“Un’altra vita” (Mug)

di José de Arcangelo

“Un’altra vita” di Malgorzata Szumowska – Orso d’Argento Gran Premio della Giuria alla Berlinale – racconta la profonda provincia polacca contemporanea oggi, fra tradizioni e superstizioni, attraverso le vicende di un giovane che vorrebbe lasciarsi alle spalle la piccola comunità agricola dove è nato e cresciuto, soffocato da pregiudizi e intolleranza, ignoranza e cecità, e da una religione seguita fedelmente (soprattutto nei suoi rituali) ma superficialmente, non nei suoi veri valori. E quando resta vittima di un incidente di lavoro che lo lascia sfigurato a vita, dovrà affrontare una nuova esistenza, magari lontana da questo mondo (inclusi i media) che lo considera una sorta di mostro (la fidanzata lo lascia), un fenomeno da baraccone, quasi un alieno, sostenuto e amato soltanto dalla sorella maggiore (un’intensa Agnieszka Podsiadlik) che vede in lui la fuga e la vita che non ha vissuto.

Jacek (un sorprendente Mateusz Kosciukiewicz) ama l’heavy metal, la sua ragazza e il suo cane. La sua famiglia e i parrocchiani del suo paesino lo trovano un tipo bizzarro e divertente che sogna di trasferirsi a Londra. Jacek lavora presso il cantiere edile di quella che dovrebbe diventare la statua di Cristo più alta del mondo (che esiste veramente a Swiebodzin), più alta di quella di Rio de Janeiro (e quindi di quella di Lisboa costruita sulla scia di quella del Brasile). Dopo un grave incidente che lo sfigura completamente, tutti gli occhi vengono puntati su di lui mentre si sottopone al primo trapianto facciale del paese (e di Europa).

Il quadro di un mondo che è diventato sempre più ostile ai giovani e al diverso, dove non si salvano nemmeno i sentimenti e la speranza vacilla. L’unica via d’uscita, forse, è la fuga verso altri mondi, in una metropoli lontana dove nessuno ti conosce ma nemmeno ci fa più caso.

Amaro e graffiante, “Un’altra vita” (Mug, nell’originale) mostra contrasti e contraddizioni di una comunità conservatrice e bigotta messa negativamente in contrasto con la natura bella e incontaminata che la circonda.

“Conosco la Polonia ben oltre le aree metropolitane – dice la regista -. Quando ero piccola, ogni anno, passavo molto tempo in un paese della Masuria, insieme ai miei genitori. Ed è una zona che continua tutt’oggi a fornirmi uno spaccato della gente del posto e della provincia: quando mi capita di andare nella casa di campagna dei miei genitori con i miei figli e gli amici. ‘Mug’ è ambientato in una zona della Polonia meridionale, bella e incontaminata. Ciò che mi interessa più di ogni altra cosa, però, è quest’uomo che è circondato da una natura selvaggia e, in qualche modo, vive tra gente selvaggia”.

Infatti, sullo sfondo della storia ci sono tanti fatti veri e su quanto sia difficile tagliare i ponti con le proprie radici, inclusi rapporti e affetti.

Nel cast anche Malgorzata Gorol (Dagmara), Anna Tomaszewska (la madre), Dariusz Chojnacki (il fratello), Robert Talarczyk (il cognato).

Nelle sale italiane dal 24 aprile 2019 distribuito da Bim Film – Movies Inspired