“Dicktatorship – Fallo e basta!”

di José de Arcangelo

Dopo aver fatto il giro del mondo con i loro tre precedenti, pluripremiati, docu-film (“Improvvisamente, l’inverno scorso”, “Italy: Love It or Leave It”, “What is Left?”), anzi docu-fiction, Gustav Hofer & Luca Ragazzi confermano la loro capacità di farci partecipi del loro interesse per i ‘problemi’ sociali e politici del nostro paese e non solo, con il loro quarto film “Dicktatorship – Fallo e basta!”. Il tema è l’essere nati e cresciuti in una società maschilista, anzi fallocratica, che ‘influenza’ un po’ tutti, in uscita evento per tre giorni, ma poi in tour lungo lo stivale.

“Dicktatorship”, stavolta sceneggiato con Simona Seveso, parte come di consueto dagli autori stessi e tira in ballo ‘l’atteggiamento e le abitudini’ che ci accompagnano fin dalla nascita sostenendo, da secoli, una mentalità che si affida alla ‘normalità’ ma che coinvolge tutti senza eccezioni, incluse le stesse donne.

Gustav e Luca vivono insieme da vent’anni. Un giorno, a colazione, una battuta infelice (“una donna con le palle!”) rischia di mettere in crisi il loro rapporto di coppia: possibile che Gustav non si sia mai reso conto che Luca è un maschilista? E come mai anche un uomo progressista come Luca è capace di atteggiamenti sessisti senza neanche accorgersene?

La discussione è il pretesto per iniziare un’analisi puntuale del loro – e nostro – Paese. Un viaggio, forse meno graffiante del solito, ma sempre originale e (auto)ironico, alla scoperta delle storie di ordinario sessismo dell’Italia di oggi, tra integralisti cattolici, improbabili raduni per “uomini veri”, esperimenti scientifici rivelatori, sagre dedicati al… fallo!

Incontrando diversi esperti nel campo della sociologia, della scienza, delle arti e persino del porno (Rocco Siffredi), provando ad orientarsi nell’intricato mondo dei rapporti di potere tra uomo e donna, Gustav e Luca guidano lo spettatore in un itinerario caleidoscopico e a tratti esilarante (da nord a sud, da Roma a Milano, dalla Sardegna a Trento) che li porterà a una conclusione inevitabile: sono gli uomini a dover cambiare, perché le donne, a quanto pare, lo hanno fatto già da tempo. Ma nemmeno tutte.

E, nonostante le conquiste femministe degli anni ’60-’70, scopriamo con loro quanto ci sia ancora da fare per raggiungere una parità vera – per non parlare di violenze di ogni genere e femminicidio -, così come scopriamo che la prima donna laureata in Italia nel 1678 a Padova, è Elena Lucrezia Cornaro, alla quale proprio nel nostro Paese non è stata dedicata nemmeno una strada, una piazza o un’aula universitaria, mentre esistono monumenti persino di guerrafondai e intellettuali misogini.

“Lo diceva Sofocle, più di 2500 anni fa – scrivono Gustav e Luca nelle note -. Aveva ragione allora e avrebbe ragione anche oggi, se si pensa a Donald Trump e al suo atteggiamento apertamente misogino che non gli ha impedito di diventare Presidente degli Stati Uniti. Intellettuali, femministe, attivisti, sociologi – e persino qualche repubblicano – si sono chiesti: come è stato possibile?”

“Ebbene, se c’è un Paese al mondo che può rispondere a questa domanda – aggiungono -, quello è l’Italia. Ogni cosa qui sembra ruotare intorno all’organo genitale maschile, basti pensare che esistono ben 887 modi diversi per definirlo”.

“L’Italia è la patria del latin lover – concludono -, e il Paese che per decenni ha idolatrato Mussolini (e la passione del Ventennio per gli obelischi è cosa nota…), e poi – per almeno altri due – Berlusconi: tutti personaggi che, in qualche modo, hanno fatto del maschilismo, del machismo o del sessismo la loro carta vincente”.

Ma purtroppo, il nostro Paese non è altro che una parte di una società patriarcale e sessista universale – chi più chi meno – che si esprime con insulti e parolacce che hanno come obiettivo il femminile, persino quello animale. “Dicktatorship” – presentato in anteprima al Biografilm Film Festival -, infatti, racconta come una società fallocentrica e patriarcale non possa produrre che atteggiamenti maschilisti e sessisti. E come questi “siano trasversali e indipendenti dal ceto sociale, dalla provenienza geografica, dall’orientamento politico”.

Nelle sale italiane il 10, 11 e 12 giugno 2019 distribuito da Wanted – LaF