Anche il comunismo dandy di Marx nella galleria di simbolisti esteti e sognatori

di Ivana Musiani

  Quando il bar sotto casa dove far colazione la mattina prima di andare a scuola è il Caffè Greco – la scuola naturalmente è in piazza di Spagna – altrettanto naturalmente non si può che abitare in via Condotti, per la precisione al numero 23. E’ qui che da bambina Tiziana Gazzini entrò in contatto con la Casa delle Meraviglie, sita proprio sullo stesso pianerottolo, dove aveva vissuto Alessandro Bacci, detto Sandro, “amatore d’arte, fotografo sperimentale e collezionista”, che “ aveva allestito con gusto teatrale e simbolista, tra giapponismo fin de siècle e Roma bizantina, la sua dimora”. Ed è lui che apre la rassegna de “I visionari” (editore Fefé, pag. 291, 15 euro), folta galleria di “artisti, scrittori, pensatori sempre un po’ simbolisti, esteti, immancabilmente dandy”.
Nella dimora di via Condotti, dove continuava ad aleggiare lo spirito dell’eccentrico defunto, grazie alla sorella Gemma che gli era sopravvissuta e aveva conservata intatta la casa, la bambina Tiziana ricevette la sua educazione al gusto da parte del sontuoso artistico arredamento: “Il rosso scuro della seta cruda alle pareti, il verde muschioso e le rovine delle Paludi Pontine, grande quadro dall’attrazione ipnotica, gli arredi Orientali da Esposizione Universale, la Venere Medici, un gesso formato naturale, mutilo e acefalo e per questo sensualissimo, colonne porta-statue perfettamente décor… “. Spiace interrompere qui il fascinoso elenco, causa infinita lunghezza. Tiziana imparò a conoscere Sandro attraverso i ritratti delle varie epoche che le mostrava l’adorante sorella, sempre “inappuntabile, consapevole del suo charme”. Un autentico dandy, insomma. E, “in un gesto di dandismo estremo, non ha lasciato tracce”.
Con un simile imprinting, facile comprendere come l’occhio di Tiziana Gazzini debba sempre cadere su personaggi affini a quel Sandro, e non solo visionari, ma anche “simbolisti, esteti, dandies e altri sognatori” (come recita il sottotitolo del volume), dove “a fare da denominatore comune tra i visionari che abitano questo libro è la dissipazione”. Che così viene spiegata: “Restare in equilibrio tra etica ed estetica è un gesto da funamboli che non conosce vertigini e respinge ogni rete di protezione. E’ l’equilibrio dello spreco, possibile solo quando lo sguardo si aggancia a un orizzonte lontano e si sgancia dalla servitù dell’immediato rendimento”.
Sono molti i personaggi che compongono la galleria allestita dall’autrice, che non si è soltanto accontentata di descriverli , con finissima scrittura. Anche per i più noti, dei quali sembrava non ci fosse più niente da scoprire, si è recata nei luoghi dove vissero, nei musei o nelle cineteche dove sono raccolte le loro opere. Come nel caso di Gustave Moreau, nel cui museo parigino Francesco Forlani, l’acuto prefatore, confessa di non essere mai entrato, pur vivendo nella capitale francese. Invece Tiziana vi si è recata apposta e, profittando della permanenza , è andata a far visita a Ornella Volta, gentilissima e mite signora ma anche la massima esperta di vampiri. E poiché i personaggi hanno tratti in comune, alcuni di essi si affratellano come anelli d’una catena. Per esempio, non a caso Luchino Visconti , prima ancora di portare sullo schermo l’inquietante figura di Ludwig II di Baviera e l’altrettanto inquieta cugina Elisabetta d’Austria, detta Sissi (naturalmente qui presenti per diritto), già nel lontano 1961, al Festival dei due Mondi di Spoleto, aveva curato la regia della Salome di Richard Strauss imponendo alla protagonista lo stesso costume fatto esclusivamente di gioielli e pochi veli, identico a quello che si può vedere nel più famoso quadro di Moreau.
Altro notissimo personaggio, quello di Tamara Lempicka, ovvero “la cipria e l’acciaio” (gli aggettivi sono della Gazzini), che quando si metteva a dipingere si cingeva e polsi di innumerevoli braccialetti: bizzarra e scomoda abitudine sconosciuta dalle più diligenti biografie. Poi c’è l’eremita di Capri, Karl Wilhelm Diefenbach, recentemente portato sullo schermo da Martone. E forse, aggiungiamo noi, qualche suo antenato deve aver riportato da un suo viaggio esotico un fiore sconosciuto, chiamato poi in suo onore Diffenbachia. Non mancano, accomunati sotto il segno del “comunismo dandy”, Marx, Wilde e Valery, mentre dell’aristocratica Vita Sackville-West vengono descritti “vizi pubblici e private virtù”. E se Visconti, come afferma l’autrice, “entra nella scatola cranica di Ludwig aprendo i suoi castelli”, non c’è dubbi che anche lei è riuscita a entrare nel cranio di tutti i personaggi raccolti. Oltre a quelli citati, ci sono il conte Primoli, Giulio Aristide Sartorio, Mario Praz, Debussy, Camille Claudel, Balthus, Satie, Freud, Blixen, Pasquale Prunas, Anna Maria Ortese, Josephine Baker e altri ancora, uniti alla fine in un immaginario girotondo come quello che suggella il famoso film di Fellini.