Enrichetta e i topolini (una storia milanese)

di Mamma Oca

  Bigio e Gigio erano cugini. Pur avendo gusti diversi, andavano molto d’accordo. Abitavano nello stesso palazzo, ma Bigio aveva trovato sistemazione all’ultimo piano, tra i libri di un professore di filosofia. Gli era subito andato a genio Platone, ma essendosene cibato sino all’ultima pagina, stava accingendosi a pasteggiare con Aristotele.
Gigio, invece, bivaccava al pianoterra nel negozio d’un salumiere di cui divorava regolarmente il salmone scozzese, limitandosi a una rosicchiata di tutte le altre cibarie. Il povero negoziante aveva provato a introdurre un gatto nel suo esercizio, ma costui, scoprendosi buongustaio, non fece che aumentare il calo delle derrate di prima scelta. Licenziato il gatto, il salumiere decise di spacciare per scozzese del salmone pescato chissà dove, perché si era accorto che a Gigio piaceva di meno e i clienti non notavano la differenza.
I due cugini uscivano spesso insieme. Era sempre Bigio a scegliere i programmi della serata perché il suo padrone di casa, il professore di filosofia, leggeva molti giornali. Era sulle pagine degli spettacoli che Bigio cercava le occasioni che sapessero unire il divertimento alla cena. Una volta aveva condotto Gigio a vedere Madre coraggio perché, nella fretta, aveva letto Madre formaggio.
Un tardo pomeriggio Gigio, mentre era intento a sbocconcellare svogliatamente il salmone d’infima qualità che gli passava l’astuto salumiere, si vide piombare nel negozio Bigio, agitatissimo e sventolante un minuscolo lembo di giornale: il resto se l’era mangiato. Gigio però aveva imparato a diffidare degli entusiasmi del cugino: “Se vieni a propormi una Cena delle beffe come quella della settimana scorsa, ti avviso che non ci sto. Erano tutte chiacchiere, non c’era neanche l’ombra di un antipasto”, disse sostenuto.
“Ascolta e giudica tu: questa sera alla Scala va in scena Il lungo pranzo di Natale, opera in un atto di Paul Hindemith. Da come si presentano le cose, penso che non ci muoveremo da teatro sino all’anno nuovo”.
Gigio si lasciò convincere e corse a indossare lo smoking, perché si trattava di una première. I due cugini non ebbero difficoltà a intrufolarsi dall’ingresso degli artisti, che era la strada più breve per arrivare al palcoscenico. Qui giunti, si trovarono davanti a una tavola, sontuosamente imbandita, che copriva la distanza dalle quinte di sinistra a quelle di destra.
“Cosa ti avevo detto?”, disse Bigio trionfante.
“Avevi ragione”, riconobbe Gigio aspirando voluttuosamente col naso per aria: “Però non sento odorini stuzzicanti”.
“Forse dovremmo avvicinarci di più. Facciamo così: dividiamoci, e il primo che troverà qualcosa di buono chiamerà l’altro”, suggerì Bigio.
Entrambi presero direzioni diverse.
Come ebbe scalato la tavola dalla sua parte, Bigio si trovò nei pressi di un tacchino di enormi proporzioni e di quel giusto colore marroncino che denota una perfetta rosolatura. Lo circondavano dorate patatine arrosto. Bigio si guardò attorno, non c’era nessuno in vista: “Se chiamo Gigio, potrei attirare l’attenzione di qualcuno”, pensò affondando i denti nella coscia del tacchino. Crac, crac, crac, fecero i denti di Bigio cadendo uno dopo l’altro sulle patatine, perché quello era un tacchino di scena, riprodotto dal vero in gesso dipinto.
Gigio, a causa del grasso accumulato nel negozio del salumiere, non ce la fece ad arrampicarsi in cima alla tavola: “Poco male. A mio parere, le cose migliori debbono ancora arrivare”. Guardandosi attorno per scoprire da che parte si trovavano le cucine, notò un delizioso prosciuttino appoggiato a una quinta.
“Non val la pena d’avvertire Bigio per questa piccolezza”, pensò azzannando il prosciuttino, che non era un prosciuttino ma il polpaccio rivestito con una calza rosa di Enrichetta, una giovane ballerina. Per l’insopportabile dolore provocato dai denti aguzzi di Gigio, Enrichetta si mise a piroettare freneticamente, arrivando senza accorgersi al centro del palcoscenico, tra gli applausi scroscianti del pubblico.
Il giorno dopo Enrichetta era promossa prima ballerina della Scala e lei, per riconoscenza, ha regalato a Bigio una dentiera e a Gigio una scorta di salmoni autenticamente scozzesi.