“Il traditore”

di José de Arcangelo

Marco Bellocchio porta sul grande schermo la storia di Tommaso Buscetta, con la consueta lucidità e profondità, in bilico tra dubbio e sospetto, verità e menzogna, perché è ‘il boss dei due mondi’ a raccontare se stesso attraverso le sue parole, la sua voglia di godersi la vita senza dover comandare, perché preferisce la vita al potere. Infatti, chi è il traditore? Lui come sostengono Riina e i suoi, oppure Calò che gli uccide i suoi figli maggiori, passando dall’altra parte? Masino rimprovera i suoi nemici di aver tradito i principi e l’onore della vecchia Cosa Nostra (“i bambini e le donne non si toccano”); Riina gli rimprovera la sua vita da latin lover e il suo desiderio di vivere alla grande.

La storia che conosciamo è quella di Tommaso Buscetta, la cui famiglia (e la Famiglia) fu interamente sterminata dai Corleonesi, suoi rivali mafiosi, quello che ha permesso ai giudici Falcone (illuminante l’incontro e l’interrogatorio) e Borsellino, prima di cadere tragicamente per mano della mafia (la strage di Capaci, che ancora riesce a sconvolgerci, a non dimenticare), di portare alla luce l’esistenza della struttura mafiosa di Cosa Nostra, rivelandone i capi, facendoli imprigionare, svelando le collusioni con la politica, e l’esistenza, con Pizza Connection, del traffico di droga con la mafia italo-americana. Inclusa l’assenza dello Stato e il presunto coinvolgimento di Andreotti.

Da antologia la ricostruzione del maxi processo, una messa in scena che nella realtà i veri accusati, i Corleonesi (475 imputati), resero grottesca tentando di mettere in ridicolo ‘l’infame’, senza però riuscire ad evitare le condanne. Nonostante Bellocchio eviti di trasformarlo in eroe, Buscetta descrive se stesso come un eroe anziché shakespeariano da tragedia greca, grazie a un Favino in stato di grazia che interpreta il personaggio con tutte le sue sfumature, fra contraddizioni e sentimenti, fascino e ambiguità, svelando l’uomo che era veramente tanto nel pubblico quanto nel privato. Anche attraverso onirici flashback.

“Buscetta non è un eroe – ha dichiarato il regista -, lo vedo piuttosto come un uomo coraggioso, cosa che io non sono più di tanto; lui rischiava la propria vita ma al tempo stesso la difendeva, così come difendeva la sua famiglia, era un traditore un po’ conservatore, non era uno che pensava di cambiare il mondo, voleva che restasse simile a com’era all’inizio”.

“Il traditore” che, alla presentazione al Festival di Cannes, ha avuto oltre dieci minuti di applausi – anche se non ha avuto nessun riconoscimento ufficiale, nemmeno per Favino (forse penalizzato perché l’anno scorso la Palma per il Miglior attore era andata a Marcello Fonte protagonista di “Dogman” di Matteo Garrone) – è ora al secondo posto in classifica al box office italiano, ha avuto undici candidature ai Nastri d’Argento ed è stato venduto in 24 paesi, inclusi gli Stati Uniti (Sony Pictures che distribuisce anche in altrettanti paesi).

Nell’efficace cast spiccano Luigi Lo Cascio (Salvatore Contorno), Fabrizio Ferracane (Pippo Calò), Fausto Russo Alesi (il giudice Giovanni Falcone) e l’attrice brasiliana, bella e brava, Maria Fernanda Candido (Cristina, la terza moglie).

Nelle sale italiane dal 23 maggio 2019 presentato da 01 Distribution