica” Young Artist Program che ha permesso agli artisti prescelti di collaborare già a molte produzioni del Teatro e di vivere “dall’interno” il modo in cui si mette in scena un melodramma. I giovani talenti inseriti nel progetto hanno modo di perfezionarsi sotto la guida dei vari artisti che realizzano gli spettacoli della stagione e anche di mettersi alla prova in lavori autonomi.

L’Opera per i giovani

Se in generale è stato rilevato nelle scorse stagioni un aumento del numero di spettatori, è stata di particolare soddisfazione la presenza nutrita di giovani (e anche giovanissimi!) nel nostro Teatro. A loro abbiamo dedicato due particolari iniziative che proseguiranno nella prossima stagione. Con lo slogan “Vietato ai maggiori di 26 anni”, alle prove generali potranno accedere coloro che non hanno ancora compiuto i 26 anni pagando solo 15 euro. Inoltre con l’iniziativa “Last minute” per alcune serate (a discrezione della Direzione) è prevista la riduzione del 25% sul prezzo dei biglietti in vendita, a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Non mancherà neanche il prossimo anno l’attenzione per i giovanissimi: a loro è dedicata la Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera. Anche questa un’iniziativa non secondaria del Teatro, rivolta alla formazione musicale che intendiamo proseguire.
La Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma e i suoi giovani talenti sono anch’essi al centro delle nostre attenzioni. Oltre ai consueti appuntamenti annuali con la Lezione Aperta e il Saggio Spettacolo di fine anno, gli allievi partecipano ad alcuni balletti in programma nella Stagione 2018-19. La Scuola per la sua finalità è da sempre impegnata, attraverso una mirata selezione, a preparare bambini, adolescenti e giovani che intendono avviarsi alla professione del danzatore, con ammissioni annue di bambini provenienti da ogni parte d’Italia e non solo