“Tutti pazzi a Tel Aviv” (Tel Aviv on Fire)

di José de Arcangelo

Un film in cui una ‘telenovela’ unisce israeliani e palestinesi, una visione dell’antico conflitto affrontata con la leggerezza del quotidiano e la sana ironia di un’esistenza condivisa. E’ la graffiante commedia “Tutti pazzi a Tel Aviv” (Tel Aviv on Fire) del palestinese Sameb Zoabi, scritto con l’ebreo-americano Dan Kleinman (premiati con l’Asian Pacific Screen Award), Miglior Attore, Kais Nashif, nella sezione Orizzonti dell’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Salam (Kais Nashif), un affascinante e stralunato trentenne palestinese che vive a Gerusalemme, fa l’assistente ai dialoghi per una notissima e seguitissima soap-opera palestinese, intitolata “Tel Aviv brucia” prodotta a Ramallah. Ogni giorno, per raggiungere gli studi televisivi, Salam deve passare attraverso un posto di blocco. Qui s’imbatte nel comandante israeliano incaricato del posto di blocco, Assi (Yaniv Biton), la cui moglie è una fedelissima fan della soap-opera. Per impressionare la moglie, Assi si fa coinvolgere nella stesura della storia della soap ambientata a Tel Aviv nel 1967, visto che Salam è stato appena promosso sceneggiatore della serie.

La telenovela è ambientata a Tel Aviv, nel fatidico 1967 dove presagi di guerra si percepiscono dovunque, e per volere del produttore – zio del giovane che visse in prima persona i fatti di allora e ammiratore del cinema hollywoodiano -, dovrebbe rappresentare ‘buoni’ e ‘cattivi’, oltre la classica storia d’amore.

Infatti, la serie narra di Manal, un’affascinante donna palestinese (la nota Lubna Azabal), fintasi ebreo-francese, che viene inviata come spia nel cuore della capitale. Ha una missione: sedurre una delle autorità militari più influenti di Israele, il generale Yehuda (l’israeliano Yousef ‘Joe’ Sweid), per rubare i suoi piani di guerra. Sotto il falso nome di Rachel e fingendosi un’ebrea cresciuta in Francia, Manal apre il miglior ristorante francese della città: si sa, il punto debole di un uomo di potere è sempre il suo stomaco.

Situato proprio di fronte al quartier generale dell’esercito israeliano, dal ristorante la donna può spiare tutti i movimenti del generale e usare le sue deliziose specialità francesi per sedurlo. Come previsto, nel giro di poche settimane “Rachel” e Yehuha diventano amanti. Però Manal sta fingendo o è veramente innamorata del generale israeliano? La passione sarà più forte della causa palestinese? E soprattutto, lei ha già dimenticato l’amante Marwan, il combattente della resistenza che l’ha coinvolta in questa pericolosa missione?

Le migliaia di fan – non solo donne – discutono, fanno ipotesi e litigano su queste domande e tutti propongono, anzi pretendono un ‘happy end’. Come andrà a finire lo scoprirete vedendo “Tutti pazzi a Tel Aviv” (il titolo italiano si rifà a una popolare fiction nostrana), tra le righe, sottolinea l’importanza del ‘dialogo’ sempre e ovunque, senza dimenticare affinità e contraddizioni di entrambe le parti, fra conflitto sociale, culturale e politico.

Nelle sale italiane dal 9 maggio 2019 distribuito da Academy Two