“Le invisibili”

di José de Arcangelo

Arriva nei cinema italiani, il fenomeno dei botteghini francesi (oltre 10 milioni di euro al box office), ovvero la commedia agro-dolce “Le invisibili” di Louis-Julien Petit che prende spunto dalla realtà sulla scia dei film del maestro inglese Ken Loach. Ispirata al lavoro sul campo di Claire Lajeunie, che ha dedicato un libro e un documentario alle donne senza dimora di Parigi, la commedia offre anche un quadro corale delle assistenti sociali, impiegate o volontarie che siano.

Ambientato in un centro diurno che fornisce assistenza alle donne senza tetto, “Le invisibili” narra dell’impegno e della lotta di queste donne, spesso ‘invisibili’ anche loro per assistere altre cadute in disgrazia per diverse ragioni, disoccupate o licenziate, abbandonate o depresse, tutte ormai abituate a vivere in strada. E quando il Comune decide di chiudere il centro e/o di trasferirle lontano dalla loro città, le instancabili assistenti sociali, violando ogni regola e incappando in una serie di equivoci, riusciranno alla fine a dimostrare che la solidarietà al femminile può fare miracoli. Forse.

Anche questo film – presentato in apertura a “Rendez-Vous”, la rassegna del nuovo cinema francese -, offre uno spaccato di vita di queste donne che si trovano a combattere insieme una battaglia per rendersi ‘visibili’ e riconquistare il diritto ad un esistenza degna di questo nome. E il grande merito dell’opera di Petit è quella di raccontare una storia molto seria e dura – e in gran parte universale – con leggerezza e lucidità, evitando la retorica tipica del genere, magari con un pizzico di ottimismo in più e lasciando aperta una porta aperta alla speranza.

“Claire Lajeunie ha diretto per il canale France 5 – dichiara il regista – il documentario ‘Femmes Invisibles – Survivre à la rue’, scrivendo poi il libro ‘Sur la route des invisibles’, sempre dedicato alle donne senza fissa dimora e in qualche modo complementare al film. In entrambi racconta gli incontri, le sorprese, le domande  e il lungo rapporto instaurato con queste donne. Il libro mi ha subito colpito: era di gran lunga lontano dall’approccio che mi sarei aspettato da un argomento del genere, perché le donne che vi sono ritratte hanno storie incredibilmente complesse, sono commoventi ma a volte anche divertenti, malgrado il dramma della loro situazione. Con la mia produttrice, Liza Benguigui, abbiamo acquistato i diritti per farne un film, nella convinzione che queste donne, insieme fragili e combattive, sarebbero state un soggetto perfetto”.

Il regista, che ha anche sceneggiato il film in collaborazione con Marion Doussot e la stessa Lajeunie, si è immerso in quel mondo “per provare a capirlo e raccontarlo nel modo più accurato possibile”. Ha incontrato donne senza fissa dimora in vari centri sparsi per la Francia e al tempo stesso ha conosciuto assistenti sociali, in gran parte donne, familiarizzando con il loro lavoro. Così, se ha scelto attrici professioniste per il ruolo delle assistenti: Audrey Lamy (Audrey), Corinne Masiero (Manu), l’attrice-regista Noémie Lvovsky (Hélène), Déborah Lukumiena (Angélique); ha selezionato delle vere senza tetto per interpretare le altre, alle quali è stato chiesto di scegliere come soprannome quello di una donna che ammiravano e sul set non hanno conosciuto i loro veri nomi. E così nel film ritroviamo Brigitte (Bardot), Lady D, France (Gall), Edith (Piaf), Françoise (Hardy) e via dicendo, tranne Sarah Suco che è Julie e Marie-Christine Orry, Catherine.

Nelle sale italiane dal 18 aprile 2019 distribuito da Teodora Film