“I morti non muoiono”

di José de Arcangelo

Presentato in apertura al recente Festival di Cannes, è arrivato nelle sale italiane “I morti non muoiono” (The Dead Don’t Die), scritto e diretto dal sempre sorprendente Jim Jarmusch, autore di film eterogenei, folgoranti e spiazzanti al tempo stesso, sarà per quello che già sulla Croisette ha diviso critica e pubblico che, ovviamente, non ha compreso (o condiviso) le tante sottoscritture e riferimenti (e omaggi) del geniale autore indie americano.

Nella sonnolenta cittadina di Centerville, qualcosa non va come dovrebbe. La luna splende grande e bassa nel cielo, le ore di luce e il tramonto diventano imprevedibili e gli animali rivelano comportamenti insoliti. Nessuno, inclusi lo sceriffo e i suoi assistenti, sa bene perché. Le notizie che circolano sono spaventose (l’asse del pianeta si è spostato) e gli scienziati sono preoccupati. Ma nessuno prevede la conseguenza più strana e più pericolosa che inizierà presto ad ‘assalire’ Centerville: i morti non muoiono – escono dalle tombe e iniziano a nutrirsi di esseri viventi, e gli scarsi abitanti della cittadina dovranno combattere per la loro sopravvivenza.

Se, nel precedente “Solo gli amanti sopravvivono”  si trattava di romantici vampiri in una società che aveva perso ogni valore e speranza, in questa nuova ‘commedia onnivora’ c’è un bizzarro mix di generi (horror, fantascienza, action movie) raccontati sempre con graffiante ironia sulla nostra società di ‘morti viventi’ che si trascinano (quasi in rallenti) fra indifferenza e rassegnazione, nemmeno preparati alla fine del mondo annunciata e da noi stessi provocata (vedi il riscaldamento globale, l’inquinamento e via dicendo).

E non mancano le piacevoli trovate (la canzone tormentone del titolo, scritta ed eseguita Sturgill Simpson) e i gustosi omaggi a George A. Romero (autore del capostipite del genere “La notte dei morti viventi” dove lo spunto era ‘politico’ (inclusa la Pontiac Le Mans), al Quentin Tarantino di “Kill Bill” (l’addetta all’obitorio / samurai Zelda Winston di Tilda Swinton, vampira nel precedente), e persino a “Benvenuti a Zombieland” di Ruben Fleischer, dove c’era anche Bill Murray (nel ruolo di se stesso), che torna in “Zombieland: Double Tap”.

Infatti, dell’eccezionale cast fanno parte anche Adam Driver (protagonista di “Patterson”), il musicista e attore Tom Waits (Bob, l’eremita), Chloé Sevigni (l’agente Mindy Morrison), Iggy Pop (Zombie ‘coffee’), Steve Buscemi (Frank Miller, il fattore fascista), Eszter Balint (Fern), e le new entry Danny Glover (Hank Thompson), RZA (Dean), Rosie Perez (Posey Juarez), la cantante Selena Gomez (Zoe) e la veterana Carol Kane (Mallory O’Brien, l’alcolista diventata zombie in cerca di ‘Chardonnay’), nota negli anni ’70 – da “Io e Annie” e “Valentino” a “I fratelli Sisters” -, ora popolarissima soprattutto in tv.

Nelle sale italiane dal 13 giugno 2019 distribuito da Universal International Pictures Italia