“Ancora un giorno”

di José de Arcangelo

Un altro documentario, inedito e originale – già pluripremiato in diversi festival internazionali – per conoscere e ricordare i fatti dell’Angola che, alla vigilia dell’indipendenza dal colonialismo portoghese, cade nel caos, in un’insostenibile ‘confusao’ (confusione), nella guerra civile tra le due forze locali opposte, destra e sinistra.

“Ancora un giorno”, di Raúl de la Fuente e Damian Nenow, è l’avvincente e commovente racconto del viaggio durato tre mesi che il celebre reporter polacco Ryszard Kapuściński ha intrapreso attraverso l’Angola, stato martoriato dalla guerra causata da confini mutabili di giorno in giorno. “Ancora un giorno” è un emozionante racconto tra doc e animazione che diventa vero e proprio film tratto dal romanzo omonimo scritto dallo stesso Ryszard Kapuściński.

“Fai in modo che non ci dimentichino”. E’ questo l’imperativo che risuona nella mente del reporter Kapuściński mentre percorre le strade sterrate e i villaggi dell’Angola in piena guerra civile per raccontare al mondo le storie di chi sta vivendo quei tragici giorni; come il riluttante comandante Farrusco, che ha deciso di schierarsi con i più deboli, o l’affascinante guerrigliera Carlota, che anziché sparare alle persone vorrebbe guarirle. Finché, nei suoi pelegrinaggi – verso il sud, al confine col Sudafrica, che poi invaderà il Paese sostenuto dalla Cia – il giornalista entra in possesso di una notizia che, se divulgata, potrebbe cambiare le sorti della guerra fredda (l’Urss e Cuba che faranno?) e causare la morte di migliaia di persone. Il suo dovere di cronista gli imporrebbe di diffonderla, ma come può la sua coscienza sopportare un simile peso?

Gli autori, de la Fuente e Nenow, adattano il reportage-capolavoro di Kapuściński in un racconto emozionante e travolgente, in cui spettacolari sequenze animate si alternano a interviste in live action ai veri protagonisti superstiti. E se i sopravvissuti parlano alle telecamere, i caduti non sono perduti per sempre: la memoria di chi era con loro, gli scritti di chi li ha raccontati, quell’ultima foto che li ritrae fanno sì che chi è scomparso non sia dimenticato. E permettono alle molte vittime della Storia di vivere ‘ancora un giorno’.

“Ancora un giorno è un libro estremamente personale – scriveva lo stesso Kapuściński, scomparso nel 2007 -. Non parla della guerra o delle fazioni in conflitto, ma del sentirsi persi, della paura che proviamo verso ciò che non conosciamo e dell’incertezza del destino di ognuno di noi. A volte capita che riusciamo a ritrovare noi stessi mentre viviamo situazioni in cui siamo sicuri che questa volta non riusciremo a sfuggire alla stretta della morte. E giorno dopo giorno, al nostro risveglio, ci sentiamo sollevati e tra noi stessi pensiamo: bene oggi ci attende un altro giorno in vita, e domani ancora un altro giorno.”

Un lungometraggio d’animazione sotto forma di documentario, realizzato con uno stile simile a quello di una graphic novel, in cui lo spettatore accompagna Kapuściński nel suo viaggio attraverso i confini della guerra e così facendo riesce a comprendere le contrastanti emozioni che infuriano nell’animo dello scrittore: paura, pazzia, panico e un’insopportabile solitudine, che contrasta con un paesaggio paradisiaco sconvolto dall’inferno della guerra.

Nelle sale italiane dal 24 aprile 2019 distribuito da I Wonder Pictures

HA DETTO UNO DEI REGISTI

 “Fin da giovane – dichiara della Torre – ho sempre ammirato Kapuściński. Ho letto i suoi libri molte volte e voracemente. Possiede un modo di scrivere molto visivo! I libri che preferisco sono quelli che parlano del continente africano. Ogni libro di Kapuściński è per me una nuova avventura, un nuovo viaggio, in ogni pagina vedo qualcosa che trascende il testo scritto, per me sono veri e propri lavori cinematografici… sono praticamente dei film. Con ‘Ancora un giorno’ volevo che lo spettatore provasse ciò che io ho provato nel leggere i libri di Kapuściński. Questo film è un invito a viaggiare assieme a Kapuściński, maestro del giornalismo, fin nel cuore più profondo della guerra. Ho deciso di girarlo perché, fin dall’inizio, ho letto e visto questo libro come se fosse un film di animazione. Non ho avuto altra scelta”.

“Sono regista – precisa -, autore dell’idea originale, sceneggiatore, co-produttore, montatore e direttore della fotografia. Ho voluto dirigere un film di animazione che incorporasse anche immagini di personaggi reali tratte da documentari”.