Abel Ferrara “Alive in France”

di José de Arcangelo

Un inedito Abel Ferrara, nelle vesti di musicista oltre che regista, di un docu-film in tournée in Francia con la sua band, tra cui il compositore Joe Delia, autore di quasi tutte le sue colonne sonore, in occasione delle retrospettive dei suoi film “Addiction at Work” in giro per la Francia, organizzate dalla cineteca di Toulouse.

“Alive in France” di Abel Ferrara, candidato al premio L’Œil d’Or come miglior documentario al 70° Festival di Cannes – nelle sale italiane con un’uscita evento dal 19 al 22 maggio 2019 -, svela nella veste di cantante e musicista uno degli autori indipendenti più controversi e anticonformisti di Hollywood, trasportandoci nel tour in cui ha eseguito dal vivo insieme ai suoi storici amici e collaboratori, Paul Hipp e Delia, le colonne sonore dei propri film più importanti, da “Paura a Manhattan” a “Fratelli”.

In un realistico backstage si accavallano momenti musicali e inediti frammenti di vita quotidiana, senza nascondere la ruvidità e il passato fatto di dipendenze del leggendario ‘bad boy’ del cinema americano, “Alive in France” mostra però anche tanti aspetti meno noti dello stesso Abel Ferrara: la passione per la musica (dice “La musica è ciò che dona respiro agli attori”), il modo sarcastico di coinvolgere il pubblico, il legame con gli amici di vecchia data e l’amore per l’incantevole figlioletta e la moglie, la giovane attrice Cristina Chiriac.

Il grande regista Abel Ferrara ha segnato la storia del cinema con i suoi neo-noir provocatori e anticonformisti, ma com’è la vita lontano dal set dell’eterno ‘bad boy’ di Hollywood? “Alive in France” è un autoritratto inaspettato e sincero, autoironico ed entusiasta che svela i retroscena meno noti della vita personale di un maestro del cinema. Un flusso di coscienza che racconta Ferrara, in un tour in cui si mescolano insieme le colonne sonore dei suoi film più importanti (da “Driller Thriller” e “L’angelo della vendetta” a “China Girl” e “Il cattivo tenente”), le amicizie di vecchia data, i ricordi del passato trasgressivo e i nuovi affetti familiari.

E il suo documentario, inconsueto, divertente e divertito, si rivela una sorta di viaggio non solo per cinefili e fan, ma anche per chi ama la musica e le canzoni degli ultimi trent’anni. Infatti, ritrae l’intimo rapporto tra film e colonne sonore, tra un regista e la sua arte, e parla tanto agli appassionati della settima arte quanto agli amanti della musica.

Nelle sale italiane dal 19 maggio 2019 distribuito da Mariposa Cinematografica

HANNO DETTO

“Si ha la divertente impressione di origliare un’intera vita di aneddoti sconvenienti”. (The Guardian)

“Abel Ferrara è lui stesso un film. I riferimenti musicali sono chiari: i Rolling Stones, i Doors, Bob Dylan e Springsteen” (Variety).

“Con lo sguardo perso nel vuoto, l’aria di chi la sa lunga e una voce ruvida e biblica, Ferrara dimostra di essere un frontman sorprendentemente magnetico”. (The Hollywood Reporter)

“Qui Ferrara è orgogliosamente iconoclasta”. ‘Alive In France’ è ragionevolmente la prima sua opera che gli spettatori potrebbero definire in qualche modo tenera, forse addirittura sentimentale”. (Screen Daily)