“Generazione Diabolika”

di José de Arcangelo

Arriva nelle sale il documentario “Generazione Diabolika”, opera prima di Silvio Laccetti che ripercorre la storia inedita di un ‘locale’ romano mitico, il Diabolika appunto, che nel giro di pochi anni è diventato un vero e proprio fenomeno di costume esportato poi su scala nazionale e internazionale.

Il documentario, attraverso filmati e interviste con gli organizzatori e i protagonisti rievoca un movimento musical-artistico nato alla fine degli anni Ottanta con ‘Mucca assassina’, un appuntamento settimanale romano, organizzato dal Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, che ospitava non solo un pubblico omosessuale, ma tutti quelli che amavano il sano divertimento e il ballo in completa libertà, giovani e non, gay o etero. Tutti insieme (appassionatamente) senza pregiudizi né timori ma in un luogo dove liberarsi da regole e divieti, non solo sessuali, insomma di essere se stessi.

Un coraggioso esordio sul grande schermo che racconta uno spaccato sociale e generazionale (almeno tre giovani generazioni) attraverso la storia di un locale. Sullo schermo, infatti, si alternano immagini di repertorio a interviste ai protagonisti di una lunga stagione che va dalla fine degli anni Novanta – quando nasce ‘Diabolika’ – ai primi anni Dieci del Duemila. Una dietro l’altra, si succedono le testimonianze di personaggi come Vladimir Luxuria, Emanuele Inglese, Henry Pass e il giovanissimo Lou Bellucci, il vocalist romano morto prematuramente nel 2017, per un’insufficienza cardiaca (come afferma la sorella contro chi aveva affermato per overdose).

Si parte da questa tragica vicenda per poi andare a scandagliare tutte le tappe fondamentali del fenomeno. Il Diabolika, infatti, non è stato un semplice locale ma molto di più. E’ grazie a questo che il genere musicale “House” è stato in grado di affermarsi, divenendo anche un terreno fertile di sperimentazione artistica. Nelle notti dello showbiz romano, animate dai dj Emanuele Inglese e Luigi Di Filippo (in arte D-Lewis), Paolo Bolognesi, Emix e Simone Lp le sonorità classiche della musica house si mescolano a quelle dell’elettronica, creando un concept musicale singolare e capace di rinnovarsi costantemente.

Con la nascita di M2O, una radio neonata che nel giro di pochissimo tempo diventa un punto di riferimento per gli appassionati del genere, le serate del Diabolika cambiano forma. La radio sposa il progetto e ogni sabato sera trasmette la diretta dei party esclusivi. Qui prestano la propria voce i vocalist Henry Pass e Lou Bellucci che concedono l’impronta di un racconto quasi “teatrale”. Il successo è tale che il modello, dopo aver fatto il giro d’Italia, viene immediatamente esportato in tutta Europa, da Ibiza al Portogallo, dalla Germania alla Francia.

Il sano bisogno di trasgressione incarnato dal Diabolika, però, coincide verso la fine degli anni Dieci del terzo millennio anche con la piaga sociale del consumo di droghe che dilaga sempre di più. Nell’ottica collettiva, le discoteche diventano il luogo simbolo della perdizione e dell’illegalità.

Così, all’apice del successo, inizia man mano il declino del Diabolika e di tutte le altre realtà neonate che pian piano si stavano diffondendo sempre di più. Inoltre, le nuove tecnologie invadono anche il campo musicale, sostituendo il Dj dal vivo e in carne e ossa.

Ma quando il 15 settembre del 2017 la notizia della morte di Lou Bellucci sconvolge il mondo della musica house, qualcosa cambia. E il 23 settembre prende vita uno dei più grandi tributi allo storico vocalist del Diabolika e a tutto ciò che questo locale ha rappresentato, rendendo necessaria un’indagine sociale e culturale su un’epoca di cui si conosce ancora troppo poco.

“Generazione Diabolika è la storia di un movimento – scrive Laccetti nelle note -, di un vero e proprio fenomeno di costume che ha caratterizzato tutte quelle generazioni nate tra il 1985 e il 1995. Un racconto intimo, in cui la macchina da presa quasi scompare e l’incedere narrativo è alternato tra immagini di repertorio e interviste realizzate tutte in notturna”.

“Siamo partiti da un punto di vista privilegiato – aggiunge e conclude il regista -, avendo vissuto questo fenomeno e conoscendo ancor prima di iniziare la ricerca, la storia del Diabolika. Abbiamo voluto rendere questo racconto un’indagine sociale e culturale che ha visto la nascita e l’evoluzione di un genere musicale estraneo al circuito mainstream. Ma il film vuole essere anche un omaggio, un ricordo dal sapore nostalgico”.

Quindi, un documento unico per (ri) scoprire un movimento che ha influenzato lo sviluppo e la sperimentazione non solo in campo musicale, ma anche socio-culturale.

Nelle sale italiane dal 10 giugno 2019 (anteprima nazionale a Roma al Cinema Barberini) distribuito da Movieday