“La caduta dell’impero americano”

di José de Arcangelo

Dopo “Il declino dell’impero americano” e “Le invasioni barbariche”, il Premio Oscar canadese Denys Arcand chiude la sua trilogia satirica sull’Occidente in crisi con un irresistibile “thriller” sui toni della commedia: “La caduta dell’impero americano”, premio Fipresci al Festival di Valladolid.

Pierre-Paul (Alexandre Landry, coprotagonista di “Gabrielle”) ha 36 anni e nonostante un dottorato in filosofia deve lavorare come fattorino per tirar su uno stipendio appena decente, tanto da affermare “un professore guadagna meno di un fattorino”, appunto. Un giorno, durante una consegna, si ritrova suo malgrado sulla scena di una rapina finita male, che lascia sull’asfalto due morti e altrettanti borsoni pieni zeppi di soldi.

Cosa fare? Restare a mani vuote o prenderli e fuggire? Il dubbio dura una frazione di secondo, giusto il tempo di caricare il malloppo sul furgone. Ma i guai sono appena iniziati: sulle tracce del denaro scomparso, infatti, ci sono due agenti della polizia di Montreal ma soprattutto le gang più pericolose della città. Per uscire da un sogno che rischia di diventare un incubo, l’altruista Pierre-Paul (fa il volontario in un centro per i senza tetto) dovrà fare gioco di squadra con un team di improbabili complici: una bellissima escort che cita Racine e ha il nome dell’amica di Socrate, Aspasia/Camille (Mariepier Morin), un ex galeotto appena uscito di galera, Sylvain ‘The Brain’ Bigras (il fedele Rémy Girard, presente in tutta la trilogia) e un avvocato d’affari, Taschereau (Pierre Curzi), esperto di paradisi fiscali. Insieme, scopriranno che i soldi non danno la felicità… o forse sì?

Una commedia tra filosofia e crisi (economica e dei valori) sul potere dei soldi e in filigrana sulla politica, non solo perché Pierre-Paul a proposito del trionfo di Trump dichiara “gli imbecilli adorano i cretini” e poi “i soldi hanno distrutto gli Stati Uniti”, visto che con quella barca di soldi capitatagli per caso vorrebbe aiutare i diseredati.

Insomma una commedia che, divertendo, invita alla riflessione tra riciclaggio ed evasione fiscale, denaro sporco e interessi internazionali. Anche se non tutti si trovano d’accordo sul film che, ovviamente, ha un finale favolistico perché la realtà è sempre più crudele del sogno. Infatti, Aspasia / Camille dice “quello che conta non è l’intelligenza ma il cuore”, dato che Pierre-Paul è intelligente, ma soprattutto un idealista che pensa agli altri ma non a se stesso.

“Denys Arcand, regista e sceneggiatore canadese, si era imposto all’attenzione internazionale con “Il declino dell’impero americano” (1986), premio Fipresci alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes nel 1986 e candidato all’Oscar per il miglior film straniero. Tra i suoi film di maggior successo “Jésus of Montréal” (1989), Premio della Giuria al Festival di Cannes e una seconda nomination all’Oscar, e “Le invasioni barbariche” (2003), che dopo il debutto a Cannes, dove conquista i premi per la Migliore sceneggiatura e la Migliore attrice, inizia un percorso costellato di riconoscimenti, tra cui l’Oscar per il miglior film straniero (e la nomination per la migliore sceneggiatura), tre César e un David di Donatello.

Nelle sale italiane dal 24 aprile 2019 distribuito da Parthénos