A fine settimana parte la 55.a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro sui generi all’italiana

di José de Arcangelo

E’ stata presentata a Roma, una settimana prima dell’apertura – alla sala Dalí dell’Istituto Cervantes – la 55.a edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, alla presenza del direttore artistico Pedro Armocida, del presidente del Comitato scientifico e co-fondatore della Mostra Bruno Torri, del vicesindaco e assessore alla Bellezza del comune di Pesaro Daniele Vimini , oltre ad alcuni autori e produttori (Marco De Angelis, Antonio Di Trapani, Emanuele Nespeca, Vito Zagarrio, Gianluca Arcopinto ) che parteciperanno al Festival che si terrà dal 15 al 22 giugno sempre nel segno del nuovo cinema.

Dopo un affettuoso ricordo del foto-reporter Pietro Coccia, recentemente scomparso, Bruno Torri ha voluto subito sottolineare la grande continuità di questa 55a edizione con le origini della Mostra e “intraprendere un discorso che si rifaccia alla tradizione ma con uno sguardo sempre al futuro, come facciamo quest’anno invitando in giuria Amir Naderi, che fu a Pesaro per le grandi edizioni dedicate al cinema iraniano”, negli anni Novanta.

“Questo è l’obiettivo della Mostra” ha sottolineato il direttore Armocida, che ha illustrato il ricco e variegato programma di quest’anno, con la ricerca del “Nuovo Cinema” in tutte le sue multiformi possibilità, anche attraverso proposte eterogenee che racchiudono un mondo senza centri di gravità e in perenne mutamento, a partire dal Concorso Pesaro Nuovo Cinema, con sette opere (prime o seconde) provenienti da tutto il mondo (dal Brasile a Singapore), spesso lontane dai classici stilemi tipici ‘da festival’. Due le giurie, quella professionale (Olimpia Carlisi, Amir Naderi e Andrea Sartoretti) e quella degli studenti.

L’apertura in Piazza del Popolo è affidata al cult “Butch Cassidy” (Butch Cassidy and the Sundance Kid), dir George Roy Hill, con Paul Newman e Robert Redford, a cinquant’anni dalla sua uscita in sala.

I film in gara per il Premio Lino Miccichè: “Kamagasaki Cauldrom War” di Leo Sato (Giappone), girato in 16mm in un quartiere ‘invisibile’ di Osaka che fin dal dopoguerra è luogo di lavoratori saltuari e prostitute; “Nona. Si me mojan, yo los quemo” (t.l. Nonna. Se mi bagnano, io li brucio) di  Camila José Donoso (Cile), pirotecnico mix di realtà e finzione, trasfigurazione di alcune vicende della vita della propria nonna; “That Cloud Never Left” di Yashaswini Raghunandan (India), personaggi fabbricano giocattoli sonori, utilizzando materiale di scarto, fra cui spezzoni di vecchi film di Bollywood; “Demons” di Daniel Hui (Singapore), nella città-stato, Vicki deve affrontare un abuso emotivo da parte di un genio che lo utilizza come elemento di creazione artistica; “Bring Me the Head of Carmen M.” di Catarina Wallenstein e Felipe Bragança (Brasile/Portogallo), l’attuale tumulto socio-politico del Brasile fa da sfondo all’incubo tropicale di un’attrice portoghese a Rio per interpretare la parte di Carmen Miranda; “Inland/Meseta” di Juan Palacios (Spagna), in un luogo imprecisato della Spagna centrale vivono un pastore che sogna di andare sul lago Titicaca, un duo musicale in pensione, due bambine alla ricerca di Pokemon; “Square” di Karolina  Bregula (Polonia/Taiwan), una scultura risalente al regime politico ormai tramontato comincia a parlare…

 

L’Evento Speciale dedicato al cinema italiano di quest’anno è l’approfondimento del “lato b” della nostra cinematografia. Ovvero il cinema di genere nelle sue forme più eterogenee che dalla commedia, genere d’oro del nostro cinema, arriva a tutte le sperimentazioni più ardite, dall’horror al thriller all’italiana, dal ‘poliziottesco’ allo spaghetti western, nato sulla scia del mitologico (o peplum firmato spesso dagli stessi registi) oggi rivisitato da Hollywood a suon di effetti speciali digitali. Ma non solo. Le proiezioni si terranno sulla spiaggia, luogo ‘sperimentato’ con successo già l’anno scorso. Ad accompagnare la retrospettiva dei film più recenti che hanno rielaborato i generi, ci sarà un volume, a cura di Pedro Armocida e Boris Sollazzo, pubblicato da Marsilio.

E continua, comunque, la ricognizione della produzione audiovisiva italiana a bassissimo budget, extra-industriale ed extra-formato, costituita da Satellite – Visioni per il cinema. L’illustrazione del manifesto di quest’anno – come avevamo anticipato -, in linea con il discorso sul cinema di genere italiano, è stata affidata a Roberto Recchioni, romano, classe 1974, sceneggiatore e soggettista per il fumetto e il cinema, illustratore, critico cinematografico, personalità web. Definito “la rockstar del fumetto italiano”.

La Mostra ricorderà Bernardo Bertolucci, con un omaggio che racchiude tutte le sue partecipazioni al festival a partire dagli anni ’60. E per ricordare la straordinaria figura della cineasta Barbara Hammer, pioniera del cinema lesbico, scomparsa recentemente a New York all’età di 80 anni, la Mostra proporrà in 16mm il suo film del 1973, “Sisters”.

Per la prima volta in Italia la personale di Lee Anne Schmitt,  una delle artiste e cineaste statunitensi più interessanti soprattutto per il suo lavoro, quasi sempre in 16 mm, legato al pensiero politico, all’esperienza personale e alla terra. A Pesaro, la Schmitt presenterà tutti i suoi film e parteciperà a un incontro con Rinaldo Censi, curatore della personale.

