“L’angelo del crimine” (El Angel)

di José de Arcangelo

Dopo aver conquistato quasi tutti i festival del mondo (20),  da Cannes (Un Certain Regard) all’Havana Film Fest, tre premi (Cuba, Fest International FilmFest e Fenix), e proposto per l’Oscar al Miglior Film Straniero, arriva finalmente nei cinema italiani, “L’angelo del crimine” (El Angel) dell’argentino Luis Ortega, figlio d’arte del famoso cantante anni ’60-’70 e poi produttore Ramon ‘Palito’ Ortega e dell’attrice Evangelina Salazar.

Ispirato a una storia di cronaca nera, sceneggiata dal regista con Sergio Olguìn e Rodolfo Palacios, nell’Argentina prima del ritorno di Peron e, quindi, pre golpe militare – parte nel 1971 a Buenos Aires – narra la enigmatica e sconvolgente vicenda del diciassettenne Carlos Robledo Puch (l’esordiente Lorenzo Ferro, già rapper adolescente), Carlitos per gli amici e sopranominato ‘angel’ per la sua faccia angelica, i riccioli d’oro da cherubino, le labbra tumide (non a caso il suo amico lo chiama Marilyn Monroe).

Carlitos, appartenente alla classe media, ha la fisionomia giusta per essere considerato un angelo, ma è un ragazzo inquieto che ama la libertà, entra nelle case altrui e prende quello che vuole finché non incontra Ramon (Chino Darìn, figlio del famoso attore Ricardo), un ragazzo più grande, figlio di un ladro professionista. Inizia così una forte amicizia e, dopo una rapina ad un’armeria, nasce un vero e proprio trio di rapinatori (il padre di Ramon è il capo) di ricche ville isolate, in un crescendo di violenza e follia, che si concluderà col primo arresto, anche se la polizia che li ha fermati in macchina senza documenti, una volta accertato che non sono né guerriglieri né terroristi, in pratica li lascia liberi.

Però Carlos e Ramon sono ormai separati e la madre del ragazzo, Aurora (Cecilia Roth, attrice feticcio e protagonista in “Tutto su mia madre” di Pedro Almodovar, co-produttore col fratello Agustin), è preoccupata per le lunghe assenze ma non sospetta nemmeno, come del resto la polizia stessa, le cose orribili che combina il figlio.

Se in filigrana c’è la metafora di un Argentina quasi addormentata e indifferente che non immagina nemmeno l’orrore che l’attende (la feroce dittatura), in primo piano in questo dramma thriller, duro e crudo ma senza eccessi, c’è il ritratto di un adolescente diviso fra psicopatia e normalità che non accetta regole né divieti – atteggiamenti tipici dell’adolescenza – e di un’amicizia esclusiva ‘tradita’ (è sempre latente un’attrazione omosessuale e un amore impossibile), destinata a finire tragicamente.

Ottima la ricostruzione ambientale anni ’70 grazie anche alla fotografia di Julian Apezteguia, e ad una colonna sonora d’epoca tra cui la versione spagnola di “Non ho l’età” della stessa Gigliola Cinquetti e “Corazòn contento” cantata dall’autore e padre del regista (nel film cantata in playback da Ramon). Ma anche successi locali come “El extraño de pelo largo” della Joven Guardia, “Vuelve primavera” di Johnny Tedesco, “Mi tristeza es mia y nada mas” del cantautore e regista Leonardo Favio, “Voy creciendo” di Giuliano Canterini eseguito da Billy Bond y la pesada, da “La chica de la boutique” di Heleno a “La milonga del Angel” di Astor Piazzolla. E “La casa del sol naciente” (House of the Rising Sun), sempre nella versione in spagnolo di Palito Ortega. “L’angelo del crimine” ha avuto oltre un milione di spettatori in patria ed è uscito finora in una dozzina di paesi fra Europa, Usa e Sudamerica.

Nel cast anche il cileno Luis Gnecco (Héctor, il padre), già protagonista di “Neruda”; Mercedes Moràn (Ana Maria, madre di Ramon; Malena Villa (le gemelle), Daniel Fanego (José, padre di Ramon).

Nelle sale italiane dal 30 maggio 2019 distribuito da Bim – Movies Inspired

HANNO DETTO

“Raffinato” (Hollywood News)

“Sublime” (Spinof)

“Sensuale” (NPR)

“Elettrizzante (NYC Movie Guru)

“Thriller implacabile (filmforward.com)

“Sexy” (Los Angeles Times)

“Magnifico” (LA Weekly)