Walter Veltroni, nuovo componente del comitato scientifico, ‘esordisce’ con una serie d’incontri “FuoriCinema” con personalità del mondo del giornalismo e dello spettacolo:  Giovanni Floris (20 giugno), Lino Banfi ( 21 giugno).

Con il sostegno di AC/E e in collaborazione col festival “Margenes” e “Mujeres de Cine”, la Mostra propone un focus sul cinema spagnolo contemporaneo declinato al femminile con 5 titoli, tra film di lungometraggio, cortometraggio e documentario, degli ultimi anni in cui hanno debuttato molte interessanti registe. Anche la tradizionale sezione sul cinema russo contemporaneo, sarà – come negli ultimi anni – tutta dedicata, a opere dirette da registe. E per l’occasione celebra l’anniversario del focus sul cinema russo che la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema porta avanti da dieci anni.

Proiezioni speciali in anteprima mondiale: “White Flowers” di Marco De Angelis, Antonio Di Trapani, “Gelsomina verde” di Massimiliano Pacifico, “Adriano Aprà Autoritratto” di Pasquale Misuraca; in anteprima italiana, “Rasendes Grün mit Pferden” di Ute Aurand , in 16mm. Omaggio a Notre-Dame con “Nuestra Señora de Paris” di Teo Hernandez (1981-1982). Per ‘Emergency – 25 anni’: “La terra strema” di Federico Greco (2018).

Tornano, inoltre, le lezioni di storia di Federico Rossin alle prese con una retrospettiva che vuole riscoprire il cinema femminista dal 1968 al 1978 in quattro programmi. ‘30 anni di Fuori Orario’, non è solo la celebrazione, attraverso una serie di ‘pillole’ sparse per tutte i giorni di proiezione del festival, dell’anniversario della trasmissione televisiva notturna di Rai 3, “la riserva indiana” (come l’ha definita Bertolucci) che ha rivoluzionato il modo di vedere i film d’intere generazioni di cinefili. Ma è soprattutto un omaggio ‘prospettivo’ con lo sguardo verso il futuro. E poi vent’anni di ‘Stracult’, tra i pochissimi programmi dedicati al cinema sulle tv generaliste.

Un ruolo importante sarà poi ricoperto dall’animazione italiana per la sezione Corti in Mostra – Animatori italiani oggi, che comprende una selezione tra i migliori corti di animazione italiana recente. Nella rassegna dei corti, una personale per segnalare il lavoro, lungo un arco temporale abbastanza ampio, di un autore: Roberto Catani.

E ancora, uno dei massimi registi sperimentali argentini – Claudio Caldini – sarà ospite del festival, dove proporrà dal vivo i suoi film in super8 con una performance speciale al Centro Arti Visive – Pescheria. ‘Concorso (Ri) montaggi. Il cinema attraverso le immagini’, una selezione di cinque video essay/recut/mash-up/remix; ‘Re-framing home movies’, si sviluppa a partire dalla collaborazione di tre realtà italiane impegnate nella salvaguardia e valorizzazione dei film di famiglia; infine, tutte le sere, a partire dalla mezzanotte, sarà possibile, com’è ormai abitudine, partecipare al Dopofestival – Il muro del suono a cura di Anthony Ettorre, in un alternarsi di musica e immagini fuori dagli sche (r) mi, con sonorizzazioni e performance uniche in anteprima per la Mostra del cinema.

Dulcis in fundo, “Tutto Grifi” – anch’esso anticipato da noi qualche giorno fa – al Centro Arti Visive: per la prima volta integralmente tutti i materiali video analogici open reel, realizzati da Alberto Grifi insieme ad altri tra il 1976 e il 1977.

“Ma l’importante – conclude Pedro Armocida – è sapere che cos’è il cinema. Ma su questo, modestamente, il magistero della Mostra, alla 55a (sì: cinquantacinquesima) edizione, è preciso, chirurgico: il cinema si dà a noi nelle forme e formati che non rispettano canoni. E che, oggi e ancora più di prima, si espandono. Anche in senso fisico. Come le immagini notturne che sconfinano nel Muro del suono. Come quelle di ‘Fuori Orario’ (che omaggiamo per cento di questi 30 anni) con la prima proiezione ‘mai vista’ lungo tutta una notte della Mostra. Come ‘Satellite’ che esce dalla sala Pasolini per sperimentare nuovi luoghi (Cà Pesaro) dove il contenitore agisce sul contenuto, liberandolo. L’ho sempre immaginata così la Mostra. Accordata sugli spazi in cui si mostra. Così questa edizione presenta il maggior numero di film in assoluto, da molti anni a questa parte, perché il formato delle durate ha consentito miracolosamente il loro moltiplicarsi”.

E il vicesindaco e assessore alla Bellezza Vimini ha sottolineato l’importanza della Mostra del nuovo cinema di Pesaro per il panorama culturale nazionale e per la città stessa: “è una mostra che ha saputo ’cucirsi’ con la città e con i suoi spazi più significativi (Palazzo Gradari, Teatro sperimentale, Piazza del popolo, Centro Arti Visive Pescheria, Cà Pesaro, ecc.): legare la forza del cinema a questi luoghi è qualcosa di cui ringrazio questo festival”.

La sigla è stata realizzata dagli allievi del corso di Perfezionamento di Disegno Animato e Fumetto della scuola del Libro, un omaggio al cinema di genere italiano: con la tecnica del rotoscopio sono state sublimate sequenze di film horror, spaghetti western, commedie, film polizieschi, politici e di fantascienza, anticipatori di tante serie televisive contemporanee.

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